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Coronavirus e malattie cardiache, centrale il ruolo della telemedicina

Il progetto è stato attivato presso la ASL di Latina per aiutare i malati che durante la pandemia non hanno potuto eseguire i normali controlli dallo specialista

29 ottobre 2020

In Italia sono oltre un milione le persone che soffrono di scompenso cardiaco o insufficienza cardiaca. Il numero arriva a 15 milioni se si considera l'intera Europa, 5,7 milioni sono le persone che ne soffrono negli Stati Uniti. L'incidenza della malattia aumenta del 2% al crescere dell'età, fino a toccare il 10% negli over 70. Durante la pandemia che stiamo vivendo, per le misure di contenimento dell’infezione, i malati cardiaci, così come molti altri malati cronici, non hanno potuto eseguire i normali controlli dallo specialista. Per questo hanno assunto un ruolo centrale la telemedicina e il teleconsulto, così come ha dimostrato il progetto svolto presso la ASL di Latina.

Lo scompenso cardiaco, o insufficienza cardiaca, è una condizione patologica in cui il cuore non lavora in modo adeguato e non riesce più a pompare la quantità necessaria di sangue in tutto il corpo. Questo perché il cuore, muscolo che si contrae e si rilassa ad ogni battito cardiaco per pompare il sangue in tutto il corpo, diventa troppo debole o troppo rigido per funzionare correttamente. Quando si verificano queste condizioni, il cuore non riesce più a contrarsi con forza sufficiente, oppure non è in grado di riempirsi in modo adeguato di sangue. Di conseguenza, una quantità inferiore di sangue viene espulsa dal cuore. Ciò può provocare danni anche ad altre parti del corpo, perché gli organi e i muscoli non ricevono ossigeno e sostanze nutritive a sufficienza. Il termine scompenso cardiaco è forse, di per sé, fuorviante. Il cuore non ha, infatti, in questa condizione smesso di funzionare: ha solo bisogno di un piccolo aiuto extra. Sebbene sia una condizione a lungo termine, apportare miglioramenti allo stile di vita può aiutare le persone con scompenso cardiaco a gestire meglio la propria condizione.

In Italia sono oltre un milione le persone che soffrono di scompenso cardiaco o insufficienza cardiaca. Il numero arriva a 15 milioni se si considera l'intera Europa, 5,7 milioni ne soffrono negli Stati Uniti. L'incidenza della malattia aumenta del 2% al crescere dell'età, fino a toccare il 10% negli over 70. lo scompenso cardiaco cronico si accompagna ad un elevato tasso di mortalità. Oltre il 25% degli affetti, infatti, muore entro un anno dalla diagnosi e circa la metà entro 5 anni. Ogni ricovero ospedaliero correlato allo scompenso cardiaco triplica il rischio di morte entro dodici mesi.

Da questi dati si capisce come sia fondamentale, per questi malati, il costante contatto con lo specialista; contatto che – in questo periodo di emergenza sanitaria da Covid -19 – è stato molto rallentato e, in molti casi, impossibile. Ecco allora entrare in gioco, per la cura e la sopravvivenza di queste persone due strumenti importanti di cui oggi la medicina clinica dispone grazie alla muove tecnologie: la telemedicina ed il teleconsulto; strumenti in grado di mantenere il contatto tra gli specialisti e i malati, senza far loro correre il rischio di un trasferimento in ospedale. A provarlo, ancora una volta, un progetto che si è svolto, di recente presso la ASL di Latina.

Il progetto
“Il progetto pilota che abbiamo messo in atto presso la Asl di Latina” - ha spiegato il Professor Salvatore Di Somma, Ordinario di Medicina Interna, Emergenza e Cardiologia all’Università La Sapienza, di Roma e Responsabile Scientifico di AISC, l’Associazione Italiana Scompenso Cardiaco - “ha previsto la consegna di Kit a domicilio del paziente per la rilevazione di quattro parametri, da inviare due volte al giorno alla centrale operativa attiva h24. In caso di parametri alterati scattava un allarme che allertava il medico specialista in pneumologia e un relativo protocollo di assistenza.”. ”Il sistema è durato sei mesi, prendendo in carica 780 malati tra cui 325 positivi al Covid-19 con contestuali patologie, quali diabete e obesità. Solo 24 hanno avuto bisogno di cure urgenti, erogate tempestivamente che hanno evitato il ricovero in terapia intensiva.

Il progetto si affianca a quello che – sempre preso la ASL di Latina – prevede il controllo da remoto, ancora tramite telemedicina e teleconsulto, delle persone affette da Covid-19. “Ecco allora” - ha spiegato ancora il Professor Di Somma – “che si è pensato di organizzare servizi di tele-monitoraggio domiciliare per controllare il decorso dell’infezione in coloro postivi al virus ma che potevano essere curati a casa in quanto affetti da forme meno gravi.”. “Il progetto pilota che abbiamo messo in atto presso la Asl di Latina ha previsto la consegna di un kit a domicilio del paziente per la rilevazione di 4 parametri che era invitato ad inviare due volte al giorno alla centrale operativa dedicata e presidiata h24. In caso di parametri alterati indicati da appositi CUT-OFF scattava un allarme che allertava il medico specialista in pneumologia e un relativo protocollo di assistenza.”. Questa modalità di intervento ha consentito di evitare ricoveri in ospedale, per i malati meno gravi, e alleggerisce le terapie intensive.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Quotidiano Il Messaggero, di Roma

Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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