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Coronavirus: cosa resta dopo la guarigione. Uno studio italiano

Sindrome post Covid, stanchezza, affanno e dolore alle articolazioni le sensazioni più diffuse. Ad evidenziarlo una ricerca condotta dal Policlinico Universitario Fondazione Agostino Gemelli e dall’Università Campus Biomedico, di Roma

22 ottobre 2020

Dal Covid-19 si guarisce. Lo dimostrano le centinaia di migliaia di casi registrati in tutto il mondo. Ma cosa resta dopo la guarigione? Molti la chiamano ormai “Sindrome post Covid” e i suoi sintomi permangono per settimane se non addirittura per mesi. Stanchezza, affanno e dolore alle articolazioni le sensazioni più diffuse. Le ha studiate una ricerca condotta dal Policlinico Universitario Fondazione Agostino Gemelli e dall’Università Campus Biomedico, di Roma.

Dopo più di otto mesi di convivenza con il Covid-19, abbiamo imparato che il virus può presentarsi in forme di diversa gravità. Ci sono gli asintomatici (secondo l’Istituto Superiore di Sanità, ISS, il 17,1% dei positivi) che non presentano alcun sintomo (ma possono trasmettere la malattia) e non si accorgeranno mai di aver avuto la malattia, a meno di non sottoporsi ad un test sierologico. Vengono poi i positivi colpiti da una forma lieve della malattia (il 51% del totale) per i quali il periodo di malattia non è così diverso da una normale  influenza, e anche la guarigione segue un percorso simile: la febbre sparisce, di norma, nel giro di una settimana, e la malattia (con il suo strascico di sintomi come stanchezza, dolori muscolari, tosse, etc.) si risolve completamente in un paio di settimane. Infine, ci sono i positivi colpiti da una forma grave dell’infezione virale, che hanno sviluppato una polmonite in forma grave e una conseguente sindrome da distress respiratorio. Sono questi ultimi i soggetti ai quali la malattia lascia – dopo la guarigione clinica – gli strascichi morbosi più pesanti.  

In molti ormai la chiamano “Sindrome post-Covid-19”, per descrivere quell'insieme di sintomi che continuano a tormentare i reduci dalla forma grave del Coronavirus per settimane, se non addirittura per mesi dopo la guarigione. La condizione, riscontrata da quasi tutti gli specialisti, che in questi mesi hanno fatto i conti con la malattia provocata dal virus, è caratterizzata dall'assoluta mancanza di forze. Diversi ex malati - come descritto da un gruppo di specialisti del Policlinico Gemelli, di Roma in un articolo pubblicato sul Journal of the American Medical Association - descrivono soprattutto la difficoltà nel salire un piano di scale a piedi e la tendenza a voler dormire molte ore al giorno. Ad accusarli soprattutto coloro che hanno affrontato un ricovero e che dunque hanno dovuto già fare i conti con i sintomi della fase acuta della malattia (tosse, febbre, dispnea, dolori articolari, disturbi dell'olfatto e del gusto).

A leggere il lavoro pubblicato dagli specialisti del Policlinico Universitario romano - condotto insieme a quelli del Campus Biomedico di Roma - emerge il ritratto di una sindrome da stanchezza cronica che nessuno, al momento, sa dire quanto possa durare persistere. Gli ex malati, raccontano i medici, sono spesso debilitati. Qualcuno fa anche fatica a respirare, perché i muscoli coinvolti nell'azione non hanno la forza sufficiente a svolgere la loro funzione. Su 143 casi osservati fino alla fine di maggio scorso, a distanza di oltre due mesi dalla diagnosi di Covid-19, solo 1 ex malato su 10 non presentava sintomi correlabili alla malattia iniziale. La maggior parte (87%) riferiva la persistenza di almeno uno di questi: soprattutto stanchezza intensa (53,1%) e affanno (43,4%).

Oltre un ex malato su quattro lamentava dolore alle articolazioni, in un caso su cinque, invece, era il dolore toracico il segno lasciato dalla polmonite. Inevitabili le conseguenze per la qualità della vita. In queste condizioni, per più di qualcuno risulta difficile anche alzarsi dal letto richiede uno sforzo titanico. Mentre c'è chi, nel tentativo di fare luce su questo male “misterioso”, ha confessato di aver pensato di avere una malattia mentale. Salvo poi rendersi conto che chi era reduce dalla stessa malattia, spesso condivideva analoghi disturbi.

Rimanere sotto controllo
Indipendentemente dall'età, tutti i pazienti che hanno avuto Covid-19 e soprattutto quelli colpiti dalle forme più gravi, che hanno richiesto un ricovero in rianimazione o che hanno avuto bisogno di ossigenoterapia, devono essere sottoposti a controlli multi-organo nel tempo” – ha affermato il Professor Francesco Landi, Direttore dell'Unità Operativa Complessa di Medicina Fisica e Riabilitazione del Policlinico Universitario Fondazione Agostino Gemelli - “Questo perché siamo di fronte a una malattia nuova, sconosciuta ed è quindi importante cercare di individuare gli eventuali danni a breve o a lungo termine.”. “Per fortuna, la maggior parte dei pazienti non presenta quei danni d'organo che temevano a livello di polmoni, occhi, cuore e fegato.”. Quello che stiamo riscontrando è invece una frequente persistenza di sintomi, anche soggettivi come quello della stanchezza, che meritano di essere presi in considerazione.”. “Questo è importante per individuare e al tempo stesso supportare questi pazienti con un programma di rieducazione fatto di ginnastica supervisionata ed educazione alimentare.”. “Importante è anche la gestione dei disturbi della sfera psichica di questi pazienti, molti dei quali presentano un vero e proprio disturbo post-traumatico da stress.”.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Quotidiano La Stampa


Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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