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Nuove tecnologie: un robot fisioterapista per aiutare chi ha avuto un ictus cerebrale

Brevettato da uno spin off del Campus Biomedico e tutto italiano, il nuovo robot Icone non è un sostituto del fisioterapista ma, come altri robot già in uso, può essere un valido supporto in aggiunta nel recupero del paziente subito dopo l'ictus

30 luglio 2020

Ogni anno si verificano in Italia circa 196.000 ictus, di cui il 20% sono recidive. In questi tempi di pandemia, in cui gli spazi sono assai limitati così come il contatto fisico, la riabilitazione neuromotoria delle persone colpite da ictus cerca nuove modalità per essere applicata rapidamente dopo l’accidente, per non vanificare le possibilità di recupero. Ecco allora l’importanza di Icone, il robot fisioterapista, realizzato e prodotto da ICan Robotics, di Pomezia (RM) spin-off dell’Università Campus Biomedico, di Roma. Alcuni esemplari del robot saranno forniti all’Istituto Riabilitativo “Don Carlo Gnocchi”, di Roma, per la riabilitazione suoi assistiti colpiti da ictus che può avvenire senza la presenza dell’operatore specializzato.

In Italia, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, ogni anno si verificano circa 200mila casi di ictus: una cifra impressionante. Che non ha scoraggiato, comunque, chi studia per riportare le persone colpite a livelli di qualità della vita migliori. Secondo i dati dell’Italian Stroke Organization, dal 1990 al 2013 l’incidenza di questa malattia è leggermente diminuita, passando da 128 casi ogni 100mila persone all’anno a 114.  Maggior attenzione alla dieta, all’attività fisica e ai fattori di rischio, di pari passo con la predisposizione di protocolli di emergenza sempre più efficaci, hanno garantito più prevenzione e cure migliori, soprattutto per gli over-60. 

Ma per chi sopravvive ci sono margini per uscire dal tunnel della disabilità? “Senza attività di riabilitazione intensiva che deve comunque prescrivere sempre il fisiatra in base agli esiti e alle condizioni diagnostiche” – ha spiegato il Professor Dino Accoto, Bioingegnere presso l’Università Campus Bio-Medico, di Roma – “l’ipotesi è che il braccio pian piano inizi a perdere tono muscolare, a irrigidirsi, e che nel tempo si moltiplichino spasmi muscolari e dolori al gomito”, Accoto è uno dei fondatori di I Can Robotics, spin-off specializzata nella progettazione e realizzazione di dispositivi di riabilitazione robotica, con sede a Pomezia (RM).  “La capacità del cervello di ‘riallenarsi’ per recuperare e tornare a imparare come si muove il braccio” – ha aggiunto – “tende a diminuire con il passare del tempo e con il progredire dell’età, pur restando comunque sempre attiva”. Per questo, dopo l’ictus e le prime cure specialistiche, non di rado è utile verificare se, per il recupero della funzionalità dell’arto immobilizzato, si possa ricorrere a quella che viene definita ‘riabilitazione intensiva’. Per questa, può essere utile l’uso della robotica oggi arrivata a livelli importanti.

Il robot fisioterapista 
Fino ad oggi, le tecnologie robotiche capaci di fornire ai fisioterapisti indicazioni oggettive e misurabili su eventuali progressi compiuti dall’assistito erano confinate in enormi stanze all’interno di pochi centri ad alta specializzazione, dotati dei costosissimi apparecchi. Centri rari e in molti casi lontani geograficamente. “Per questo” - ha spiegato ancora Accoto – “abbiamo pensato di costruire un robot-riabilitatore che potesse rompere questoschema e fosse autorizzato a uscire dalle cliniche e dagli ospedali, per essere portato fino al letto del malato, anche se quest’ultimo si trova in un paesino sperduto di provincia.”. Così è nato Icone, il primo dispositivo di riabilitazione robotizzata al mondo ad ottenere il marchio CE medicale per uso domestico.

A prima vista, Icone assomiglia a un vecchio flipper da tavolo. Misura 50 centimetri per 70 e pesa circa 30 chili. Eppure, può stare tranquillamente in un trolley da viaggio ed è in grado di far eseguire sessioni di esercizi mirati, costituite da migliaia di ripetizioni ciascuna. Il robot è dotato di un’interfaccia grafica che visualizza, su di uno schermo ad alta definizione, diversi giochi perché riabilitarsi giocando aiuta il soggetto a trascorrere le faticose ore di esercizio prescritte dallo specialista senza percepirne la pesantezza.

Icone è in grado di sostituire efficacemente il fisioterapista. Se il malato non ce la fa, infatti, il robot lo aiuta, in modo discreto, ma efficace, portando dolcemente la sua mano verso il target visivo che ciascun compito richiede. Ovviamente, il robot non sostituisce, ma affianca il fisioterapista. “Un po’ come accade con i robot-chirurghi in sala operatoria” – specifica Accoto – “il nostro Icone è in grado di supportare l’attività del terapista, sostituendo le sue mani nell’ausilio al soggetto che esegue esercizi ripetuti e garantendo misure oggettive dei risultati di ogni sessione.”. “Anche per capire se quella riabilitazione è effettivamente utile oppure no e quindi va sospesa,”.

Il primo esemplare è appena sbarcato in un Centro di Neuroriabilitazione di Parigi, ma alcuni esemplari – di questo che è l’unico dispositivo di questo tipo autorizzato dal Ministero della Salute per l’uso extra-ospedaliero per i suoi livelli di sicurezza e la facilità di utilizzo - saranno forniti all’Istituto Riabilitativo “Don Carlo Gnocchi”, di Roma. La praticità di trasporto e la semplicità di utilizzo, comunque, non escludono alcune ore di corso per i Professionisti che vorranno utilizzarlo. “Sono lezioni dedicate” – chiosa il titolare di ICan Robotics – “a fornire loro le informazioni necessarie per gestirlo in massima sicurezza. E per fruire di tutte le potenzialità che il sistema ha al suo interno.”. 

Anche perché non tutti i malati post-ictus possono usare questo robot, che è efficace fino ad un certo livello di spasticità, che può rappresentare un’opzione solo dietro prescrizione dello specialista. Soprattutto per il post-ricovero – indicano i fisiatri –, perché la qualità dell’assistenza non è uguale dappertutto. Se, dunque, incappare in un ictus non è esattamente uno scherzo, sottoporsi alle sedute-videogames che Icone mette a disposizione potrebbe, pian piano, trasformare lo sconforto per le difficoltà motorie in un’attività di gioco molto meno scomoda e certamente più accettabile, per un numero enormemente maggiore di malati sopravvissuti al dramma di un ictus cerebrale.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Campus Biomedico di Roma


Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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