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Progetti per giocare d’anticipo sull’alzheimer. In prima linea anche l’Italia

Tra questi studi ne segnaliamo due. Il primo è inglese ed è condotto dall'Alzheimer Research UK, la principale organizzazione no profit per la ricerca sulla demenza nel Regno Unito. Il secondo è italiano e lo porta avanti la Fondazione Santa Lucia insieme al Consiglio Nazionale delle Ricerche

22 maggio 2020

50 milioni di persone al mondo soffrono di una forma di demenza, tra cui la più diffusa è l'alzheimer, e questa cifra è destinata a triplicare entro il 2050. Attualmente non esiste una cura risolutiva, ma soltanto terapie per tamponare temporaneamente i sintomi. Per questo un'ampia fetta della ricerca medico-scientifica sta lavorando per individuare non solo i fattori di rischio delle malattie neurodegenerative, ma anche sintomi precoci, presenti già numerosi anni prima della loro comparsa. Fra questi potrebbero esserci anche disturbi apparentemente scollegati, come problemi del sonno e sintomi cardiaci. Con questo obiettivo nasce il progetto inglese EDoN (Early Detection of Neurodegenerative diseases), dell'Alzheimer Research UK, la principale Organizzazione no profit per la ricerca sulla demenza nel Regno Unito. Sulla stessa strada si muove un progetto italiano dell’IRCCS Fondazione Santa Lucia, condotto insieme al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), di Roma, chiamato MUSA (A Multifactorial Intervention for Successful Aging). 

La demenza non è una malattia specifica, bensì un termine generale che descrive una vasta gamma di sintomi associati al declino della memoria o di altre abilità del pensare sufficientemente grave da ridurre la capacità di una persona di svolgere le attività quotidiane. Nel mondo soffrono di una qualche forma di demenza 50 milioni di persone, un milione delle quali in Italia. Tra le forme di questa patologia la malattia di Alzheimer rappresenta il 60-80 per cento dei casi. La demenza vascolare, che si verifica dopo un ictus, è il secondo tipo più comune di demenza. Tuttavia, vi sono molte altre condizioni che possono provocare sintomi di demenza, tra le quali alcune sono reversibili, quali, ad esempio, i problemi di tiroide e quelli dovuti a carenze vitaminiche. La demenza è spesso definita, erroneamente, “senilità” o “demenza senile”, il che riflette la convinzione, un tempo molto diffusa, ma errata, che un grave declino mentale rappresenti una caratteristica normale dell’invecchiamento.

Come detto la malattia di Alzheimer – così conosciuta dal nome dello psichiatra e neuropatologo tedesco Alois Alzheimer che, per primo ne descrisse i sintomi nel 1910 - è la forma più comune di demenza. In Italia ne soffrono circa un milione di persone. Per questa patologia, ad oggi, non esiste una cura, ma solo terapie mirate a rallentarne la sintomatologia una volta comparsa. Per questo molta parte della ricerca medico-scientifica è impegnata in studi che hanno l’obiettivo non solo di trovare una cura definitiva, ma anche di scoprire la presenza dei suoi sintomi prima che si manifestino.

Tra questi studi ne segnaliamo due. Il primo è inglese ed è condotto dall'Alzheimer Research UK, la principale organizzazione no profit per la ricerca sulla demenza nel Regno Unito. Il secondo è italiano e lo porta avanti l’IRCCS Fondazione Santa Lucia insieme al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR),di Roma. L’obiettivo è comune: cercare di giocare d’anticipo sulla comparsa della malattia.

I due studi
Lo studio inglese si chiama EDoN (Early Detection of Neurodegenerative diseases) e vuole scoprire quali elementi sono collegati allo sviluppo delle demenze. Conoscerli è essenziale sia per comprendere meglio queste malattie e la loro genesi, sia per gestire al meglio chi è a rischio di svilupparle. Alcuni studi hanno dimostrato che la formazione della proteina beta-amiloide, ritenuta uno dei principali responsabili della malattia, inizi già quasi 20 anni prima della comparsa dei sintomi. Attualmente non è possibile individuare i malati così in anticipo, tuttavia gli scienziati stanno percorrendo tutte le strade possibili per riuscire ad intercettare la demenza in una fase molto anticipata della sua comparsa.

I ricercatori inglesi combineranno ed interpreteranno una quantità eccezionale di informazioni sulla salute di individui di vari Paesi e per gestire tutti questi dati si serviranno di algoritmi di intelligenza artificiale. L'idea è quella di far indossare ai partecipanti allo studio semplici dispositivi wearable, come lo smartwatch, per monitorare alcuni parametri della loro salute che potrebbero essere potenzialmente collegati alle malattie neurodegenerative. Fra questi, le caratteristiche e la qualità del sonno, la frequenza cardiaca e la velocità della camminata, tutti elementi che, in vario modo, potrebbero partecipare anche al calo cognitivo. I dati verranno poi messi in relazione con quelli della salute cerebrale, ottenuti tramite immagini del cervello e test cognitivi, il tutto molti anni prima che possa manifestarsi una demenza.

Sullo stesso piano si sviluppa un progetto dell’IRCCS Fondazione Santa Lucia condotto insieme al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), di Roma, chiamato MUSA (A Multifactorial Intervention for Successful Aging). “L'idea è quella” – chiariscono gli Scienziati impegnati nello Studio – “di studiare, in un campione di migliaia di persone intorno ai 50 anni di età, i disturbi soggettivi di memoria, ovvero i problemi riferiti dal paziente relativi alle proprie capacità di memoria, il tutto in assenza di deficit cognitivi accertati”. Diverse ricerche hanno, infatti, mostrato che c'è un collegamento fra questi disturbi e l'aumento del rischio di sviluppare l'alzheimer o altre forme di demenza. “Per questo riteniamo che sia essenziale monitorare la salute di questi partecipanti, tramite test cognitivi, esami ematochimici, screening genetici nonché la risonanza dell'encefalo ad alto campo (3 Tesla)”. “Scoprire per tempo quali sono i parametri collegati al declino cognitivo e alla demenza è essenziale per migliorare la salute dei pazienti”.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Quotidiano Repubblica

Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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