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A Roma l’Istituto di medicina solidale assiste e cura chi non può accedere al servizio sanitario nazionale

Attraverso ambulatori e farmacie di strada, l'organizzazione di volontariato eroga gratuitamente diverse prestazioni sanitarie per migliorare l’accesso alla salute delle persone socialmente svantaggiate

14 febbraio 2020

E’ quasi maggiorenne e nei suoi ormai 17 anni di attività ha curato, a Roma, circa 15 persone (tra cui 2000 bambini) che vivono nelle zone periferiche della Capitale e che – per diversi motivi - non hanno accesso ai presidi del SSN o non possono utilizzarli per la loro condizione di povertà economica. Si tratta dell’Istituto di medicina solidale, onlus (IMS) organizzazione di volontariato sociale che, nata nel 2003, è presente nella città di Roma con cinque strutture sanitarie ed eroga gratuitamente diverse prestazioni sanitarie. L’IMS, attraverso la collaborazione con il banco farmaceutico, recupera farmaci ancora utilizzabili ed è riuscita - anche  grazie alla collaborazione con Assogenerici – ad aprire una farmacia di strada a Trastevere. Nelle strutture dell’associazione operano 40 medici, due ostetriche, tre infermieri, una mediatrice culturale e tre operatori dedicati all'accoglienza; oltre ad un'equipe di giovani medici neolaureati o specializzandi dell’Università di Tor Vergata.

Una rete di medici, infermieri e operatori sociosanitari, tutti volontari, argina il fenomeno della povertà sanitaria. Ambulatori di strada e associazioni di volontariato che, attivi nelle periferie cittadine o in aree marginali del nostro Paese, erogano servizi gratuiti a chi vive nell'indigenza assoluta e rinuncia del tutto alle cure. La rete assiste - secondo le stime più recenti - 539mila famiglie. Queste prestazioni sanitarie rappresentano una risposta anche al bisogno terapeutico di chi, per motivi economici, è costretto a limitare le spese per visite, accertamenti specialistici e farmaci (1 italiano su 5), o ad indebitarsi per pagare le cure mediche. L’emergenza riguarda soprattutto il centro-sud con il 43,5% delle famiglie. A questa situazione cercano di dare risposte 1.722 enti caritativi, in alcuni casi proponendo soluzioni che fanno scuola e obbligando anche ad ipotizzare nuove forme di sanità integrativa.

Medicina solidale
Un esempio concreto di questo impegno ci arriva dall’istituto di medicina solidale, onlus (IMS) organizzazione di volontariato sociale che, nata nel 2003, è presente nella città di Roma con 5 strutture sanitarie ed eroga gratuitamente diverse prestazioni sanitarie. Nell’ultimo anno 40 medici volontari, due ostetriche, tre infermieri, una mediatrice culturale e tre operatori dedicati all'accoglienza, hanno visitato nei 5 ambulatori cittadini dell’IMS oltre 15 mila persone. Donne, uomini e 2000 bambini che vivono ai margini delle periferie (insediamenti anomali, occupazioni, baraccopoli) e che spesso hanno la necessità anche di un sostegno psicologico e alimentare.

Operativo principalmente nelle borgate, l'Istituto romano gestisce anche il presidio sanitario polifunzionale aperto sotto il colonnato di San Pietro, che si rivolge a persone in difficoltà e senza tetto. Nella struttura sanitaria, sita all’interno della Città del Vaticano e aperta qualche anno fa con il supporto della elemosineria apostolica, vengono offerte prestazioni mediche varie: dalle analisi cliniche alla dermatologia, dalla cardiologia alla ginecologia, dall'oculistica all'ecografia, alla podologia, alla reumatologia; compresa l'infettivologia e la diabetologia, che raccolgono casi spesso allarmanti. A lavorare nel presidio sanitario Vaticano, c'è anche un'equipe di giovani medici neolaureati o specializzandi dell'Università di Tor Vergata.

L’IMS, attraverso la collaborazione con il banco farmaceutico, recupera e riutilizza i farmaci ancora non scaduti e, anche grazie alla collaborazione con Assogenerici, è riuscito, un anno fa, ad aprire una farmacia di strada a Trastevere per gli indigenti, con una dotazione di 88mila Euro di farmaci. I costi complessivi della rete romana sono contenuti: circa 70mila Euro l'anno. Gran parte dei fondi arriva dall’8 per mille della Chiesa Valdese. Il resto sono donazioni o microprogetti finanziati da privati.
Ecco dunque come il volontariato sociale risponde concretamente al bisogno di salute dei poveri, degli emarginati e di chi la pesante crisi economica ha costretto a rinunciare alla cura della propria salute. L’esperienza romana dell’IMS è però solo una delle tante e si affianca a quella di Borgomanero, in provincia di Novara, dove è aperto, da tempo, un ambulatorio specialistico gestito dall’AUSER, (l’associazione di volontariato e promozione sociale dello SPI-CGIL) o a quelle di Cosenza, dove un dentista, convenzionato con l’AUSER, ha eseguito 15mila prestazioni. O ancora a quella attiva nel centro storico sempre della città di Cosenza, dove il medico di base Valerio Formisani con sua figlia Eleonora, medico e attivista per i diritti delle donne, un'ematologa, uno psichiatra, un ortopedico, un oculista ed un cardiologo, hanno aperto un ambulatorio popolare e costituito una equipe multidisciplinare. La struttura sanitaria è a disposizione degli abitanti (residenti, neo-comunitari, rifugiati) per visite mediche e richieste di farmaci, massaggi, consulenze psicologiche, anche per l'emersione dalla tortura sui migranti.

Pochi esempi – a cui si aggiungono quelli di Palermo, Marghera, Sassari e Castel Volturno che dimostrano come siano ancora vivi in Italia la solidarietà umana ed il senso di comunità e come, quando ci si trova in presenza di un’emergenza, le persone sono disposte a mettere disinteressatamente a disposizione degli ultimi le loro capacità e conoscenze professionali.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Quotidiano Il Sole 24 Ore

Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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