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Truccatori e acconciatori in una RSA di Brescia, il diritto alla bellezza

Trucco e parrucco come terapia integrata e come volano d’inclusione sociale, oltre che come strumento di avvicinamento tra generazioni e trasmissione di memoria e conoscenze

22 novembre 2019

Il trucco fa bene. Non solo alle persone in salute, ma anche a chi presenta patologie che, per via dell’età, sono spesso croniche. Truccarsi, farsi belli, è un toccasana non solo per il corpo, ma anche per la psiche. Questo l’assunto da cui parte l’esperienza che si svolge ormai da tre anni a Brescia, all’interno di una Residenza Sanitaria Assistita (RSA), dove un gruppo di acconciatrici e truccatrici professionali, tutti giovani e ai primi passi in quello che sarà in futuro il loro lavoro – fa esperienza lavorativa e di volontariato sociale insieme, truccando e acconciando le anziane e gli anziani lì degenti. Trucco e parrucco, dunque, come terapia integrata e come volano d’inclusione sociale, oltre che come strumento di avvicinamento tra generazioni e trasmissione di memoria e conoscenze. L’esperienza bresciana sarà presto oggetto di una pubblicazione.
  
Chi sostiene che il truccarsi (make up) sia una pratica superficiale e poco importante, si sbaglia di grosso. Questa pratica, infatti, è presente sin dall'antichità ed è sempre stata considerata un tratto distintivo non solo delle donne, ma dell’intera società. Si attesta l'utilizzo del trucco addirittura in epoca preistorica. A testimoniarlo stanno dei graffiti in cui si possono notare parti del corpo disegnate ad hoc. Disegni come simbolo di appartenenza sociale. A seconda dei disegni, infatti, si poteva individuare la tribù a cui il soggetto apparteneva.
L’usanza di truccarsi e farsi belli si è sviluppata e consolidata nel tempo e oggi apparire belli all’occhio altrui non è poi così difficile. Certo, un po’ di noie e una leggera sofferenza ci sono (esempio, la ceretta), ma truccarsi non è certo una pratica dolorosa. In passato, però, il famoso detto “se belli si vuole apparire, un po’ si deve soffrire” era più che mai giustificato.

Nel corso della storia, infatti, il make-up ha mietuto molte vittime, tutte con un unico desiderio: apparire piacenti all’occhio altrui. Sin dal 10mila A.C. le donne (ma anche gli uomini, talvolta) si truccavano: peccato che gli unguenti e le sostanze usate non fossero sempre stati sicuri, come invece lo sono oggi. Piombo, mercurio, arsenico (con le loro tossine) sono solo alcune delle sostanze che venivano usate nel vasto mondo del make-up. Solamente negli anni quaranta del Novecento, negli Stati Uniti, è stato vietato l’uso di queste sostanze nei cosmetici.

Parlando di salute oggi la maggior parte dei cosmetici sono sicuri e il make up è diventata una professione, in alcuni casi, un’arte, ma anche una cura. Il trucco che cura è, infatti, un’esperienza di terapia integrata già sperimentata in alcuni Ospedali italiani, come, ad esempio, nel reparto di oncologia, del Policlinico Universitario Sant’Orsola, di Bologna. Ora l’esperienza si ripete in una Residenza Sanitaria Assistita (RSA) di Brescia e questa esperienza, presto, diverrà una pubblicazione.

Il trucco che cura
Troppe volte le cronache ci raccontano le residenze per anziani come luoghi di disprezzo ed abbandono, più che di cura, delle persone che lì passano il loro ultimo tempo di vita. L’esperienza della RSA di Brescia, di cui riferiamo, qui parla, invece, un’altra lingua; quella della considerazione, del rispetto e della cura dell’altro, anziano e spesso malato cronico. Ormai al suo terzo anno di vita, questa esperienza di cura della bellezza estetica, intesa però non in senso narcisistico e competitivo, ma come strumento inclusivo e cooperativo, unisce in sé valori importanti come la solidarietà e la disponibilità disinteressata verso l’altro sofferente.

Il progetto, come abbiamo scritto, non è l’unico del genere in Italia. Creare all’interno di luoghi di cura, come sono le RSA o gli ospedali, laboratori di estetica trasforma la professione di ‘portatore/portatrice di bellezza’, come sono gli acconciatori, i truccatori e gli estetisti di ambo i sessi, in un’attività integrativa alla cura assai importante per il benessere complessivo della persona che la riceve e, nella pratica, cerca di rendere concreta la definizione di salute che ci dà l’OMS, non solo come assenza di malattia, ma come benessere completo della persona.

Partita come un esperimento senza particolari aspettative, l’esperienza bresciana - nella quale giovani acconciatori/acconciatrici, truccatori/truccatrici ed estetisti avvicinano l’anziana o l’anziano ed instaurano una relazione che dura nel tempo e accresce umanamente entrambi i soggetti - ha rivelato, invece, tutta la sua potenzialità dal punto di vista curativo, come abbiamo specificato in precedenza, non solo del corpo. ma anche della psiche. Questo progetto ha anche permesso ai giovani partecipanti, tutti volontari, di capire che nella loro città ci sono persone che hanno bisogno dii aiuto e che loro - grazie alle conoscenze professionali possedute – possono essere portatori/portatrici di benessere; quel benessere che è parte integrante del diritto alla salute.

Questa esperienza oltre a portare benessere ha anche permesso un incontro generazionale nel senso, di avere dato alla persona anziana accudita la possibilità di raccontare le proprie esperienze di vita e a chi l’accudiva, truccandola o acconciandola - generalmente ragazze molto giovani di 15-16 anni alle prime esperienze professionali - di ricevere conoscenze e stimoli per la propria vita in divenire. Allora, non solo cura dell’aspetto fisico, ma anche una sorta di ‘passaggio del testimone’ tra chi ha, in un certo senso, costruito il Paese e chi si accinge a dare il proprio contributo, sociale e lavorativo, alla sua crescita e al suo sviluppo. Dunque, un’esperienza senz’altro positiva, da molti punti di vista. 

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web della Trasmissione del TG3 RAI, FUOTI TG, Puntata del 7 Novembre 2019 



Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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