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Il disability management in ENEL, un working group e diversi servizi e progetti

Un’esperienza importante che ha posto al centro le tematiche della disabilità. Ne fanno parte rappresentanti di tutte le funzioni aziendali

13 settembre 2019

Tra quelle che vengono definite come le “responsabilità sociali” di un’azienda c’è, senza dubbio, il rispetto e la garanzia dei diritti umani dei lavoratori, tantopiù se questi sono disabili. Dunque – senza dimenticare che scopo di un’azienda, grande o piccola che sia, è quello di creare profitto – obbligo di ogni realtà produttiva, anche alla luce della normativa nazionale ed internazionale in materia, è quello di creare le condizioni migliori perché i propri lavoratori con disabilità possano continuare ad essere produttivi e così utili a sé stessi e alla realtà lavorativa di cui sono parte. In questo senso si muove il disability management – un orientamento gestionale con al centro il lavoratore disabile e la sua valorizzazione - che ha permesso, ad esempio, ad ENEL di far nascere, nel 2016, un working group imperniato sulla questione dell’accessibilità e che ha dato origine a diversi servizi e progetti.

Le persone con disabilità includono coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali che, in interazione con barriere di diversa natura, possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri.”. Così recita l’articolo 1 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, approvata dalle Nazioni Unite nel dicembre del 2013 e ratificata dall’Italia tre anni dopo. Questa definizione riguarda - e definisce - i soggetti della Convenzione che, negli articoli successivi, declina i diritti delle persone disabili, che gli Stati-parte dell’atto normativo devono garantire alle persone con disabilità, dando indicazioni di massima sui campi d’intervento tra i quali figurano l’inclusione sociale, l’abbattimento di ogni tipo di barriera e il lavoro.

Come è noto, la ratifica di un atto del diritto internazionale dei diritti umani, quale è la Convenzione ONU in parola, significa, per lo Stato-parte che lo spirito e la lettera di quell’Atto devono permeare tutta la sua legislazione domestica, relativa alla materia dell’Atto ratificato. In Italia questo è avvenuto, con una serie di norme successive alla Convenzione, facenti anche riferimento alla Legge n. 68/99, che detta “Norme sul diritto al lavoro dei disabili”. Nonostante ciò, però, nel nostro Paese, per quanto riguarda questo ambito lo scarto tra la teoria e la prassi resta grande e la situazione non è affatto confortante: da noi infatti, il tasso di occupazione delle persone con disabilità è ancora di gran lunga inferiore rispetto a quello dei lavoratori senza disabilità e solo il 3,5% dei primi ha un lavoro. 

Avere un lavoro non significa, però, che siano garantite al lavoratore disabile le condizioni migliori per svolgerlo, considerata la sua situazione. Spesso, infatti, la persona disabile ha difficoltà ad accedere al luogo di lavoro, per via della presenza di barriere di un qualche tipo che ne limitano la mobilità e – anche una volta giunto sul posto di lavoro – spesso la sua postazione non risponde ai criteri normativi che la devono caratterizzare, quando a lavorarvi è una persona disabile. Dunque, c’è ancora molto da fare e sono importanti tutte quelle iniziative che, alla luce della normativa citata, vanno nella direzione di rendere concreta la sua applicazione. Tra queste c’è il disability management, ovvero un orientamento gestionale con al centro il lavoratore disabile e la sua valorizzazione.

Un’esperienza importante, quella di ENEL
Teorizzato per la prima volta negli anni ottanta, il disability management  nasce con l’intento di contemperare gli interessi dell’azienda col bisogno del lavoratore disabile o malato cronico, di lavorare non solo per una esigenza economica, ma anche per soddisfare un bisogno insopprimibile di identità e di interazione con gli altri, attraverso e nell’impegno lavorativo. Le prime innegabili difficoltà a far emergere e applicare concretamente questo concetto innovativo sono state superate, negli ultimi anni, dal mutamento delle logiche sottostanti il sistema di protezione sociale italiano, che è passato da un’assistenza statale paternalistica ad una maggiore responsabilizzazione dei soggetti destinatari delle misure di welfare. Così sono nate diverse importanti iniziative di disability management, come quella messa in atto da ENEL che, nel 2016, ha creato un apposito working group, imperniato sulla questione dell’accessibilità.

Questo working group ha posto al centro “le tematiche della disabilità. Ne fanno parte rappresentanti di tutte le funzioni aziendali. In questo modo –in linea con la rivoluzione digitale che sta avvenendo in azienda- non si lavora a filiera, ma come su una piattaforma in cui si può interagire, condividere progetti, facilitare rapporti. Il gruppo è coordinato dal focal point per la disabilità, una figura di riferimento per questa tematica creata dalla nostra policy sulla diversity, giocata anch’essa su due fronti: teorico (i principi di non discriminazione, inclusione, ecc) e soluzioni pratiche per l’implementazione di tali principi. Tra queste appunto la nomina di un focal point per la disabilità in ogni Paese in cui Enel è presente, il quale si occupa, in collaborazione con HR e tutte le funzioni aziendali rilevanti, da un lato di ricercare soluzioni diversificate, che facilitino l’integrazione delle persone con disabilità, dall’altro di diffondere una cultura organizzativa che valorizzi le competenze dei colleghi disabili. In Italia è stato nominato nel luglio 2016” (www.enel.it).

Il gruppo di lavoro ha, nel tempo, attuato alcuni servizi e progetti rivolti ai lavoratori disabili quali: il servizio di accompagnamento delle persone con difficoltà di movimento (anche temporanea) all’interno delle sedi Enel. La mobilità all’interno delle sedi è agevolata anche dall’utilizzo di una nuova App, denominata “Welcome-e”, sulla quale sono evidenziati i servizi disabled friendly. Si tratta della piattaforma di servizi Italia per la gestione dei servizi di sede. Ancora, è stato attivato un servizio che permette ai lavoratori non autonomi, che devono muoversi per la formazione e le trasferte di lavoro, di essere accompagnati da una persona di loro fiducia. E infine è attivo un progetto che coniuga accessibilità ed ergonomia per facilitare il lavoro dei dipendenti disabili. Certo questa “buona pratica” non cancella, di per sé, le problematiche, ma propone - ed attiva - strumenti concreti per affrontarle e risolverle.

Fonti:  Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web Welforum.it


Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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