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Cambia la procedura del triage nei pronto soccorso. Raggiunto l’accordo in conferenza Stato-Regioni

Numeri e colori nuovi, un nuovo triage per razionalizzare il lavoro, velocizzare l’intervento e abbattere gli accessi impropri

13 settembre 2019

I pronto soccorso degli ospedali italiani sono, spesso, all’attenzione delle cronache per il sovraffollamento, i tempi di attesa e le aggressioni agli operatori sanitari e ai medici. Si tratta - insieme a quella della Osservazione Breve Intensiva (OBI) e del DEA, il Dipartimento Emergenza, Urgenza, Accettazione in cui il pronto soccorso è inserito, della struttura sanitaria più importante e delicata di un presidio ospedaliero. Ai primi di agosto di quest’anno è stato raggiunto per questo settore della nostra sanità, in conferenza Stato-Regioni, un importante accordo che riorganizza l’intera struttura: numeri e colori nuovi, un nuovo triage per razionalizzare il lavoro, velocizzare l’intervento e abbattere gli accessi impropri. 

Sono 30 milioni gli italiani che accedono, ogni anno, ai pronto soccorso, con un tasso di crescita costante stimato in un 5-6%. Il 75% ne usufruisce per motivi non necessari, le vere emergenze non superano il 15% degli accessi. Nelle grandi metropoli si rischia il “blocco totale”. Sono questi i dati emersi da un’Indagine elaborata per l’Adnkronos Salute dalla SIMEU, la Società Italiana di Medicina di Emergenza Urgenza. Più di 7 persone su 10, dunque, ingolfano questa delicata ed importante Struttura ospedaliera inutilmente per problemi facilmente risolvibili, magari proprio dal medico di famiglia. Quest’abitudine sembra dura a morire, nonostante i forti disagi a cui gli utenti sono costretti ad andare incontro: l’attesa prima di essere visitati è infatti molto lunga ovunque, fino a 4-5 ore per un codice verde, e un tempo indefinito per un codice bianco. Senza contare che in quest’ultimo periodo, a causa dell’emergenza afa, si stanno registrando accessi e tempi d’attesa record. E poi c’è la questione delle aggressioni ai danni degli operatori che sempre più spesso salgono agli onori della cronaca.

Quali le cause di questa situazione? Certo c’è un problema di informazione e comunicazione tra i cittadini e le strutture sanitarie, ma anche un problema di carenza di organici e di organizzazione della strutture di cui non fa parte solo il pronto soccorso, ovvero la prima linea, ma anche l’Osservazione Breve Intensiva (OBI), ovvero il settore dei posti letto di degenza post accesso; due segmenti eminentemente operativi di quello che viene definito come Dipartimento Emergenza Urgenza Accettazione (DEA).
Che fare allora? Un recente accordo in conferenza Stato-Regioni (2 agosto scorso) ha cercato di dare una risposta dando il via, con un dettagliato documento, ad una riorganizzazione dell’intera struttura. Vediamo in dettaglio.

Numeri e colori nuovi, per un nuovo triage
Quando si accede ad un pronto soccorso, la prima operazione a cui si è soggetto è il triage, ovvero la scelta – effettuata da personale medico o infermieristico – tra gli assistiti di quelli più bisognosi di cure. Questa operazione si effettuata attribuendo all’assistito un codice, ovvero un colore (dal rosso al bianco) che determina l’urgenza dell’intervento e i relativi tempi di attesa.

Bene, ora il documento uscito dalla conferenza Stato-Regioni crea un sistema di 5 numeri da 1 (i casi più gravi) a 5 ("non urgenza") a cui le Regioni potranno associare un codice colore: rosso per un'emergenza che richiede accesso immediato; arancione per urgenze dovute al rischio di compromissione di funzioni vitali o condizione stabile con rischio evolutivo o dolore serio (accesso entro 15 minuti); azzurro per interventi che vanno gestiti entro un'ora; verde per urgenze minori da gestire entro due ore; bianco per interventi non urgenti da gestire entro quattro ore. È questa la prima novità del "pacchetto" di misure sul pronto soccorso che, dopo anni di stallo e mesi di condivisione tecnica anche con il Ministero della Salute, è arrivato l'accordo e che dovrà diventare operativo entro 18 mesi.

Uno strumento pensato anche per ridurre ricoveri inappropriati e per aumentare la sicurezza delle dimissioni dal pronto soccorso che però per funzionare avrà bisogno di una dotazione organica adeguata. Ma nel pacchetto di cui dicevamo c’è anche il piano per gestire il sovraffollamento, fondato su un’interazione funzionale fra ospedale e territorio, con una definizione dei ruoli e delle reti sia ospedaliere che territoriali. Il modello proposto è quello “Hub & Spoke” - letteralmente: “Mozzo e Raggi”, che prevede la concentrazione della casistica più complessa, o che necessita di più complessi sistemi d’intervento, in un centro operativo (HUB), fortemente integrato, attraverso connessioni funzionali, con quella dei centri sanitario territoriali (SPOKE) - con la conseguente classificazione delle strutture ospedaliere in funzione della diversa complessità clinico-assistenziale, differenziando i presidi ospedalieri in sedi di pronto soccorso, DEA di 1° Livello e DEA di 2° Livello. Un modello che per alcune malattie complesse e in alcune Regioni del Paese è già una realtà.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Quotidiano Il Sole 24 Ore



Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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