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Dalla cecità corticale post ictus si può uscire stimolando il cervello

Un recente studio ha evidenziato come sia possibile recuperare la vista stimolando con leggere correnti elettriche indolori la corteccia cerebrale

18 luglio 2019

Dopo traumi, emorragie, infarti o tumori che colpiscono l’area occipitale della corteccia cerebrale si può verificare la cosiddetta cecità corticale. Un recente studio – condotto da Lorella Battelli, una ricercatrice italiana impegnata sia all’IIT, di Genova che alla Harward University, di Boston – ha evidenziato che, stimolando con leggere correnti elettriche indolori la corteccia cerebrale e accoppiando a questo trattamento una specifica riabilitazione, è possibile recuperare, anche totalmente e in breve tempo la vista perduta. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Journal of Neuroscience”.

Il nostro cervello è dotato di una grande plasticità. Come ci spiega, al riguardo, il dizionario di medicina dell’enciclopedia italiana Treccani: “La plasticità cerebrale è la potenzialità del cervello di variare funzione e struttura non solo durante il suo periodo di sviluppo, ma anche durante la vita adulta. Le caratteristiche morfologiche e funzionali dei circuiti nervosi, influenzabili per l’interazione con il mondo esterno, sono molto diverse nel periodo di formazione e di sviluppo delle strutture del sistema nervoso e nel periodo in cui questo raggiunge la maturità. Durante lo sviluppo avviene principalmente una selezione di circuiti neuronali con l’eliminazione di altri, all’inizio ugualmente probabili. Ciò avviene su base genetica e su segnali interni (attività elettrica neuronale e fattori neurotrofici). Durante la vita adulta molti di questi circuiti nervosi rimangono sostanzialmente stabili, o poco influenzati dall’esperienza. Le popolazioni di neuroni continuano invece a mantenere una loro dinamicità mostrando la possibilità di riorganizzarsi, in maniera stabile o transitoria, sotto l’influenza degli stimoli esterni, per rispondere a esigenze particolari, sensoriali o motorie, dell’individuo.”.

Spesso accade che – a causa di traumi, emorragie, infarti o tumori che colpiscono l’area occipitale della corteccia cerebrale si può verificare la cosiddetta cecità corticale, ovvero la perdita, parziale o totale, della vista dovuta a un danno della corteccia visiva, la zona del cervello che elabora gli impulsi elettrici provenienti dagli occhi. La descrizione completa di questa condizione si deve al neurologo austriaco Gabriel Anton, che per primo ne scrisse, in un suo saggio, nel 1899.

La ricerca scientifica lavora da tempo su questa condizione patologica per trovare oltre alle cause (che oggi si conoscono) anche possibili strategie terapeutiche. Gli sforzi profusi hanno dato l’esito sperato, oggi infatti sappiamo che dalla cecità corticale si può guarire. Dobbiamo questa certezza ad una scienziata italiana, la Dottoressa Lorella Battelli, che ha scoperto una metodica per recuperare la vista perduta.

Lo studio
La scienziata divide il suo impegno professionale tra l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), di Genova e la Harward University, di Boston. Lo studio che ha condotto è stato pubblicato sul “Journal of Neuroscience” e dimostra, per chi è colpito dalla cecità corticale post ictus, la possibilità – attraverso la stimolazione della corteccia cerebrale con leggere correnti elettriche indolori, accoppiate ad una specifica riabilitazione - di recuperare, anche totalmente e in breve tempo, la vista perduta e anche, a persone sane, di potenziare la loro acuità visiva. 

Il lavoro di ricerca ha coinvolto sia persone sane che persone colpite dalla patologia visiva. Come ha spiegato la stessa ricercatrice la “stimolazione trans-cranica a rumore casuale” (tRNS) - così è denominata la metodica utilizzata – invia al cervello piccole correnti elettriche a basso voltaggio, mentre il soggetto sano è impegnato nello svolgimento di esercizi visivi: seguire dei puntini in movimento su un video, senza farsi distrarre da altri puntini che si muovono in modo disordinato. Dieci sedute del trattamento hanno permesso a presone sane di affinare la loro acuità visiva.

Poi l’esperimento è stato ripetuto su perone prive della vista, ma con occhi sani. Questi soggetti hanno mostrato di riuscire a conseguire un notevole recupero della facoltà visive, diversamente da altri (sempre privi della vista) trattati con una stimolazione placebo. Il trattamento – protratto per due settimane - ha permesso loro di recuperare la vista quando normalmente, per ottenere lo stesso risultato, ci vogliono mesi di riabilitazione visiva giornaliera e spesso i risultati non arrivano prima di un anno.

La Dottoressa Battelli è intenzionata a proseguire la ricerca per perfezionare questa metodica che non solo potrà servire a chi ha perso la vista per un ictus cerebri, per un infarto, una causa traumatica, un’emorragia o un tumore, ma anche a tutti quei professionisti che – per il loro lavoro – hanno bisogno di possedere un’acuità visiva perfetta.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Quotidiano La Stampa



Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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