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L’OMS riconosce la sindrome da burnout come una vera e propria malattia

Lo stress da lavoro entra ufficialmente nella lista dell’Organizzazione mondiale della sanità. Il nuovo elenco entrerà in vigore nel 2022

12 luglio 2019

Da diverse decenni se ne parla come di una vera e propria sindrome, ma solo di recente è arrivato il riconoscimento ufficiale dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità che l’ha inserita nel suo lungo elenco dei disturbi medici, che viene aggiornato di anno in anno. Si tratta della sindrome da burnout o sindrome da stress lavorativo. Il nuovo elenco - denominato CD-11, che entrerà in vigore nel 2022 – contiene anche il “comportamento sessuale compulsivo”, considerato un disturbo mentale e l’uso compulsivo dei video-giochi, considerato come un “disturbo da dipendenza”, mentre la condizione di transgender viene spostata dalla lista dei “disturbi mentali” a quella delle “condizioni relative alla salute sessuale”.

Il termine burnout  appare per la prima volta nel 1930 al fine di indicare l’incapacità di un atleta, che abbia già raggiunto significativi risultati, di mantenerli o di ottenerne altri. Nel 1975 il termine viene ripreso dalla psichiatra americana C. Maslach, per indicare una sindrome della quale possono soffrire coloro che per professione sono particolarmente coinvolti nelle relazioni umane. La sindrome da burnout (parola che in italiano possiamo tradurre con diversi termini: ”bruciato”, “scoppiato”, “usurato”, “esaurito”, “cotto”) si configura quindi come l’esito patologico di un processo particolarmente stressante che colpisce i soggetti che lavorano nell’ambito delle professioni di aiuto, quali operatori sociali, sanitari, educatori ed altri professionisti che si occupano del sostegno alla persona.

Negli anni, come possibili bersagli della sindrome da burnout, sono state incluse altre categorie di lavoratori come, ad esempio, tutti quei professionisti o lavoratori che hanno un contatto frequente con un pubblico, un’utenza. Possono quindi far parte di tali categorie tanti liberi professionisti o dipendenti: l’avvocato, il ristoratore, il politico, l’impiegato delle poste, il manager, la centralinista, la segretaria ecc., ma non solo. Il burnout  viene, infatti, considerato, da molti studiosi, non solo come un sintomo di sofferenza individuale legata al lavoro (stress lavorativo), ma anche come un problema di natura sociale, provocato da dinamiche sia sociali, sia, politiche, sia economiche; la sindrome può infatti interessare il singolo lavoratore, uno staff nel suo insieme o anche appartenenti ad Istituzioni (per esempio chi fa parte di organizzazioni di soccorso come i Vigili del Fuoco, i Militari, le Forze dell’Ordine ecc.).

La Maslach definisce la sindrome da burnout come una perdita di interesse vissuta dall’operatore verso le persone con le quali svolge la propria attività, una sindrome di esaurimento emozionale, di spersonalizzazione e riduzione delle capacità personali che può presentarsi con diverse sintomatologie: un deterioramento progressivo dell’impegno nei confronti del lavoro: un lavoro inizialmente importante, ricco di prospettive edaffascinante diventa sgradevole, insoddisfacente e demotivante. un deterioramento delle emozioni. Sentimenti positivi come per esempio l’entusiasmo, la motivazione e il piacere svaniscono per essere sostituiti da rabbia, ansia e depressione. Sorge allora un problema di adattamento tra la persona e il lavoro. I singoli individui percepiscono questo squilibrio come una crisi personale mentre, in realtà, è il posto di lavoro a presentare problemi. In sintesi, le persone colpite dalla sindrome da burnout presentano: esaurimento, cinismo, inefficienza. Il risultato è una "Sindrome che porta a stress cronico impossibile da curare con successo" (OMS).

La sindrome da burnout entra nell’elenco OMS delle patologie
Dunque, la sindrome da burnout è definibile come una patologia che si manifesta con diversi sintomi e disturbi da esaurimento emotivo, de-personalizzazione e de-realizzazione personale, che possono manifestarsi in tutte quelle professioni con implicazioni relazionali molto accentuate. La possiamo dunque considerare come un tipo di stress lavorativo.

Non è stato calcolato quante siano, al mondo, le persone che presentano i sintomi della sindrome da burnout, anche perché questa viene confusa spesso con un’altra sindrome, anch’essa da poco tempo riconosciuta come patologia. Ci riferiamo alla sindrome da fatica cronica (in inglese Chronic Fatigue Syndrome, CFS), anche detta encefalomielite mialgica o malattia da intolleranza sistemica allo sforzo (Systemic exertion intolerance disease – SEID). Questa patologia non deve essere confusa con il burnout, dal momento che la CFS comporta periodi prolungati (almeno sei mesi) di spossante esaurimento fisico e mentale, con sensazioni di dolore fisico alla minima attività.
Tornando alla sindrome da burnout di recente, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’ha inserita nel suo lungo elenco delle patologie che viene aggiornato di anno in anno. L’ultimo aggiornamento di questo elenco, denominato CD-11, entrerà in vigore nel 2022 e contiene altre novità. Come ha spiegato il portavoce dell'OMS, Tarik Jasarevic "Questa è la prima volta che il burnout è stato incluso nella classifica", ma nel nuovo elenco entreranno anche il "comportamento sessuale compulsivo", che sarà considerato come disturbo mentale e l’eccessivo utilizzo dei videogiochi, inserito fra i "disturbi da dipendenza", insieme al gioco d'azzardo e alle droghe. La condizione di transgender verrà, invece, spostata dalla lista dei “disturbi mentali” a quelle delle "condizioni relative alla salute sessuale".

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Quotidiano Repubblica e dsl Sito web Psicologia del Lavoro.



Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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