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In Salute e ricerca


Team di ricercatori italiani prova a rigenerare le cellule del cuore infartuato

In fase di studio un farmaco genetico in grado di stimolare il recupero della funzionalità cardiaca dopo l'infarto

7 giugno 2019

Siamo ancora agli esperimenti sul cuore degli animali, dunque la cautela è doverosa, Ma forse uno studio condotto da un team di ricercatori italiani, di Trieste e di Pisa, potrebbe arrivare a rendere reale un obiettivo ambizioso della ricerca genetica mondiale: riuscire a rigenerare, mediante un farmaco genetico, le cellule di un cuore infartuato, così da limitarne lo scompenso. Lo studio, con i risultati raggiunti fin qui, è stato pubblicato di recente sulla rivista scientifica “Nature” dai ricercatori del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologie (ICGEB), di Trieste e da quelli della Scuola Superiore Sant’Anna, di Pisa, che proseguono il loro lavoro.

Quando si interviene per un infarto del miocardio, la tempestività è tutto. In Italia sono 140mila i nuovi vasi d’infarto ogni anno e la mortalità varia, a seconda del tempo d’arrivo dei soccorsi e comunque scilla dal 2 al 6 per cento. Per l’infarto (ma non solo) quella decisiva, detta “golden hour”, l’”ora d’oro”, è l’ora immediatamente successiva all’accidente. Arrivare, infatti, in un pronto soccorso entro sessanta minuti dall’insorgenza di una patologia grave, è considerato strategico per la gestione della malattia, in cui la tempestività dell’intervento è un fattore essenziale. Più del 50% delle patologie “tempo-dipendenti”, come infarti, ictus, traumi e sepsi, se arrivano in un centro attrezzato entro la “golden hour”, generalmente hanno un’alta probabilità di essere risolte in modo soddisfacente.

È quanto emerge da una raccolta dati promossa, un paio di anni fa, dalla società italiana di medicina d’urgenza ed emergenza (Simeu), su un campione di 92 pronti soccorsi, che rappresentano circa 5milioni di passaggi all’anno, un quarto degli accessi del totale nazionale. I casi clinici “tempo dipendenti” che passano complessivamente dai pronti soccorso italiani, in un anno, sono relativi a sepsi (110mila casi), traumi maggiori, ovvero quelli che indicano impatti che implicano il pericolo di vita della persona (78mila casi), ictus cerebrali (102mila casi), e infarti del miocardio (72mila casi). Il risultato della raccolta dati, che in realtà risultano essere quattro volte maggiori rispetto alle stime ufficiali, ha certificato l’importanza della tempestività di arrivo in un ospedale con reparti di emergenza-urgenza, per avere terapie efficaci somministrate per via endovenosa, e quindi ad effetto immediato, spesso utili a stroncare sul nascere la patologia acuta nella sua fase di insorgenza, per raggiungere una risoluzione della stessa, senza esiti probabilmente fatali.

Ma nel caso dell’infarto del miocardio – ovvero di una lesione del muscolo cardiaco seguita dalla necrosi (la morte) dei tessuti, dovuta all’interruzione della circolazione locale del sangue - salvare la vita della persona colpita non significa ristabilire in pieno il suo stato di salute, poiché un cuore infartuato residua comunque uno scompenso nel suo funzionamento. Per questo un obiettivo ambizioso che la ricerca mondiale si pone da tempo è quello di riuscire a rigenerare le cellule del cuore, colpite da infarto, in modo da riuscire  a restituire davvero la piena funzionalità ad un organo così importante per la vita. Questo obiettivo impegna anche la ricerca made in Italy, come documenta lo studio condotto da ricercatori del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologie (ICGEB), di Trieste e da quelli della Scuola Superiore Sant’Anna, di Pisa, con cui hanno collaborato gli scienziati della Fondazione Monasterio, di Pisa e quelli della School of Cardiovascular Medicine & Sciences del King’s College, di Londra.

Lo studio
Gli scienziati italiani – lavorando in laboratorio su dei suini colpiti da infarto – hanno scoperto che una piccola molecola di Rna, veicolata da un virus modificato, è in grado di rigenerare le cellule cardiache, stimolando l’attività cardiaca. “Dopo tanti tentativi infruttuosi negli ultimi 15 anni” – ha spiegato il dottor Mauro Giacca dell’ICGEB – “provando a utilizzare le cellule staminali, per la prima volta abbiamo compreso come sia possibile riparare il cuore in un animale di grossa taglia stimolando direttamente le proprietà delle cellule cardiache sopravvissute al danno.”.

Durante la ricerca sono state trasferite nel cuore di maiali colpiti da infarto sequenze di informazione genetica, chiamate micro-Rna che, come registi molecolari, regolano l’espressione di altri geni. La sequenza utilizzata, indicata con la sigla microRNA-199, come detto, è stata trasferita nel tessuto del cuore degli animali con un virus reso inoffensivo e utilizzato come navetta. Arrivata a destinazione, ha stimolato la rigenerazione cellulare del cuore nel maiale, portando al recupero quasi completo della sua funzionalità un mese dopo l’infarto. “Nella terapia genica tradizionale si trasferisce un gene che codifica una proteina curativa, mentre in questo caso” – hanno spiegato i ricercatori – “è stato trasferito un pezzetto di materiale genetico, dell’Rna, che inibisce l’espressione di alcune proteine, innescando dei meccanismi molecolari, che hanno portato alla rigenerazione cellulare.”.

Perché si arrivi ad una sperimentazione sull’uomo ci vorrà ancora tempo. “Il trattamento finora” – ha spiegato ancora il dottor Giacca – “è stato condotto con un virus modificato, ma ciò non ci consente di controllare in maniera precisa il dosaggio di microRna, il che può portare ad aritmie nel lungo andare.”. “Dobbiamo imparare” – ha continuato lo scienziato – “a dosare nel tempo l’Rna, dandolo subito dopo l’infarto e basta, come se fosse un farmaco sintetico.”. “Sappiamo che è possibile perché è stato fatto nei topi,”. I ricercatori hanno iniziato a testare questa tecnica di somministrazione nei maiali e pensano di avere i risultati entro 6 mesi. “Se tutto andrà bene come pensiamo” – ha concluso il dottor Giacca – “entro 5 anni potremmo avere concluso la sperimentazione clinica sull’uomo,”.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Quotidiano La Stampa


Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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