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Nasce in Italia il registro nazionale dell'emicrania

L’iniziativa è nata dalla collaborazione dei centri per la cura delle cefalee di quattro grandi città del nostro Paese: Roma, Milano, Parma e Bologna

7 giugno 2019

L’emicrania è una patologia molto comune che si stima colpisca fino al 24% della popolazione italiana, ovvero ben 15 milioni di persone. Rappresenta la terza patologia più frequente nell’uomo, oltre che la seconda più disabilitante: più di 4 milioni di persone in Italia hanno almeno 5 episodi di emicrania al mese arrivando, in alcuni casi, a sperimentare il ‘mal di testa’ ogni giorno. Per avere dati certi, realizzare una sorta di passaporto biologico di chi soffre di emicrania e trovare cure efficaci, si è recentemente concretizzato, a Roma, il progetto - pensato cinque anni fa - di creare un registro nazionale dell’emicrania. L’iniziativa è nata dalla collaborazione dei centri per la cura delle cefalee di quattro grandi città del nostro Paese: Roma, Milano, Parma e Bologna.

Un dato noto dice che, in Italia, 15 milioni di persone (3 su 4 donne) soffrono di emicrania (o cefalea). Si tratta una delle forme più comuni di mal di testa. Di solito, viene descritta come un dolore intenso di tipo pulsante, che tende a sorgere lentamente nella parte anteriore o su un lato della testa, per questo è detta emicrania. L'area in cui è localizzato il dolore può cambiare e aumentare progressivamente di intensità. In un secondo momento il dolore si associa ad una sensazione di pulsazione grave, che finisce con il coinvolgere la regione frontale (fronte e tempie). L'emicrania rappresenta la terza patologia più frequente nell’uomo, oltre che la seconda più disabilitante: in Italia più di 4 milioni di persone hanno almeno 5 episodi di emicrania al mese arrivando, in alcuni casi, a sperimentare il mal di testa ogni giorno. L'attacco emicranico può durare alcune ore o, nei casi più gravi, qualche giorno. Alcune persone presentano anche altri sintomi, come nausea e sensibilità alla luce. Questa forma di cefalea, detta primaria è più comune nel sesso femminile e può interessare tutte le fasce d'età.

Anche se esistono trattamenti efficaci, alcune forme di cefalea possono creare una condizione di disabilità anche pesante. Tra i farmaci attualmente utilizzati ci sono quelli cosiddetti “intelligenti”, costituiti da degli anticorpi monoclonali che rappresentano la prima cura specifica per la prevenzione dell’emicrania. Questi sono farmaci che, iniettati sottocute mensilmente, bloccano una molecola determinante per l’insorgere dell’emicrania (chiamata CGRP): la casistica disponibile dimostra che questi farmaci sono in grado di ridurre di almeno il 50% la frequenza degli attacchi emicranici nell’87,5% dei soggetti, in assenza di effetti collaterali. Sono farmaci ad alto costo, già in commercio dallo scorso dicembre e la cui rimborsabilità - oggi in fase di negoziazione con l’Agenzia Italiana del farmaco (AIFA) - è attesa per il secondo semestre del 2019.

“Contarsi per poter contare”: il registro nazionale dell’emicrania
Per rendere noti i numeri dell’emicrania, le disabilità che procura e le cure. Con questi obiettivi nasce il registro nazionale dell’emicrania, presentato di recente a Roma.
L’idea di istituire il Registro nazionale dell’emicrania” - ha spiegato il professor Piero Barbanti, neurologo e responsabile del centro cefalee dell’IRCCS San Raffaele, di Roma e tra gli ideatori del progetto che ha dato origine al registro - “è nata cinque anni fa durante un incontro all’Istituto Superiore di Sanità e da allora il progetto ha preso gradualmente forma: da Roma, Milano, Parma e Bologna, dove si trovano i primi quattro centri dedicati alle cefalee che hanno preso parte all’iniziativa, adesso che il registro è diventato finalmente operativo, se ne contano ben 38, sebbene il nostro obiettivo è quello di accoglierne molti altri ancora”.

Si tratterà di una banca dati che avrà lo scopo non soltanto di contare le persone che soffrono davvero di emicrania nel nostro Paese, ma anche di categorizzarli in base alla gravità e al numero di attacchi mensili: “Il motivo che ci ha spinto a voler mettere nero su bianco i numeri dell'emicrania” – ha spiegato ancora il professor Barbanti – “è il voler garantire una migliore appropriatezza delle terapie per questo disturbo ancora troppo sottostimato e poco riconosciuto, ma anche per evitare inutili indagini diagnostiche, come risonanza cervicale o elettroencefalogramma, purtroppo ancora oggi eseguite, e che rappresentano un grave peso economico sul Servizio Sanitario Nazionale”.
 
Senza contare poi il problema delle autoprescrizioni che spesso non riguarda soltanto le indagini diagnostiche ma anche i trattamenti terapeutici: come rivela uno studio clinico pilota, pubblicato nel 2018 e realizzato da quattro centri italiani su 63 persone affette da emicrania. Studio confermato, in seguito, da una seconda ricerca realizzata su di un campione più ampio - di 776 assistiti - in 22 centri. Dai risultati è emerso, infatti, come il 41,2% dei trattamenti terapeutici fossero effettuati in autoprescrizione, senza il consulto di uno specialista. E lo stesso è stato rilevato per le indagini diagnostiche, eseguite senza prescrizione in quasi il 20% dei casi. Da questi dati risulta chiara l’utilità, anzi diremmo l’indispensabilità, di un registro nazionale come quello di cui abbiamo riferito.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Quotidiano Repubblica


Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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