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Inclusione sociale e pari dignità: in provincia di Ragusa nasce il progetto “Facciamo meta”

Una serie di attività, dalle partite di calcio a quelle di basket, passando per lezioni di danza e karate, pensate per bambini e ragazzi svantaggiati e disabili psico-fisici

3 maggio 2019

Bambini e ragazzi svantaggiati e disabili psico-fisici a Vittoria (Ragusa). Che fare per favorire la loro socializzazione ed inclusione sociale? L’idea vincente, divenuta un progetto, è venuta ai soci della cooperativa Metaeuropa. Si chiama “Facciamo meta” e – realizzato insieme alla Fondazione È​bbene, che fa parte della Community Fund di Aviva, il fondo benefico messo a disposizione dalla compagnia assicurativa, presente in Italia dal 1921, per supportare le iniziative sociali – prevede tutta una serie di attività che vanno dalle partite di calcio a quelle di basket, passando per lezioni di danza e karate. E ancora laboratori di pittura, musica e lettura. Obiettivo: rispondere al bisogno di socializzazione e di inclusione sociale, con azioni che garantiscano pari dignità e opportunità a questi ragazzi, supportando così le famiglie nella crescita culturale ed educativa dei propri figli.

Nel rugby – sport nato in Inghilterra esattamente 196 anni fa - fare meta è l’obiettivo principale dei giocatori che si confrontano sul campo. In inglese il termine meta si traduce con try, che vuol dire tentativo. L’uso di questo termine deriva dal fatto che in passato il marcare una meta non dava punti, ma concedeva alla squadra che aveva portato il pallone al di là della linea di meta avversaria un calcio tra i pali che, all’epoca, era il solo modo di fare punti. Se trasportiamo il fare meta dei rugbisti nella vita di tutti i giorni ci possiamo trovare una similitudine. Che altro è, infatti, il quotidiano tentativo di ognuno di noi di realizzare le proprie aspettative se non un tentativo di portare la palla in meta?

In una società civile e democratica tutti dovrebbero avere garantita la possibilità di fare meta. Questa garanzia si chiama diritto alle pari opportunità, che presuppone e si poggia sul principio dell’eguaglianza e della pari dignità sociale di tutti i cittadini, senza esclusione alcuna. Questo concetto – divenuto nel nostro Paese un diritto costituzionale (cfr. l’articolo 3 della Costituzione) spesso però non è garantito a tutti i cittadini italiani. Al di là delle affermazioni di principio, infatti, vi sono ancora, nel nostro Paese, persone che vivono una condizione di svantaggio. Ci riferiamo alle persone socialmente fragili o che provengono da contesti sociali e culturali difficili e alle persone disabili, che spesso vivono momenti difficili dal punto di vista sociale, culturale, lavorativo e, se ragazzi o minori, anche educativo.

Che fare allora? Spesso la protezione sociale che lo stato eroga ai cittadini non è sufficiente o non raggiunge queste persone. Ecco allora entrare in gioco il volontariato e il mondo della cooperazione sociale: quello che comunemente è indicato come il “Terzo settore”, con azioni concrete che cercano di rispondere a questo bisogno di vicinanza sociale che spesso riguarda i minori e gli adolescenti.

Il progetto “Facciamo Meta”
E’ successo anche a Vittoria, una città del Ragusano nella quale è partito un progetto chiamato “Facciamo Meta”, rivolto ai bambini ed ai ragazzi in condizioni di fragilità e svantaggio sociale, derivante da condizioni di vita difficili o da una disabilità di tipo psico-fisico.
Il progetto – che trasforma l’’idea astratta di “tempo libero” in un tempo concretamente dedicato alla crescita umana, sociale e culturale non solo delle persone a cui si rivolge, ma dell’intera comunità cittadina - è stato pensato dai soci della Cooperativa locale “Metaeuropa”, in collaborazione con la Fondazione ​Èbbene - che fa parte della Community Fund di Aviva, il fondo benefico messo a disposizione dalla compagnia assicurativa, presente in Italia dal 1921, per supportare le iniziative sociali - e si pone l’obiettivo di rispondere al bisogno di socializzazione e inclusione sociale con azioni concrete che garantiscono a questi ragazzi pari dignità e opportunità, supportando così le famiglie nella crescita culturale ed educativa dei propri figli.

Strumenti del progetto sono tutta una serie di attività che vanno dalle partite di calcio a quelle di basket, passando per lezioni di danza e karate. E ancora comprendono laboratori di pittura, musica e lettura, per ribadire che dallo sport alla cultura tutti hanno il diritto di godere di momenti di svago. “Facciamo meta” è un progetto d’inclusione sociale, ma la sua forza sta anche nel “fare Rete”. Tutte le attività sportive si realizzano, infatti, nelle strutture delle associazioni e organizzazioni inserite nel circuito dell’associazionismo e del volontariato locali, mentre quelle culturali e ricreative (corso di pittura, musica, lezioni di chitarra ecc.) si svolgono all’interno di un’officina culturale.

Dunque un progetto che rappresenta, concretamente, un primo passo verso l’abbattimento di quelle barriere culturali e sociali - spesso invisibili, ma purtroppo molto reali - che impediscono, ad esempio, alle persone disabili di accedere a luoghi sportivi e pubblici e a coloro che provengono da contesti sociali difficili di godere del proprio tempo libero. Un progetto in linea con il concetto di città come comunità di eguali e soprattutto attuativo di quell’articolo 3 della Costituzione, che abbiamo ricordato in precedenza. Un articolo estremamente chiaro nella sua formulazione, ma spesso anche estremamente complicato da mettere in pratica.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Mensile Vita


Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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