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In Salute e ricerca


L'Italia ai primi posti della ricerca genetica internazionale

Due studi del CIBIO di Trento: il primo nel campo della ricerca sulle malattie neurodegenerative, il secondo in quello dell’editing genomico

15 marzo 2019

Esiste solo da dieci anni, ma è stato concepito per competere a livelli alti nel campo della ricerca scientifica internazionale. Si tratta del Centro di Biologia Integrata dell’Università di Trento (CIBIO), una struttura di ricerca fornita di ottime tecnologie scientifiche e di personale altamente specializzato. A dimostrarlo stanno – tra i tanti realizzati – due studi: il primo nel campo della ricerca sulle malattie neurodegenerative, il secondo in quello dell’editing genomico, che hanno posto il centro trentino (e la ricerca nostrana) ai primi posti di questo particolare ranking mondiale.

La ricerca scientifica è un settore estremamente importante della medicina. lavora, infatti, per scoprire l’origine delle malattie e trovare una cura che sia immediatamente disponibile per i malati, e i suoi progressi, a livello mondiale, hanno fatto (e fanno) si che, ogni giorno si riduca il numero delle malattie per le quali non esiste una cura. In questo ambito la ricerca medico-scientifica italiana si trova in una buona posizione all’interno del ranking mondiale e ogni giorno il lavoro degli scienziati italiani fa scalare al nostro Paese posti importanti in questa particolare classifica, posti che lo avvicinano alle più note eccellenze mondiali del settore.

Spesso si legge di “cervelli in fuga” (“brain drain”, in inglese), ovvero di ricercatori formatisi nelle Università del nostro Paese che lo lasciano per praticare – con maggiore soddisfazione e costrutto – il loro lavoro in un altro Paese del mondo. Una recente ricerca, dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del CNR, ha stimato in circa 3mila i ricercatori italiani che, ogni anno, lasciano il Paese. L'Italia, tra i Paesi europei più industrializzati, esporta più ricercatori di quanti non ne importi dalle altre Nazioni. Per il nostro Paese il saldo è estremamente negativo: meno 13,2 per cento. In altre parole, perdiamo il 16,2 per cento di ricercatori formati in casa nostra che si vanno a confrontare con i colleghi stranieri e riusciamo ad attrarre solo il 3 per cento di scienziati di altri Paesi.

Ciononostante, in Italia, sono in attività molti centri di ricerca che esprimono lavori di alto livello scientifico. Tra questi c’è il Centro di Biologia Integrata dell’Università di Trento (CIBIO) che, sebbene sia attivo solo da una decina d’anni, occupa un posto primario nel ranking della ricerca scientifica internazionale, ottenendo importanti riconoscimenti e altrettanto importanti finanziamenti per il suo lavoro, come quello recente, di oltre cinque milioni di Euro, per uno studio sul tumore alla prostata, denominato “Esami multimodali per l’analisi del plasma nei pazienti con cancro alla prostata". Lo studio è inserito tra i sei programmi finanziati da tre grosse organizzazioni: il Cancer Research, del Regno Unito, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) e la Fundación Científica - Asociación Española Contra el Cáncer, le quali hanno unito forze e risorse per potenziare la ricerca medica internazionale nell’ambito della lotta a tutte le forme neoplastiche attualmente note.
Due altri sono però gli studi, condotti dal CIBIO, di cui vogliamo riferire. Il primo nel campo della ricerca sulle malattie neurodegenerative, il secondo in quello dell’editing genomico.

Gli studi
«Abbiamo scoperto che una proteina molto potente nel produrre l'innervazione durante le prime fasi dello sviluppo (HuD) è poi repressa nel neurone maturo, 'incollatà a un'altra molecola (Y3), che la inibisce. Quando proviamo a staccarla, il suo potere si manifesta con una forza e una precisione che ci hanno colpiti». Così il Professor Alessandro Quattrone, Direttore del CIBIO, sintetizza i risulltati del primo dei due studi. Si tratta di un lavoro internazionale, pubblicato sulla rivista scientifica 'Molecular Cell', che invece di partire dalle cause della degenerazione dei motoneuroni, centrali per patologie, come la SLA e l’Atrofia Muscolare Spinale, ha puntato sui fattori della maturazione, studiando l'HuD, già noto per la capacità di indurre lo sviluppo dei nervi. «Questa proteina che sta dentro i neuroni» - ha spiegato ancora il Professor Quattrone - «è addormentata, e il suo risveglio ha un effetto comparabile a quello dell'Ngf, scoperto da Rita Levi Montalcini» «Bisogna quindi trovare un modo per toglierle l'inibizione nei pazienti affetti da malattie del motoneurone, perché ci aspettiamo che stimoli la rigenerazione.». «E il suo campo di applicazione potrebbe non limitarsi all'area neurodegenerativa, visto che i tumori del  sistema nervoso sono da un certo punto di vista blocchi della maturazione cellulare».

Il secondo studio riguarda. Invece, l’editing genomico, tecnica sofisticata per la quale è possibile “tagliare”, grazie ad una particolare “forbice molecolare” chiamata CRISPE, una porzione di DNA, qualora difettosa, e sostituirla con un’altra identica e non difettata. Questa “pistola genetica” è molto studiata, ma fino ad ora le sue applicazioni di laboratorio si erano dimostrate non particolarmente precise. Ora gli scienziati del CIBIO di Trento hanno raggiunto questa perfezione, grazie ad un CRISPE denominato evoCas9, e sono certi che questa scoperta renderà il ‘genome editing’ utilizzabile per la correzione delle alterazioni presenti ad esempio, nelle malattie generiche e nei tumori.

«Abbiamo messo a punto un metodo sperimentale attraverso cui otteniamo una molecola, evoCas9, davvero precisa nel cambiare il Dna». «Si tratta di un enzima di affidabilità assoluta, che effettua il cambiamento soltanto nel punto stabilito», ha spiegato la Professoressa Anna Cereseto. del CIBIO e autrice dell'articolo che descrive lo studio e i suoi risultati, pubblicato sulla rivista scientifica “Nature Biotechnology”. Gli ambiti di applicazione del «correttore perfetto» evoCas9 – che è stato brevettato dal centro trentino - non si limitano alle malattie genetiche e ai tumori, ma si estendono agli altri settori non medici in cui l’editing genomico è ormai essenziale, come, ad esempio, quelli del miglioramento delle piante di interesse alimentare e degli animali da allevamento. 

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Giornale Trentino




Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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