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Dolore cronico, capirlo meglio per curarlo in modo corretto

L'impatto socio-sanitario ed economico della sofferenza nel nostro Paese: il punto in occasione del convegno romano “HOPE - Health Over Pain Experience”

8 febbraio 2019

Per dolore cronico s’intende quello che perdura da almeno tre mesi. Il tipo più frequente è il mal di schiena, che interessa più del 60% di quanti soffrono di dolore cronico, seguito da dolori articolari, reumatici e alla testa. Non dobbiamo però cadere nell’errore di considerare questo fenomeno un “affare per anziani”. Ad essere colpite sono anche le persone nel pieno delle forze psicofisiche e dell’attività lavorativa. Si tratta dunque di un problema di salute che possiamo definire sociale e che richiede un trattamento che coniughi l’appropriatezza della cura con un giusto costo sociale, oltre che economico. Se ne è parlato al recente convegno romano “HOPE - Health Over Pain Experience”, che si è rivelata un’occasione per fare il punto in merito al reale impatto socio-sanitario ed economico della sofferenza nel nostro Paese. 

Il dolore cronico è definito come il “dolore che si protrae oltre i tempi normali di guarigione di una lesione o di un’infiammazione, abitualmente 3-6 mesi, e che perdura per anni”. E’ stato riconosciuto come una vera e propria patologia in sé per le conseguenze invalidanti che comporta per la persona che ne soffre, dal punto di vista fisico, psichico e socio-relazionale. Questa tipologia particolare di dolore, infatti, compromette qualsiasi attività quotidiana generando, in chi ne soffre, depressione, senso di sfiducia e malessere.

Mal di schiena, emicrania, endometriosi, vulvodinia, fibromialgia, artrosi, nevralgie, esiti da trauma, herpes zoster, sono solo alcune delle patologie malattie caratterizzate dalla presenza di dolore cronico che, se non viene diagnosticato e curato in modo adeguato, non abbandona più le persone che ne sono colpite, che devono - e dovranno - viverne la sofferenza. Questa condizione morbosa interessa tutte le fasce d’età, con una maggiore prevalenza nelle donne ed è stata riconosciuta come una delle cause principali di consultazione del medico.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha identificato il dolore cronico come uno dei maggiori problemi mondiali di salute pubblica, chiedendo ai Paesi aderenti (attualmente 194 in tutti i Continenti), di porre in essere campagne informative e strategie terapeutiche adeguate, per far conoscere – e curare al meglio – il dolore cronico. Nel nostro Paese, da oltre un quinquennio (otto anni per la precisione), una legge, la n. 38, del 15 marzo 2010, permette  ai cittadini interessati di ricevere le cure adeguate per questo tipo di dolore, tramite il Servizio Sanitario Nazionale.

Si tratta di una legge ancora poco nota e applicata e dunque vale la pena parlarne di nuovo, all’interno di un discorso più generale sul dolore cronico e sulle terapie che attualmente lo curano. L’occasione ce la dà il convegno “HOPE - Health Over Pain Experience”.
Svoltosi di recente a Roma, il convegno, che ha chiamato a raccolta alcuni fra i massimi esperti internazionali di dolore, ha permesso di fare il punto in merito al reale impatto sociosanitario ed economico della sofferenza nel nostro Paese.

Capire e curare il dolore cronico, per vivere in salute e risparmiare
I numeri resi noti durante il convegno, lasciano poco spazio alle interpretazioni: ben 13 milioni di italiani convivono con un dolore cronico e il prezzo economico che il Paese paga per questa situazione supera i 36 miliardi di euro all’anno. Ogni malato con dolore cronico costa annualmente oltre 4 mila euro, di cui 1400  per costi diretti a carico del Servizio Sanitario Nazionale e ben 3mila per costi indiretti, come giornate lavorative perse e distacchi definitivi dal lavoro. Si tratta di un quadro poco confortante, eppure un rimedio ci sarebbe: l’appropriatezza della diagnosi e della prescrizione dei farmaci. Questa strategia combinata sarebbe già un passo in avanti molto grande. Secondo altri dati presentati al convegno romano degli Specialisti nella cura del dolore in Italia, infatti, i farmaci anti-dolorifici non sempre vengono utilizzati correttamente. 

Attualmente le grandi categorie di farmaci utilizzate nella lotta al dolore sono due: i FANS e gli oppiodi. L'utilizzo dei primi è di gran lunga superiore rispetto a quello dei secondi. Si calcola, infatti, che per i FANS vengano spesi ben 240 milioni di euro ogni anno contro i 179 milioni annui spesi per gli oppioidi (101 per quelli forti), che sarebbero spesso più appropriati ed utili per la gestione del dolore cronico.
Tra i principali Paesi Europei l’Italia si conferma all’ultimo posto per uso di oppioidi e al primo per impiego di FANS. “Uno squilibrio” – spiega il Professor Massimo Allegri, del Dipartimento di Scienze Chirurgiche all’Università di Parma, uno dei maggiori esperti italiani sul tema - “frutto di un errato concetto di dolore.”. “Il principio in medicina è molto semplice: dove c’è dolore c’è infiammazione; spegnendo quest’ultima, curo il dolore.”. “Non sempre è vero.”. “E’ proprio per questo che i farmaci antinfiammatori vengono utilizzati impropriamente come analgesici”.

Come uscire da questo stato di impasse? La soluzione non è poi così difficile: «le fibre nervose implicate nel portare lo stimolo doloroso” – ha spiegato ancora il professor Allegri – “non sono tutte uguali.”. “Conoscere esattamente quali sono coinvolte è di fondamentale importanza per impostare una cura il più appropriata possibile.”. “Nel caso del dolore cronico gli oppiodi possiedono un meccanismo d’azione che li rende più efficaci del semplice antinfiammatorio”. Ma la classe medica italiana è preparata nel riconoscere il dolore, nel comunicarlo al malato, indirizzandolo verso la terapia più appropriata, evitando il “fai da te”? I dati non lasciano ben sperare. Nelle università, in 6 anni di ciclo di studi, le ore dedicate al dolore sono infatti – nel migliore dei casi – solo 12. E’ dunque utile continuare a ragionare sul problema dolore cronico e soprattutto è fondamentale trasformare in interventi terapeutici, appropriati e risolutivi, le conoscenze e le metodologie che il confronto tra esperti e lo studio producono.

Fonti: Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Quotidiano La Stampa


Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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