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La rivoluzione tecnologica entra nella comunicazione tra medico e assistito

A confermarlo un'indagine condotta dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano

22 gennaio 2019

Twitter, What’s Up, SMS: le nuove tecnologie stanno entrando prepotentemente anche nella comunicazione tra medico e assistito. Molti medici già usano questi strumenti tecnologici, presenti in molti telefoni cellulari, per velocizzare il canale di comunicazione con i propri assistiti e chi ancora non lo fa dichiara la propria intenzione di mettersi al passo con i tempi. A confermarlo una recente indagine, condotta dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano.

Quella che siamo vivendo è considerata da più parti l’era del digitale è indubbiamente le nuove tecnologie stanno rivoluzionando la nostra vita. Ogni giorno, in ogni nostra azione usiamo o incontriamo strumenti tecnologici e questa “rivoluzione” ha toccato anche il campo della medicina. Si parla, infatti, di Digital Health e spesso abbiamo riferito di applicazioni pratiche di questa salute digitale. Basti ricordare la telemedicina, con le sue molte declinazioni e applicazioni, o la tecnologia applicata alla degenza ospedaliera (la cartella clinica elettronica) o alla parte interventistica di essa (la sala operatoria robotizzata o gli strumenti riabilitativi che si giovano della tecnologia informatica). Le nuove tecnologie informatiche sono anche utilizzate quando il malato viene dimesso dalla struttura ospedaliera. Tutta una serie di App - Applicazioni che possono essere istallate su Tablet, Smartphone o PC – sono infatti utilizzate dagli specialisti per monitorare la persona malata dopo la dimissione, calibrando l’intervento terapeutico sui dati che la App registra e può trasmettere al medico.

Facciamo solo un esempio, tratto da un articolo pubblicato sul sito web HealthDesk, nel maggio 2017: “un esempio avveniristico di questa proficua collaborazione è l’app Streams, sviluppata dalla società DeepMind in collaborazione con il Royal Free Hospital di Londra per il monitoraggio delle insufficienze renali acute. Grazie all’app, i medici avranno un accesso rapido ai dati dei pazienti, senza dover frugare in archivi; inoltre, in caso di sintomi preoccupanti, anche precoci, Streams invierà un’allerta al personale sanitario: così non solo permetterà a medici e infermieri di intervenire tempestivamente, ma consentirà nella loro giornata lavorativa un risparmio di tempo che potrà essere impiegato utilmente in altre attività.”.

What’s Up.
Ma questa rivoluzione si sta compiendo anche nel primo livello di approccio della persona malata (il ‘paziente”, come viene spesso definito) con il proprio medico di fiducia (il ‘dottore’).  Strumenti tecnologici come Twitter, What’s Up, SMS: le nuove tecnologie stanno entrando prepotentemente anche nella comunicazione tra medico e assistito. Lo conferma anche un’indagine dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità, del Politecnico di Milano, che rileva che il 42% dei medici utilizza WhatsApp per comunicare con i propri assistiti e il 29% degli intervistati, che ancora non sfruttano l’App di messaggistica con i pazienti, ha dichiarato che ha intenzione di servirsene in futuro.

Potrebbe sembrare che questa “intrusione tecnologica” nel rapporto medico-assistito lo spersonalizzi eccessivamente, rendendolo freddo e distante, ma – come ha spiegato il dottor Agostino Paoletta, endocrinologo presso la ULSS 6 Euganea Padova, durante il recente congresso dell’AME, l’Associazione degli endocrinologi Italiani, in cui si è discusso dell’argomento - “In realtà non cambia la professione e il suo contenuto, cambia il modo in cui viene esercitata”. “La tecnologia mette a disposizione nuovi sistemi di organizzazione interna (fascicolo sanitario, firma digitale, elaborazione informatica di informazioni, strumenti di diagnosi che raccolgono dati personali, device di monitoraggio che consentono una comunicazione continua, ecc.) e nuovi strumenti di relazione con i pazienti, obiettivamente più rapidi e funzionali (e-mail, WhatsApp, sms, internet che già oggi consentono di prenotare visite e esami comodamente da casa). I medici sono sempre più attenti alle nuove tecnologie e sono consapevoli che sarebbe anacronistico non impiegarle anche nella comunicazione con i pazienti. WhatsApp consente lo scambio di dati, immagini e informazioni; ma anche l’utilizzo di software e App in ambito sanitario è cresciuto negli ultimi anni, rivoluzionando completamente il rapporto tra pazienti, medici e operatori sanitari”.
Le soluzioni digitali potrebbero giocare un ruolo fondamentale nel supportare la transizione verso nuovi modelli di cura. Ma a fronte di un’innegabile rapidità e immediatezza di comunicazione” - aggiunge Paoletta - le nuove tecnologie informatiche pongono numerose problematiche tra cui quelle connesse al trattamento dei dati personali sensibili.”.  Ma a diradare qualsiasi dubbio interviene l’avvocato Maria Giovanna Savio, che avverte: “nel rapporto con i pazienti, l’uso di strumenti informatici (come WhatsApp, SMS, e-mail, ecc.) non muta il contenuto della prestazione professionale e le responsabilità da essa derivanti, poiché il documento informatico ha pieno valore di legge. Questo, evidentemente, comporta la necessità di una riflessione sulla nuova dimensione della prestazione medica anche da parte delle Istituzioni Sanitarie”.

Sono temi che rappresentano il futuro della professione medica intesa non più solo come rapporto medico-assistito, faccia a faccia, in ambulatorio, ma anche attraverso i nuovi mezzi informatici là dove la visita medica e l’obiettività clinica non siano strettamente necessarie e che, se utilizzati nel modo corretto ed appropriato, potrebbero certamente migliorare la qualità dell’assistemnza e ridurre i tempi di attesa.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web dell’Osservatorio Malattie Rare


Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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