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Sordocecità: un guanto e un telefono speciali permettono la comunicazione fra sordociechi

Due dispositivi particolari, che utilizzano entrambi l’alfabeto Malossi, il metodo di comunicazione tattile per sordociechi

22 agosto 2018

Comunicare è una delle possibilità date all’essere umano attraverso la voce, l’udito e la vista. Esistono però tutta una serie di strumenti come, ad esempio, il linguaggio dei segni, che consentono a persone disabili, come i sordi, di poter comunicare tra loro e con gli altri. Ma come possono farlo le persone sordocieche (190mila in Italia), prive cioè della vista e dell’udito insieme? La risposta viene da due dispositivi particolari, che utilizzano entrambi l’alfabeto Malossi, il metodo di comunicazione tattile per sordociechi. Il primo è un guanto tattile che utilizza il linguaggio dei segni; il secondo un ‘telefono’ che trasforma gli impulsi tattili di chi trasmette in lettere che, tramite un PC, possono essere “lette” da chi riceve, entrambi sordociechi. Il guanto tattile, “db Glove”, è il risultato della collaborazione tra un pool di aziende tutte italiane; mentre il “telefono”, Parloma, nasce da un progetto portato avanti dagli scienziati dell’Alta Scuola dei Politecnici di Milano e di Torino e presto sarà realtà.

Il linguaggio è una prerogativa assoluta dell’essere umano: nessun altro essere vivente è stato in grado, nei secoli, di sviluppare un così complesso codice linguistico come quello umano. Il linguaggio non è altro che la capacità che abbiamo di esprimere concetti, pensieri e significati, tramite un codice complesso, ossia la lingua. Esistono diverse teorie riguardo l’origine del linguaggio: scienziati e linguisti del calibro di Noam Chomsky sostengono che il linguaggio sia una abilità innata, una caratteristica particolare insita nella natura umana. Un’altra scuola di pensiero sostiene, invece, che in realtà si tratti di un processo di acquisizione che evidenzia la capacità di adattamento, sviluppo e progresso dell’essere umano. Va specificato che con il termine “linguaggio” s’intendono quell’insieme di espressioni - sia verbali, sia non verbali - e proprio su queste ultime vogliamo soffermarci, in particolare su una forma di linguaggio/comunicazione adoperata da persone disabili prive della vista e dell’udito, i sordociechi.

In Italia i sordociechi sono circa 190mila,108mila dei quali sono confinati nella propria abitazione perché affetti da altre patologie, che aggravano la loro già pesante condizione di vita. Anche per queste persone – nonostante le loro gravi menomazioni – è possibile comunicare. Lo strumento che permette loro di farlo è l’alfabeto Malossi, metodo che prende il nome dal suo inventore, Eugenio Malossi, il quale, a causa di una encefalite, era privo della vista, dell’udito, dell’olfatto e della parola, ma nonostante questo e grazie all’aiuto di insegnati illuminarti, riuscirà a comunicare e anzi inventerà un metodo per comunicare attraverso il linguaggio tattile. Nasce così quello che oggi è noto come l’alfabeto Malossi. Si tratta di un metodo nel quale la mano viene utilizzata come strumento di comunicazione, usandola come fosse una macchina da scrivere; ad ogni parte di essa corrisponde, infatti, una lettera dell’alfabeto che, toccata o pizzicata leggermente, permette di comporre parole e frasi.

Nuovi dispositivi per la comunicazione dei sordo ciechi
Recentemente la comunicazione per i sordociechi si è arricchita di due nuovi dispositivi che prendono spunto dal Metodo Malossi. In entrambi i casi si tratta di dispositivi pensati e costruiti da scienziati italiani.
Il primo dispositivo è un guanto tattile, denominato “db Glove”. Si tratta di un pad che si indossa sulla mano sinistra e può collegarsi con computer, smartphone e tutti gli oggetti elettronici, dotati di sistema bluetooth. E’ realizzato con una collaborazione tutta pugliese, con altre aziende come Nuova Elettronica Progetti (industrializzazione circuito), Pio Italia (smartphone dedicati) e Polishape 3d (studio dell'ergonomia), oltre a QIRIS (per il business) e Intact healthcare (aspetti relativi alle tecnologie per persone in situazioni di svantaggio). Il guanto diventa una tastiera per l'utente, con la quale inviare informazioni ad uno strumento elettronico e riceverne, sempre sulla zona della mano corrispondente alla lettera pizzicata, tramite “attuatori,” cioè motorini simili a quelli del vibracall dei cellulari, che simulano proprio il tocco e il pizzico. L’utente può associare quindi dei comandi da trasmettere ad un telefono, magari, aprendo mail o mandando messaggi all'esterno, oltre a chattare ed essere, di fatto, connesso. La traduzione dei segnali gps in vibrazioni sullo strumento, inoltre, può permettere l'autonomia di movimento.

Il secondo dispositivo si chiama Parloma e si tratta di un progetto di “telefono” per sordo ciechi, sul quale stanno lavorando gli Scienziati dell’Alta Scuola Politecnica dei Politecnici di Milano e Torino. Parloma permette la comunicazione a distanza tra persone sordocieche: il sistema è in grado di trasferire in remoto la lingua dei segni tattili. Nel dettaglio, il movimento viene catturato da telecamere di profondità, acquisito e classificato grazie ad un algoritmo che permette di riconoscere il segno acquisito. Il sistema invia quindi il messaggio convertito a un modulo di ricezione in grado di generare comandi per la mano robotica che riprodurrà il messaggio nella lingua dei segni tattili. Il destinatario potrà quindi ricevere il messaggio toccando il braccio robotico che sarà realizzato attraverso la tecnica della stampa 3D, per abbattere costi e tempi di produzione. Lo sviluppo del progetto, nato nell’ambito del Programma ASP, è portato avanti grazie ad un finanziamento di oltre 780mila Euro ricevuto in virtù del bando MIUR Smart Cities per l’innovazione sociale, categoria Under 30. Il Progetto è sviluppato nell’ambito del Laboratorio Nazionale sulle Tecnologie Assistive “AsTech” del Consorzio CINI. Il CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica) costituisce oggi il principale punto di riferimento della ricerca accademica nazionale nei settori dell’Informatica e dell’Information Technology. Il Consorzio è costituito da 41 diverse Università pubbliche italiane, tra cui i Politecnici di Milano e Torino.


Fonti: le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Quotidiano Repubblica


Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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