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In Puglia i robot collaborano con gli specialisti nelle terapie per i bambini autistici

Al progetto partecipa l’Enea, con i ricercatori del laboratorio di robotica, insieme a quelli del centro polivalente per disabili “Pesci Rossi”, di Triggiano (Bari)

14 giugno 2018

Quando si parla di Disturbi dello Spettro Autistico (DSA), ci si riferisce a tutta una serie di condizioni che hanno in comune la compromissione persistente della comunicazione e dell’interazione sociale; nonché modalità di comportamento, interessi e attività ripetitivi e ristretti. Le persone  con DSA - in Italia tra i 350 ed i 500mila, perlopiù bambini e minori - sono generalmente refrattari al contatto con il mondo che li circonda chiusi in un loro universo, nel quale è spesso difficile penetrare. Ora però, in aiuto degli Specialisti, sono scesi in campo anche i robot. Così dimostra un Progetto, attivato da Dicembre scorso in Puglia, nel quale gli umanoidi supportano gli Specialisti durante le sedute di terapia con le persone autistiche. Al progetto partecipa l’ENEA, con i Ricercatori del suo Laboratorio di Robotica,  insieme con gli Operatori del Centro polivalente per disabili “Pesci Rossi”, di Triggiano (Bari).

Si è svolto recentemente, presso l’Università Pirelli-Bicocca di Milano, un Convegno dal titolo “Interazione uomo-robot” nel quale si è discusso del se e del quanto i robot siano in grado di aiutare la psicologia umana, ovvero della funzione educativa della robotica. Uno degli esempi che sono stati portati è stato quello dell’impiego di robot umanoidi nell’approccio al mondo delle persone autistiche, approccio complicato e spesso fallimentare per noi umani cosiddetti normali. E’ noto, infatti, come le persone affette da Autismo – meglio dire da Disturbi dello Spettro Autistico (DSA), in Italia tra i 350 ed i 500mila, perlopiù bambini e minori – rifiutino, generalmente, il contatto con il mondo che li circonda chiusi in un universo tutto loro, nel quale è spesso difficile penetrare. La maggior parte di loro sono, come detto, bambini o minori, li chiamano anche i “Bambini della Luna” per marcare, con un’immagine romantica, la distanza, a volte siderale, che li divide dal mondo in cui, è proprio il caso di dirlo, sembrano essere capitati per caso. Bene, la robotica può essere di aiuto, se non risolutiva.

La chiave di volta starebbe nel fatto che i robot umanoidi sono in grado di suscitare empatia e sono indubbiamente meno soggetti degli umani alle emozioni. Queste due particolari “proprietà” consentirebbero loro di entrare in relazione con le persone autistiche, aprendo un cuneo importante nel muro di cui dicevamo. Molti esperimenti sono stati - e sono - portati avanti in questo settore e a dimostrare i buoni risultati ottenuti sta, ad esempio, uno Studio, intitolato “Graded Cueing Feedback in Robot-Mediated Imitation Practice for Children with Autism Spectrum Disorders“, condotto, nel 2014, dalla USC Viterbi School of Engineering, dell’Università della California del Sud. Ma Progetti simili sono attivi anche da noi, come riferiamo qui.

Nao, Kaspar, Zeno e Milo oper i bambini autistici
È alto 60 centimetri, pesa appena 5 chili e si chiama NAO. È un robot e da Dicembre scorso fa da assistente negli Studi di alcuni Neuropsichiatri in Puglia, come terapista, in aiuto dei bambini con DSA. Si tratta di un Progetto, della durata di due anni, a cui partecipa l'Enea, con i Ricercatori del suo Laboratorio di Robotica e con la collaborazione del  Centro polivalente per disabili “Pesci Rossi”, di Triggiano (Bari).

Anche questo Progetto parte dall’assunto che i robot possano aiutare i bimbi con autismo nelle terapie a cui sono sottoposti, supportando lo sviluppo di abilità sociali e comunicative compromesse dalla loro condizione. Nao, prodotto dalla Aldebaran Robotics, ma anche i colleghi Kaspar, sviluppato dalla University of Hertfordshire o ancora Zeno e Milo, della Robokindn con funzionalità e modalità diverse sono da tempo oggetto di studio perché come automi rappresentano delle versioni semplificate, minime, controllate e prevedibili e possono aiutare i bambini autistici a prendere confidenza con le interazioni umane. Come racconta anche Claudio Moriconi, Responsabile del Laboratorio di Robotica dell'Enea: “L'idea è quella di avere uno strumento che abbia sufficienti capacità di interazione ma che al tempo stesso elimini o quanto meno mitighi i contatti emotivi che una persona porta necessariamente con sé, anche a livello inconscio”.  Da questo punto di vista, continua Moriconi, “un robot potrebbe rappresentare un modo opportuno per entrare in contatto con i bambini senza creare i disagi tipici dell'interazione umana per chi soffre di autismo”. “Anche involontariamente altri bambini e persone possono emettere dei segnali che richiedono a volte un ritorno emotivo che magari il  bambino non è in grado di dare”.  

Il ruolo dell'Enea, come partner del Progetto, è quello di mettere a disposizione del Neuropsichiatra una serie di strumenti per permettere al Terapeuta di usare il robot come lui vorrà. “L'ipotesi è che l'interazione fisica e vocale favoriscano una maggiore capacità di contatto con il mondo esterno”, conclude Moriconi. L’idea è strutturare un percorso a gradini, in cui il bambino autistico prima interagisca da solo con il robot e successivamente lo faccia con la presenza di un'altra persona, attraverso un processo di interazione mediata con il robot stesso. “Il processo che abbiamo introdotto nella sperimentazione” – aggiunge Andrea Zanela, altro Ricercatore dell’Enea – “parte dall’incremento dell’attenzione condivisa per arrivare a sviluppare, attraverso processi imitativi, l'interazione a tre, ovvero del bambino con il robot e con un altro compagno, che può essere un altro bambino, un genitore, un insegnante o un medico”.

Dunque un Progetto promettente che, oltre a contribuire a costruire un rapporto stretto tra il bambino autistico ed il suo amico robot, propizierà probabilmente un abbraccio reciproco così che si avveri la profezia di Isac Asimov, il romanziere russo inventore degli umanoidi, che nella sua raccolta di racconti intitolata “Io Robot” (1950) scrisse: “Le braccia di acciaio cromato del robot - capaci di piegare una sbarra dello spessore di sei centimetri - stringevano la bambina delicatamente, amorosamente e i suoi occhi splendevano di un rosso intenso”.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Quotidiano Repubblica.



Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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