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Grazie alla tecnologia nasce una nuova professione, l’ergonomo dell’inclusione

Questa figura si occupa di favorire l’autonomia e la partecipazione delle persone con disabilità, attraverso l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione

12 settembre 2018

Le cosiddette “nuove tecnologie” entrano a far parte in misura sempre maggiore del nostro quotidiano, anche di quello lavorativo e non solo sono applicate all’organizzazione del lavoro ed alle diverse fasi del processo produttivo, ma danno origine anche a nuove professioni. E’ questo il caso dell’ergonomo dell’inclusione, figura professionale che si occupa di utilizzare le nuove tecnologie, scegliendo quelle più adatte ad agevolare il lavoro di persone con disabilità. Grazie a questa nuova figura professionale, cresce anche l’attenzione verso i lavoratori più anziani.
Le cosiddette nuove tecnologie stanno prendendo piede, sempre in maggior misura, nella nostra vita quotidiana. Nelle case, ad esempio, molte funzioni sono oggi robotizzate, cioè comandate tecnologicamente. Per non parlare poi del tempo che passiamo davanti al nostro PC o in compagnia di smartphone e tablet, nei quali sono presenti diverse App, utili per i più svariati utilizzi. Sono strumenti tecnologici ormai divenuti ormai indispensabili e che difficilmente abbandoniamo, tanto da far parlare di una vera e propria “dipendenza”.

Anche il lavoro si è tecnologizzato e nelle fasi organizzative e in quelle più propriamente tecniche, legate ai diversi momenti della produzione e gli esperti discutono se questo ingresso delle nuove tecnologia sia, per i lavoratori, un’opportunità o una minaccia. In una recente intervista, pubblicata sul sito web di “QuiFinanza”, il Professor Pietro Ichino, noto giuslavorista, ha osservato che: “Il cambiamento profondo delle condizioni di lavoro che il tessuto produttivo dei Paesi occidentali offre oggi alle nuove generazioni riflette un notevole aumento delle disuguaglianze di produttività tra le imprese e tra gli individui. Questo fenomeno è a sua volta l’effetto di un processo molto rapido di evoluzione tecnologica, che aumenta la distanza tra chi è capace di appropriarsi delle nuove tecniche e chi no. Ed è anche un effetto della globalizzazione, che mette in difficoltà una parte della forza-lavoro dei Paesi più ricchi esponendola alla concorrenza della forza-lavoro dei Paesi in via di sviluppo.”

Indubbiamente quello messo in luce dal Professor Ichino è un aspetto potenzialmente negativo della questione “nuove tecnologie e mondo del lavoro”, ma a ben guardare vi sono anche aspetti positivi, ovvero opportunità date dall’utilizzo della tecnologia che, se sfruttate e governate con intelligenza, possono migliorare la vita dei lavoratori e rappresentare delle opportunità anche per chi è disabile o anziano e, in ragione della sua condizione, è spesso escluso o espulso dal lavoro.

L’ergonomo dell’inclusione
Sovente accade infatti che, per incidenti sul lavoro o per disabilità acquisite (ma anche congenite) un lavoratore rischi l’esclusione o l’espulsione dal processo produttivo. Quando ci si trova in questa situazione si può solo sperare che si possa trovare per lui una “nicchia” nella quale collocarlo, fino al termine naturale (pensione) della sua vita lavorativa, magari declassandolo o assegnandolo a mansioni diverse, inferiori a quelle prima ricoperte. Se questo non avviene è possibile la perdita del lavoro, nella migliore delle ipotesi con un pensionamento anticipato, per motivi di salute. Ma oggi nei luoghi di lavoro possano essere adottate soluzioni tecnologiche avanzate che consentono di promuovere l'inclusione e quindi la valorizzazione delle competenze, residue, o temporaneamente limitate, di questi lavoratori garantendo loro dignità e rispetto, personale e professionale.

Questo è possibile non solo grazie alle nuove tecnologie, ma anche grazie ad una nuova figura professionale, da queste propiziata, che sta facendo il suo ingresso in molti luoghi di lavoro. Si tratta dell’ergonomo dell’inclusione. L'ergonomia è una scienza applicata multidisciplinare che si occupa della interazione tra l'uomo e il suo ambiente. Nei luoghi di lavoro, più propriamente, l'ergonomia si occupa della progettazione degli spazi, degli attrezzi e dei processi produttivi, in funzione delle capacità specifiche dei lavoratori. In questo senso l'approccio ergonomico cerca di ottimizzare l'interazione tra uomo, macchina ed ambiente, intervenendo sull'organizzazione, razionalizzando i processi e lo spazio appunto, migliorando il sistema posturale e riducendo di conseguenza le condizioni di stress psico-fisico. Di conseguenza, l’ergonomo dell’inclusione si occupa di utilizzare le nuove tecnologie per agevolare il lavoro di persone con disabilità, selezionando la tecnologia più adatta a potenziare le competenze possedute, e ora in declino, di ogni persona che occorra supportare, anche quando si tratti, ad esempio, di un lavoratore anziano.
L’ingresso nel processo lavorativo dell’ergonomo dell’inclusione consente così al lavoratore, anche in caso di sopraggiunta disabilità, di continuare a svolgere funzioni coerenti con il proprio background formativo e professionale, senza costringere il datore di lavoro a rivedere gli incarichi e magari a relegare persone con attitudini manageriali o con specifiche abilità a compiti sottodimensionati.

Anche la ricerca tecnologica si sta occupando di questo nuovo ambito del mondo del lavoro. L'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), di Genova, infatti, presta da tempo attenzione a questo scenario, sviluppando applicazioni avveniristiche che possono concretamente migliorare la qualità della vita dei lavoratori, facendo sperimentare alle aziende soluzioni organizzative davvero innovative che, grazie all’applicazione intelligente delle nuove tecnologie, garantiscano anche produttività e buon clima interno. 

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web di Wired (www.wired.it) e dal Sito web dell’Associazione Italiana Direttori Personale (www.aidp.it).  



Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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