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Il sonno REM è importante per consolidare i ricordi e la memoria

Lo prova uno studio degli scienziati canadesi della McGill University, in collaborazione con i colleghi svizzeri dell’università di Berna

23 giugno 2021

La fase del sonno cosiddetta REM (Rapid Eye Movement) è importante per la memoria, per consolidare i ricordi e quanto appreso durante la giornata. Lo prova uno studio degli scienziati della McGill University, di Montreal (Quebec Canada), svolto in collaborazione con i colleghi dell’Università di Berna, in Svizzera e pubblicato sulla rivista scientifica “Science”. Lo studio costituisce la prova più chiara fino ad oggi provata che la fase iniziale del sonno, caratterizzata dal movimento rapido degli occhi, appunto la fase REM, è fondamentale per la memoria, importante funzione cerebrale addetta alla conservazione ed al richiamo delle informazioni che assimiliamo.

Dormire bene è importante ma, oltre alla qualità, lo è anche la quantità di ore dedicate al sonno. Come rivela uno studio della National Sleep Foundation USA, pubblicato sulla rivista scientifica “Sleep Health”, ogni individuo, a seconda dell’età, ha bisogno di una quantità minima di ore di sonno quotidiane. I ritmi di sonno e veglia, meglio noti come ritmi circadiani, sono caratterizzati da specifici processi fisiologici, pertanto è bene che i tempi di riposo e veglia vengano egualmente rispettati. Durante la fase di “sonno” si ha una transitoria perdita di coscienza ed una parziale riduzione di diverse funzioni biologiche; in questa fase, ad esempio, si riduce la produzione degli ormoni corticoidi ed adrenergici, viceversa aumenta la secrezione dei fattori di crescita. La qualità del sonno determina, inoltre, la qualità della vita diurna.

Il sonno è caratterizzato da due fasi principali che si susseguono, l’una all’altra, per diverse volte (4-5 cicli): il sonno REM e il sonno NON REM. E’ definita REM (Rapid Eye Movement) quella fase del sonno, non ancora profondo, nella quale gli occhi “sfarfallano” e i muscoli si rilassano. Si tratta della fase del sonno più controversa e più importante per il nostro organismo. Un recente studio, del quale riferiamo qui, ha, infatti, dimostrato che è proprio in questo momento del riposo che si consolidano le informazioni immagazzinate durante il giorno, trasformandosi in memoria. Ne consegue che interrompere l’attività cerebrale durante la fase REM del sonno rende difficile ricordare quanto appreso durante il giorno.

Recenti studi si sono concentrati su cosa avviene nel cervello durante il sonno profondo, caratterizzato dal replay delle esperienze della giornata, ma resta un mistero cosa avviene durante il sonno cosiddetto REM. Così l’equipe degli scienziati della McGill University, di Montreal (Quebec Canada), guidata da Sylvain Williams, in collaborazione con i colleghi dell’Università di Berna, in Svizzera, ha deciso di `intrufolarsi´ direttamente nel cervello addormentato delle cavie, per capire meglio cosa accade.

Sonno e memoria
Intitolato “Causal Evidence for the Role of REM Sleep Theta Rhythm in Contextual Memory Consolidation”, lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Science” ed è riuscito, per la prima volta, a fornire una spiegazione della funzione della fase REM del sonno per lo meno per quanto riguarda i topi, visto che gli esperimenti sono stati effettuati su di loro.
Sapevamo già che le nuove informazioni acquisite venivano immagazzinate in differenti tipologie di memorie, spaziali o emozionali, prima di essere consolidate o integrate”, ha spiegato il Professor Sylvain Williams, scienziato e docente dell’Università canadese, che ha guidato la ricerca. “Ciò che non era chiaro, fino ad oggi, era il passaggio da immagazzinamento a consolidamento”, secondo i ricercatori, responsabile della formazione della memoria sarebbe proprio la fase REM del sonno.

Utilizzando l’optogenetica - una tecnica che, attraverso l’impianto di una microscopica fibra ottica, permette di attivare e disattivare specifici neuroni usando un impulso di luce - gli scienziati sono stati in grado di controllare un particolare gruppo di cellule del cervello.  Gli scienziati hanno osservato che ogni volta che si accedeva la luce, si riduceva drasticamente un ritmo dell’attività cerebrale chiamato “oscillazioni theta”, che si ritiene supporti la formazione della memoria. I ricercatori hanno poi dimostrato che se questa alterazione avviene durante il sonno REM, i topi, utilizzati come cavie in laboratorio, falliscono nei successivi test di memoria. Quelli sottoposti al test, infatti, hanno mostrato di indagare a fondo nello stesso modo un oggetto completamente nuovo e uno che avevano visto il giorno prima.

Lo studio ha confermato l’importanza della fase del sonno nota come REM per la formazione ed il consolidamento della memoria e dunque il sonno REM potrebbe diventare il bersaglio di possibili altri studi e di cure farmacologiche atte a prevenire e curare proprio i disturbi della memoria.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Quotidiano La Stampa

Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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