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Rischio obesità in età adulta individuabile già a dieci anni

La scoperta, frutto di uno studio italo americano, consente di riconoscere il rischio obesità in età precoce

15 marzo 2019

Chi soffrirà di obesità? Lo si potrebbe capire già da bambini, e più precisamente dai 10 anni di età. A dimostrarlo sono stati, con uno studio specifico i ricercatori dell’Università di Pisa e dello statunitense National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases, di Bethesda, secondo i quali sarebbe possibile individuare precocemente il rischio, nell’età adulta, di soffrire di obesità per il fatto che alcuni bambini hanno, per predisposizione genetica, un metabolismo cosiddetto “risparmiatore”. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Metabolism Clinical and Experimental”.

E’ noto come l’obesità sia una condizione patologica in grado di favorire la comparsa di tutta una serie di malattie croniche, come il diabete o le malattie cardiovascolari. Questa condizione è in aumento in molte parti del mondo, compreso il Bel Paese nel quale crea danni consistenti e spesso irreversibili alla salute di molti suoi abitanti, soprattutto a causa di stili di vita sregolati come, ad esempio, quello alimentare; nonostante il nostro sia il Paese della cosiddetta “dieta mediterranea” che ha ottenuto diversi riconoscimenti per la sua capacità di assicurare un equilibrato apporto delle sostanze nutrienti necessarie ad una vita sana. Un altro fattore importante di non salute, legato all’obesità e spesso causa della sua comparsa, è la sedentarietà, ovvero lo scarso movimento ed esercizio fisico. Queste due condizioni, spesso correlate, rappresentano un rischio grave per la salute di diverse decine milioni di persone in Italia e nel mondo.

Secondo l’International Association for the Study of Obesity, in Europa un bambino su tre è obeso o sovrappeso. Negli Stati Uniti gli obesi sono 29 milioni, mentre in Italia le persone in sovrappeso sono 22 milioni, 6 milioni sono, invece, gli obesi. In questa graduatoria i bambini italiani occupano, purtroppo, un posto importante. Sono, infatti, tra i più grassi d'Europa, che è molto appesantita soprattutto nella sua parte meridionale. Nella UE, infatti, l'Italia ha il maggior tasso di obesità infantile tra i maschi (21%, a pari merito con Cipro) mentre il 42% dei maschi è obeso o in sovrappeso (solo Cipro fa peggio con il 43%). Le bambine italiane hanno, inoltre, uno dei tassi più alti di obesità e sovrappeso, il 38%.

Oltre ad uno stile di vita corretto è estremamente importante riuscire a diagnosticare precocemente il rischio obesità, per mettere in atto tempestivamente le strategie necessarie a scongiurare i problemi di salute che questa condizione procura. In questo senso importante è quanto ha rivelato un recente studio italo-americano, relativamente alla possibilità di predire la predisposizione genetica all’obesità fin dai dieci anni di età, valutando la presenza di una condizione genetica detta del “metabolismo risparmiatore”.

Lo studio
Condotto dai ricercatori dell’Università di Pisa e dello statunitense National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases, di Bethesda, lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Metabolism Clinical and Experimental.
Partendo dalla costatazione che alcuni bambini hanno, per predisposizione genetica, un metabolismo cosiddetto “risparmiatore”, ovvero presentano una condizione fisiologica per cui il loro dispendio energetico - che generalmente dipende in larga parte dalla composizione corporea (e in particolare, dalla massa magra), dall’età e dal sesso - risulta inferiore rispetto a quello “normale”. In poche parole questi bambini consumano meno calorie di quelle che dovrebbero consumare per le loro caratteristiche fisiche, i ricercatori hanno capito che questa condizione può rappresentare la spia di una possibile predisposizione all’obesità, ma nel contempo questo campanello d’allarme consente d’intervenire adeguatamente in modo precoce.

Indubbiamente si tratta di un notevole passo in avanti nello studio dell’obesità come condizione patologica anche se – come ha precisato il Dottor Paolo Piaggi, del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, dell’Ateneo pisano – “i geni che regolano il metabolismo umano e che danno origine a diversi profili metabolici nella popolazione umana (come appunto il metabolismo “risparmiatore” che predispone all’obesità) non sono ancora del tutto noti e sono attualmente oggetto di ricerca per la prevenzione e il trattamento dell’obesità.”.

Dalle analisi condotte durante lo studio sono emerse associazioni significative per quanto riguarda i valori del metabolismo misurato a 10 anni di età: i ricercatori hanno infatti osservato che una differenza di 200 kilo-calorie al giorno nel metabolismo basale è associata ad un aumento di 0.18 unità dello z-score di peso a 15 anni. “Per fare un esempio” – ha spiegato ancora il Dottor Piaggi -“se prendiamo in esame due bambini a 10 anni con una differenza di 200 kilo-calorie al giorno nel loro metabolismo basale, il bambino con dispendio energetico minore guadagna 0.18 unità z-score di peso, a 15 anni, rispetto al bambino con un dispendio energetico maggiore.”. “È quindi molto importante individuareil prima possibile questi bambini caratterizzati da un metabolismo “risparmiatore” per aiutarli a prevenire e contrastare la loro predisposizione al sovrappeso e all'obesità nell'età adulta, con tutte le complicanze che queste condizioni comportano come il diabete o i rischi cardiovascolari”.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Quotidiano Repubblica.




Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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