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Gilead premia 58 ricerche contro le malattie infettive e del sangue

In dieci anni di "sogni e sfide" distribuiti 11 milioni a 486 progetti. Tra i premiati la comunità Emmaus di Bergamo e l'Istituto di medicina solidale di Roma

21 ottobre 2021

MILANO - "Far sì che ricercatori, ricercatrici e associazioni di pazienti, all'interno delle proprie comunità, possano rendere possibile l'impossibile e trasformare le loro idee in iniziative concrete. Questo è lo spirito dei nostri bandi". Così Cristina Le Grazie, direttore medico di Gilead Sciences, in apertura della cerimonia durante la quale, ieri a Milano, è stata celebrata la decima edizione dei bandi Gilead. Bandi che sono stati immaginati e poi sviluppati per sostenere la ricerca scientifica e sociale nell'area delle malattie infettive e oncoematologiche (in particolare Hiv/Aids, epatite C e linfomi).

Un momento, quello di oggi in fondazione Feltrinelli, per premiare i 58 vincitori 2021 dei due bandi (uno per la ricerca scientifica e uno per i progetti socio-assistenziali, appunto). A loro Gilead assegnerà complessivamente oltre un milione di euro per realizzare i loro progetti entro i prossimi 12 mesi. "Progetti di grande valore", ha aggiunto Le Grazie, commentando non solo gli ultimi premiati ma in generale i 486 lavori finanziati con oltre 11 milioni di euro in dieci anni. Dieci anni in cui, ha sottolineato infine Le Grazie, "abbiamo lavorato per costruire un sistema equo, trasparente, innovativo e solidale" e quindi "migliorare la salute e la qualità di vita dei pazienti con patologie gravi".

Dieci anni, inoltre, di "sogni e sfide" in medicina, come ha sintetizzato Alberto Mantovani, immunologo e direttore scientifico dell'Humanitas di Milano, che nel suo intervento ha illustrato i principali passi della storia della medicina e della cura alle malattie infettive, dal primo vaccino inoculato in Occidente trecento anni fa sino agli studi internazionali di oggi contro il Covid-19. Spazio poi ai protagonisti della cerimonia, ovvero i vincitori. Tra loro, molti ricevono da anni il sostegno di Gilead. Un esempio è quello portato da Paolo Meli, coordinatore dell'area Hiv/Aids della comunità Emmaus di Bergamo; l'associazione, da trent'anni, è impegnata nell'accoglienza dei malati e nel superamento dello stigma sociale attraverso la sensibilizzazione dei giovani e della popolazione generale. Oppure Lucia Ercoli, fondatrice dell'istituto di medicina solidale di Roma, che mappa le periferie della città e inserisce in percorsi di cura adeguati le fasce più vulnerabili, con particolare attenzione alle donne, intervenendo così sulla diffusione delle infezioni sessuali.

O ancora l'equipe di lavoro di Paolo Sportoletti, professore di ematologia all'università di Perugia, che grazie a Gilead sta disegnando una traiettoria di ricerca utile a trovare terapie più precise e meno tossiche per la cura dei linfomi, tumori del sangue particolarmente aggressivi e talvolta ancora poco curabili con le tradizionali chemioterapie.

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