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Monitoraggio Lea, "disuguaglianze ancora troppo ampie"

L'analisi di Salutequità sui risultati della sperimentazione del Nuovo Sistema di Garanzia dei Lea del ministero: 6 le regioni “inadempienti”. L’organizzazione chiede di “pubblicare subito i dati 2020 per monitorare l’assistenza dei pazienti non-covid e prendere coscienza dei bisogni del Ssn”

15 settembre 2021

ROMA - Sono 6 le regioni italiane valutate nel 2019 dal ministero della Salute “inadempienti” nella capacità di garantire i Livelli essenziali di assistenza: Valle D’Aosta, Provincia Autonoma di Bolzano, Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia. Lo sottolinea Salutequità, “laboratorio italiano” per l’analisi dell’andamento e dell’attuazione delle politiche sanitarie e sociali, che ha analizzato i risultati della sperimentazione del Nuovo Sistema di Garanzia dei Lea del ministero. La nuova metodologia per la valutazione della capacità delle regioni di garantire i livelli essenziali di assistenza  dovrà sostituire a partire dal 1° gennaio 2020 il vecchio sistema di monitoraggio dei Lea.

Dall'analisi di Salutequità emergono disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari "ancora troppo ampie", rappresentate da una forbice significativa tra le migliori e le peggiori performance tra le regioni: oltre 40 punti di scarto per la prevenzione, circa 50 punti per il livello distrettuale e 48 punti per l’area ospedaliera. Le maggiori criticità, spiegano gli osservatori, si riferiscono all’area distrettuale (assistenza sanitaria territoriale) con ben 4 regioni “inadempienti” (Valle D’Aosta, P.A. Bolzano, Basilicata e Calabria); seguono l’area prevenzione con 3 regioni “inadempienti”  (P.A. Bolzano, Calabria e Sicilia) e l’area ospedaliera dove i "punteggi più bassi in assoluto e più preoccupanti sono della Calabria e del Molise, quest’ultima alle prese ormai da diverso tempo con la riorganizzazione della rete ospedaliera". “La regione Calabria è l’unica regione ad essere ‘inadempiente’ su tutte e tre le aree valutate dal ministero della Salute (prevenzione, territorio e ospedale) - si legge -  con criticità rilevanti, ad esempio, nei programmi organizzati di screening oncologici, nel tempo di arrivo dei mezzi di soccorso, nell’assistenza domiciliare integrata, nell’assistenza ospedaliera”.

Tra le regioni “adempienti” il punteggio più alto nell’area prevenzione lo ha centrato l’Umbria seguita dall’Emilia Romagna e dal Veneto, nell’area distrettuale spicca il Veneto seguito dall’Emilia Romagna, mentre nell’area ospedaliera il valore più alto è della P.A. di Trento seguita dall’Emilia Romagna. Rispetto ai valori del 2018, nel 2019 8 regioni hanno visto peggiorare le proprie performance nella prevenzione, 5 regioni nell’area distrettuale e 3 nell’area ospedaliera.

Lo scarto che c’è tra i risultati delle regioni è un vero e proprio scarto tra i diritti dei cittadini che deve essere assolutamente eliminato rivedendo gli strumenti dei Piani di rientro e del commissariamento, ma anche le modalità di collaborazione Stato-Regioni”, sottolinea Aceti. Salutequità chiede dunque di pubblicare subito anche i dati relativi al 2020 “perché solo in questo modo potremo misurare la reale resilienza del Ssn nell’assistenza erogata ai pazienti non-Covid nel pieno della pandemia, prendere coscienza dei bisogni del Ssn e fare scelte giuste e coraggiose nella prossima Legge di Bilancio”.  “Dobbiamo programmare subito un Ssn più forte, – conclude la presidente - che sappia far fronte al recupero delle prestazioni saltate in questo anno e mezzo e che sia in grado di garantire l’accesso alle cure per tutte le persone anche in caso di altri eventi pandemici”.

Infine “avanti tutta con il potenziamento dell’assistenza sanitaria territoriale prevista con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con l’approvazione degli standard del territorio e con il Patto per la Salute 2019-2021 che andrebbe rilanciato con forza su tutti i fronti”.

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