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Terapia di gruppo, lo psicoanalista: poco usata nei servizi ma funziona

Arriva il libro Claudio Neri (La Sapienza) che colma il gap formativo per gli operatori di salute mentale. Ecco come funziona questa “straordinaria opportunità”

6 maggio 2021

ROMA - Il gruppo di terapia "è una metodologia efficace per molti pazienti ma, allo stesso tempo, poco utilizzata nella pratica sia dagli psicoanalisti che dagli operatori negli ospedali psichiatrici e nei Centri di salute mentale. Ritengo che una delle ragioni sia il fatto che non è immediatamente chiaro quali siano gli effetti terapeutici del gruppo e come questo curi". Claudio Neri, psichiatra, psicoanalista e professore presso le scuole di specializzazione in Psicologia clinica della Sapienza Università di Roma, ha da poco pubblicato il libro 'Il gruppo come cura' (Raffaello Cortina Editore).

Lo psichiatra aggiunge: "La terapia di gruppo è ormai poco usata all'interno dei Servizi psichiatrici e dei Centri di salute mentale. Qui c’è sempre una richiesta eccessiva e i pazienti vengono attribuiti ai diversi curanti secondo dei turni. Si sarebbe quindi portati a pensare che se qualcuno attivasse un gruppo, solleverebbe gli specialisti dal carico di 8/9 pazienti. Un dato che verrebbe piuttosto vissuto con 'sospetto'- ribadisce lo studioso- ma non è così. Infatti in quei servizi che sono riusciti a sviluppare una cultura del gruppo terapeutico si sono sviluppati luoghi più favorevoli. Certo è necessario porre attenzione ad inserire ogni paziente nel gruppo a lui consono, perché' ci sono persone che hanno bisogno di un gruppo analitico, altre di un gruppo di socializzazione o di attività".

Quando le persone pensano alla terapia, "immaginano di andare da un analista che si occuperà esclusivamente di loro e le starà a sentire- prosegue il professore- la vedono dunque come una cura individuale. È molto più difficile pensare che la cura possa avvenire all'interno di un gruppo ed è vero che la formazione di un gruppo di terapia è un processo delicato e multifattoriale. Così, non solo bisogna comprendere quale tipo di gruppo sia adatto alla singola persona, ma anche se quella persona sia adatta a un gruppo", chiarisce lo psicoanalista.

Nella scelta dei pazienti per un gruppo, spiega ancora, "pur facendo un'ipotesi di quale possa essere il problema che hanno, cerco di farmi un'idea complessiva della persona, di quale possa essere il suo progetto vitale e quali siano stati gli intoppi nel realizzarlo. E nello scegliere le persone per un gruppo, tengo presente che non riguarda solo me, ma tutti i componenti. Ad esempio, ci sono persone con una diagnosi psichiatrica abbastanza grave- ricorda Neri- ma se hanno altre qualità (come la sincerità, l’originalità, il coraggio della loro bizzarria) daranno comunque un grande apporto al gruppo". Di contro, "le persone con un elevato livello di falsità non sono adatte a un gruppo, così come le persone con una struttura di personalità perversa, passiva e che tende a scaricare eccessivamente sugli altri il proprio disagio e i propri sintomi. Soggetti del genere pongono nel gruppo eccessivi problemi".

Quali sono allora le 'regole del gioco' in un gruppo? "Il conduttore deve essere responsabile per ciascuna persona all'interno del gruppo. Inoltre, non deve diventarne il capo, ne' intrattenere troppi rapporti individuali- risponde lo psicoanalista- per permettere che vi sia spazio per gli altri membri e che prenda forma il pensiero di gruppo: un pensiero multidimensionale, multiforme, fatto di molte cose, anche bizzarro. Per i membri del gruppo, invece, meno regole si pongono meglio è". In una prima fase, chiosa lo psichiatra, "l'attenzione e gli sforzi sono concentrati sul non far fare gruppo troppo presto e sul dare spazio ai diversi individui, sul caratterizzare le doti e sugli apporti che ogni individuo dà. Successivamente, c’è la necessità di accettare e incoraggiare che ci sia un pensiero divergente, che non vi sia conformismo. Inoltre, l'analista deve farsi carico di apportare alcuni valori fondamentali della psicoanalisi, ma anche permettere che le persone dicano cose inconsuete, cose pazze. Il conduttore e' dunque un garante della libertà e dei diritti dell'individuo all'interno del gruppo".

Quanto dura, in media, una terapia di gruppo? "La durata è equiparabile a quella di un'analisi- risponde Neri- poi ci sono persone che dopo un certo periodo sentono di aver imparato abbastanza, altre invece proseguono il percorso di ampliamento e crescita della loro personalità. Quello che è molto diverso è il costo, che è circa un terzo o un quarto di quello di un'analisi individuale".

Sebbene poco diffusa e conosciuta, la terapia di gruppo potrebbe essere una straordinaria opportunità una volta usciti dalle restrizioni dettate dalla pandemia: "Oggi entrare e rientrare in gruppo è una necessità assoluta- assicura Neri- La sofferenza che vediamo nei bambini è dovuta alla mancanza dei compagni, con i quali non basta intrattenere rapporti solo per mezzo dei telefonini. Viviamo in una società che è sempre più frammentata, in cui tutti i corpi intermedi dello Stato (sindacati, associazioni, etc.) sono messi ai margini, quindi c'e' un'assoluta necessità di rifare questa esperienza del molteplice, del dialogo, del piacere di stare insieme e della fiducia reciproca", conclude l'accademico.

Nel corso del mese di maggio il libro 'Il gruppo come cura' sarà presentato in giro per l'Italia e in alcuni eventi digitali: l'8 maggio presso il Centro psicoanalitico di Genova; il 15 maggio presso il Centro psicoanalitico di Roma, nell'ambito di un incontro e confronto con Rene' Kaes, psicanalista francese; il 21 maggio, infine, presso la scuola di psicoterapia Coirag di Roma.

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