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Covid, vaccino e disabilità: le “indicazioni operative” di Asmed

L'associazione pubblica il suo terzo documento, dedicato alle ragioni e le modalità dell'accesso prioritario delle persone con disabilità alla vaccinazione anti-covid. Tutte le indicazioni operative, dal consenso informato al vaccino a domicilio

22 febbraio 2021

ROMA – Vaccinare le persone con disabilità contro il Covid è necessario, urgente e quindi prioritario: Asmed, l'associazione nata per costruire e garantire percorsi di presa in carico sanitaria personalizzate per le persone con disabilità, ne illustra le cinque ragioni e le modalità operative, nel terzo documento appena pubblicato.

Consenso informato

Primo punto da chiarire è quello del consenso informato: “Tutte le procedure sanitarie devono essere proposte e spiegate alla persona che potrà accettarle o meno. Se il paziente ha un rappresentante legale (tutore o amministratore di sostegno), sebbene il consenso sarà dato da quest'ultimo, sarà importante cercare di coinvolgere nella decisione, nei limiti delle proprie condizioni, la persona con disabilità. Se il paziente non ha un rappresentante legale, ma non è in grado di esprimere il consenso alla vaccinazione, si applica l'articolo 5 del Decreto legge 5 gennaio 2021, con cui si delega il direttore sanitario o responsabile medico delle residenze protette ad esprimere il consenso informato/dissenso”.

Arruolamento: il vaccino, dove?

Per quanto riguarda l'arruolamento delle persone con disabilità, occorre distinguere tre contesti: la persona che vive o frequenta una struttura; la “chiamata attiva” di chi non abita in struttura e non frequenta centri diurni; infine, la vaccinazione a domicilio. Riguardo il primo ambito, “organizzare la seduta vaccinale nella struttura presenta molteplici vantaggi: il paziente si trova nell’ambiente abituale, evitando così il disagio che può derivare dall’ambiente sanitario sconosciuto; gli operatori conoscono bene le caratteristiche e le abitudini della persona, potendo così suggerire la migliore strategia per eseguire l’iniezione senza traumi; la persona con disabilità accetterà di essere sottoposto alla vaccinazione con più facilità con gli operatori abituali”

La chiamata attiva

Nel caso invece della “chiamata attiva” la persona con disabilità o il suo caregiver “è contattato telefonicamente per l’appuntamento e per un primo screening sulle caratteristiche della persona e il rilievo dei conseguenti bisogni. La chiamata per l’appuntamento può essere fatta da personale sanitario o da personale amministrativo o assistente sociale, a cui deve essere fornita una guida con poche e precise domande”. Dovranno inoltre essere costituiti “uno o più team vaccinali (medico e infermiere) dedicati alle persone con disabilità, in modo da poter trasferire le modalità operative e consolidarle” e dovranno essere “organizzate sedute vaccinali dedicate o di spazi all’interno di sedute con le caratteristiche adeguate”. Naturalmente, “l’ambulatorio deve essere sufficientemente ampio, per accogliere un paziente con sedia a rotelle o per dar modo di muoversi alla persona con disturbi comportamentali, e per accogliere l’accompagnatore”. Nel documento sono illustrate tutte le accortezze e le attenzioni necessarie per le varie tipologie di disabilità.

Il vaccino a domicilio

Infine, “per le persone con disabilità, con ridotta capacità di movimento o allettati, la valutazione del team vaccinale o dell’équipe DAMA-PASS deve prevedere la vaccinazione a domicilio”. Infatti, “dove esiste un team di assistenza domiciliare per l'emergenza SARS-Cov2, o comunque dove esiste un servizio di assistenza domiciliare, questo potrà essere impiegato anche per l'erogazione del vaccino, compatibilmente con la possibilità di una erogazione corretta per le caratteristiche di conservazione e preparazione del vaccino. Questo tipo di servizio – si precisa - andrà riservato alle situazioni di grave difficoltà nella mobilizzazione della persona con disabilità fisica o di severo disturbo comportamentale, che può essere superato eseguendo la procedura vaccinale presso la propria abitazione”.

I sintomi post-vaccinali

La sintomatologia post vaccinale, come febbre e dolori muscolari, “può essere motivo di agitazione e ansia nelle persone con disturbi cognitivi e di comunicazione – si legge nel documento - Per questo è raccomandabile la somministrazione preventiva di antipiretici e analgesici, come paracetamolo o FANS. L’esperienza ci dice che questa deve essere studiata per affrontare sia la possibilità di sintomatologia di precoce insorgenza dopo l’inoculazione del vaccino (ad esempio dolore in sede di iniezione), sia per l’eventuale sintomatologia che tipicamente potrebbe insorgere nelle ore e/o giornate successive alla vaccinazione (astenia, dolori artromuscolari, iperpiressia, ecc.)”.

Il vaccino per il caregiver

L'ultimo paragrafo del documento è dedicato alla vaccinazione del caregiver, il quale “dovrà essere sottoposto alla vaccinazione insieme al proprio congiunto con disabilità. Chi si occupa delle persone con disabilità dovrà essere protetto dall'infezione, per non essere lui stesso vettore di infezione per la persona con disabilità e per non essere impossibilitato alla cura del proprio congiunto disabile in caso di malattia. Organizzare la vaccinazione contemporanea della persona con disabilità e del suo caregiver è semplice ed evita disagi e perdite di tempo”.

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