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Sanità, Rapporto Crea: disagio economico per i consumi sanitari privati

"Nel 2018 3,1 milioni di famiglie hanno dichiarato di aver cercato di limitare le spese sanitarie per motivi economici, e di queste 819.482 le hanno annullate del tutto: i due terzi di queste famiglie appartengono ai quintili di minor consumo”

29 gennaio 2021

ROMA - "Nel 2018 3,1 milioni di famiglie hanno dichiarato di aver cercato di limitare le spese sanitarie per motivi economici, e di queste 819.482 le hanno annullate del tutto: i due terzi di queste famiglie appartengono ai quintili di minor consumo". È quanto emerge dal XVI Rapporto Sanità messo a punto dal Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (Crea Sanità), già consorzio dall’Università di Roma Tor Vergata e dalla Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg), con il supporto di alcune aziende. I dati sono stati presentati nel corso di un evento online.

"Rispetto all'anno precedente- prosegue il Rapporto- il fenomeno delle 'limitazioni' ha coinvolto 1,1 milioni di famiglie in meno, e quello delle 'rinunce' circa 300mila in meno".

Se nel 2014 il fenomeno coinvolgeva "l'11,5% e il 5,3% delle famiglie del I e II quintile rispettivamente- fa sapere ancora il Rapporto- nel 2018 tali valori si sono ridotti rispettivamente all'8,2% e al 3,6%. Malgrado ciò, il disagio economico per le spese sanitarie, combinazione di impoverimento per consumi sanitari e 'nuove' rinunce per motivi economici, rimane significativamente superiore nel sud del Paese (8,3% a fronte del 7,9% dell'anno precedente); segue il centro (5,9% a fronte del 6,4% del 2016) e il nord (4,1% a fronte del 3,5% del 2016)". Inoltre, a fronte della diminuzione delle 'rinunce', aumenta l'incidenza del fenomeno dell'impoverimento delle famiglie per spese sanitarie: "Sono 449.939 (11.429 in più rispetto all'anno precedente) i nuclei familiari impoveritisi (1,74% dei residenti e 2,2% di quelli che sostengono spese sanitarie). Rispetto al 2014 la sua incidenza è passata dal 2,0% al 2,2%.

Il fenomeno coinvolge le famiglie dei quintili più bassi (I e II), ma inizia ad interessare, pur se in minima parte, anche quelle del III quintile. "Le famiglie residenti nel Mezzogiorno- si legge nel Rapporto Crea- continuano ad essere le più colpite: 3,3% (0,1 punti percentuale in più rispetto al 2017 e 0,3 rispetto al 2014), contro l'1,4% di quelle del centro (0,3 punti percentuali in più rispetto al 2017), l'1,0% di quelle del nord-est (invariato rispetto all'anno precedente) e lo 0,8% di quelle del nord-ovest (0,2 p.p. in più rispetto al 2017)". Applicando quindi soglie di povertà relativa regionali, la misura del fenomeno dell'impoverimento registra "610.396 famiglie impoverite (2,4% delle famiglie), ovvero circa 160mila famiglie in più rispetto alla metodologia 'standard'". Aumenta infine l'incidenza nelle realtà del nord e si riduce in quelle del sud. "Il picco di incidenza, pari al 2,2% si registra però sempre al sud; segue il centro con l'1,3% e poi il nord con l'1,2% in media", conclude il Rapporto.

Equità problema irrisolto e in crescita

"Nel 2018, Il 77,6% (circa 20 milioni di nuclei) delle famiglie italiane ha fatto fronte a spese per consumi sanitari, contro il 61,8% del 2014 (sebbene con una variabilità importante a livello regionale)". È quanto emerge dal XVI Rapporto Sanità messo a punto dal Crea.

"La spesa media 'effettiva' privata per consumi sanitari- prosegue il Rapporto- risulta di 1.850,5 euro, con un incremento medio del +9,4% rispetto al 2014.

La crescita della spesa è del +15,6% e +15,5% nei primi due quintili di consumo (famiglie meno abbienti), e del +12,1% e +3,5% degli ultimi due (famiglie più abbienti)".

Il gap di spesa sanitaria fra primo e ultimo quintile, nell'ultimo quinquennio, si è quindi "ridotto passando da 3,9 a 3,5 volte- fa sapere ancora il Rapporto- ma per effetto di un maggiore onere che pesa sulle famiglie meno abbienti [. Per confronto, nel caso dell'Istruzione, la spesa nei primi due quintili si è invece ridotta ( -5,2% e -22,3% rispettivamente) ed è aumentata quella negli ultimi due (+20,4% e +38,7% rispettivamente)". Nel caso dei trasporti si è "ridotta per le famiglie del I quintile (-7,5%) ed è cresciuta progressivamente in tutti gli altri. In altri termini, mentre per i trasporti si osserva un andamento 'protettivo' almeno verso le fasce più deboli, in sanità è evidente che è in atto un processo iniquo, con un aggravamento della spesa dei meno abbienti". Iniquità che si ritrova, anche se in forma diversa, nell'istruzione, dove "è probabile che i dati indichino una tendenza al 'drop out' da parte delle famiglie più abbienti, che spendono molto più delle altre per l'istruzione dei figli", conclude il Rapporto Crea.

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