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Covid e anziani: dalle case di riposo un quarto dei decessi in Emilia-Romagna

In base ai dati forniti di recente in commissione, il 24,9% delle morti avvenute in Regione a causa del Coronavirus da inizio ottobre ha riguardato ospiti di strutture per anziani

22 novembre 2020

BOLOGNA - Un quarto dei decessi della seconda ondata Covid in Emilia-Romagna proviene dalle case di riposo. In base ai dati forniti nei giorni scorsi in commissione, infatti, il 24,9% delle morti avvenute in Regione a causa del Coronavirus da inizio ottobre ha riguardato ospiti di strutture per anziani. Il dato complessivo da inizio epidemia è invece assai più basso, il 9,6%. I dati in possesso della Regione confermano poi come la stragrande maggioranza dei decessi di questa seconda ondata riguardi persone al di sopra dei 70 anni, con il picco maggiore oltre gli 80. Nella gestione dell'epidemia, le cra "sono sicuramente un problema", ha ammesso Giuseppe Diegoli, responsabile del servizio Prevenzione collettiva e Sanità pubblica della Regione, in risposta alle domande dei consiglieri. Queste strutture, afferma Diegoli, "soprattutto nelle province di Modena e Ferrara hanno avuto numerosi casi in questa seconda ondata". Gli obiettivi del sistema sanitario per fronteggiare la situazione, spiega il dirigente regionale, restano la "formazione del personale e l'utilizzo dei test rapidi per il personale e i pazienti". In più c'è "l'obbligo di monitorare anche i parenti che vanno a trovare i pazienti, un passaggio indispensabile perché la chiusura completa delle visite agli anziani è controproducente per la salute complessiva dell'anziano".

Sulle strutture per anziani è tornata oggi all'attacco in particolare la Lega, con una interrogazione del leghista Emiliano Occhi rivolta all'assessore Donini. L'assessore, sempre in commissione, ha spiegato che ogni Ausl "si è dotata di un sistema di vigilanza capillare per essere in grado di tracciare tempestivamente i casi positivi nelle Rsa. Questa è la differenza tra la prima ondata e la seconda: in tutte le regioni, e ovviamente anche nella nostra, c'è una maggiore rapidità di azione". Per aiutare le strutture che non hanno caratteristiche idonee per affrontare i nuovi ingressi, ha chiarito ancora Donini, "nelle Ausl sono analizzate le dinamiche di contagio per poter trasferire in modo sicuro l'ospite risultato positivo. Sono stati inoltre, aggiunge, "previsti sostegni economici e remunerazioni specifiche degli operatori sanitari, per non far gravare i costi sulle spalle di pazienti e famiglie". Il tutto a carico della Regione. Ma le risposte non sono bastate ad Occhi, che tra l'altro evidenzia: "vengono completamente dimenticate le strutture private ma autorizzate".

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