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Gli oculisti: microbiota possibile “spia” di diverse patologie oculari

Gli esperti: in materia siamo ancora ad anno zero, ma proseguono gli studi. Se ne è discusso durante l’undicesima edizione del congresso nazionale di Aimo

21 ottobre 2020

ROMA - Negli ultimi anni si è aperta in medicina la possibilità che il microbiota, la comunità di batteri che vive costantemente con noi, possa influenzare la comparsa e l’evoluzione di varie patologie dell’uomo. Molte evidenze supportano questa ipotesi in vari settori della medicina, dalla gastroenterologia passando per la cardiologia, arrivando all’endocrinologia. Ultimamente anche gli oftalmologi hanno iniziato a riflettere a fondo su questo tema e la letteratura medica inizia a produrre ricerca in tale senso. Se n’è discusso nel corso dell’XI Congresso nazionale dell’Associazione Italiana dei Medici Oculisti, che si è svolto a Roma lo scorso 16 e 17 ottobre, durante una sessione organizzata dal dottor Alberto Lanfernini e dalla dottoressa Paola Bonci. “Sarà possibile in futuro diagnosticare alcune malattie oculari anche tramite l’esame dei microbiota oculare e intestinale? Su questa materia siamo ancora all’anno ‘zero’- ha detto il dottor Lanfernini- ci vorranno numerosi studi ancora per confermare queste ipotesi, ma le evidenze potrebbero iniziare a suggerire questo. Senz’altro il tema è fortemente innovativo in oculistica, quasi una frontiera inesplorata, in cui ci si comincia ad affacciare”.

Il microbiota, hanno intanto spiegato gli esperti, è definito come la ‘popolazione di microrganismi che colonizza un luogo’ e viene assunto dall’uomo durante il parto e risulta in parte modificabile durante la crescita. Durante la sessione congressuale si è parlato in particolare del microbiota intestinale e di come questo sia “concausa di patologie e squilibri in vari organi”, ponendo l’accento sui meccanismi fisiopatologici di questa correlazione “basata sulla produzione di citochine e altri mediatori infiammatori sistemici che vanno a colpire a distanza strutture bersaglio”. Ha quindi proseguito il dottor Lanfernini: “Il MALT (il tessuto linfoide associato alle mucose) è il sistema immunitario delle mucose, compresa quella congiuntivale: in questa ottica è comprensibile che ogni condizione di disregolazione immunitaria coinvolga anche gli occhi”. La relazione si è poi indirizzata sulle possibili indagini di laboratorio utili per inquadrare gli squilibri, necessarie per capire dove intervenire per “ripristinare l’omeostasi intestinale e delle mucose in generale. La dieta è una variabile fondamentale per prendersi cura del microbiota intestinale- ha aggiunto Lanfernini- e i probiotici hanno effetto riequilibratore in caso ci siano deviazioni dalla norma, condizione chiamata disbiosi”.

Per la parte oftalmologica, la dottoressa Bonci ha invece riportato le evidenze in letteratura di quanto noto riguardo le correlazioni tra microbiota e patologie importanti, come alcuni tipi di glaucoma, degenerazione maculare, uveiti, occhio secco, citando recenti studi che vanno in tale direzione e che sono una novità “potenzialmente di rilievo per l’oculistica”. Per la prima volta in un congresso nazionale italiano si è parlato poi di metagenomica del microbiota oculare, che rappresenta “la totalità del patrimonio genetico posseduto dal microbiota”, con una relazione dettagliata del dottor Davide Borroni. Non si è tralasciato ancora di valutare le alterazioni del microbiota e le conseguenze nei bambini, perché “anche loro possono risentire di squilibri”, ne ha parlato il dottor Roberto Caputo, responsabile di Oftalmologia dell’ospedale Meyer di Firenze. Infine, il professor Edoardo Villani ha illustrato l’utilità dei probiotici in collirio nelle patologie infiammatorie della superficie oculare.

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