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Coronavirus, Aodi (Amsi): l'Italia non abbandoni Tunisia e Libia

Proposte concrete per combattere le partenze all'origine e contrastare uomini e vertici delle forze di sicurezza corrotti e la violenza sugli esseri umani in Libia

9 agosto 2020

ROMA - Proposte concrete per combattere le partenze all'origine e contrastare uomini e vertici delle forze di sicurezza corrotti e la violenza sugli esseri umani in Libia, per fare un passo avanti nell'attuazione degli accordi bilaterali. Altrimenti si corre il rischio di "stare sempre nello stesso punto" a curare il "malato" solo quando ha la febbre, facendo "a gara di chi la spara più grossa contro i migranti e gli stranieri per fini elettorali". Cosi in una nota il presidente del'Associazione medici di origine straniera (Amsi), e della Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai), Foad Aodi, intervenuto per commentare le recenti dichiarazioni del governo italiano rispetto alle partenze via nave di migranti dalla Tunisia.
 
Aodi, che è rappresenta anche le associazioni parte del movimento "Unite per Unire", ha detto che le realtà che presiede sono "sorprese e addolorate delle dichiarazioni contro la Tunisia e sull'immigrazione da parte del Presidente del Consiglio Conte e il Ministro Di Maio". Il medico di origini palestinesi, che è anche esponente del registro esperti della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), ha ribadito che "non si può lasciare la Tunisia, la Libia e i Paesi africani da soli a combattere una battaglia che ci riguarda tutti".

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