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Coronavirus, Lopalco: non ha niente a che vedere con influenza

L'epidemiologo ammette l'errore sulla stima della suscettibilità al virus. Non il 90% ma il 97% degli italiani non lo ha mai incontrato. Il sistema di sorveglianza ha individuato un caso su 6

5 agosto 2020

ROMA - "Il Covid-19 non ha niente a che vedere con l'influenza che è molto più contagiosa e molto meno letale. Si può mantenere sotto controllo con un attento controllo dei focolai e l'individuazione precoce dei super-diffusori. E con un briciolo di buonsenso da parte dei cittadini che, a fronte della protezione della salute propria e dei propri cari, devono fare dei minimi sforzi: evitare luoghi affollati, lavarsi le mani e mettere la mascherina quando serve". Lo scrive in un post pubblicato sui social Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e coordinatore regionale della task force che in Puglia si occupa dell'emergenza sanitaria.
 
L'esperto dà anche un titolo al suo breve scritto: "Mi ero sbagliato", perché ammette "con fatica" di aver "azzardato una stima del livello di suscettibilità al Sars-CoV-2 in Italia dicendo che almeno il 90% degli italiani al Nord ed il 99% al Sud non avevano mai incontrato il virus". Invece la diffusione dei "risultati preliminari della indagine sieroepidemiologica nazionale" spiega che "la quota di suscettibili al Sud è superiore al 99%. In Puglia è il 99,1%. Al Nord solo la Lombardia si discosta sensibilmente dalla media nazionale ma sempre con un limitatissimo 7,5%. Il 97,5% degli italiani non ha mai incontrato il virus e - scrive Lopalco - una seria analisi di questi dati, finalmente, potrà dare un significato concreto alla generica affermazione che dobbiamo convivere con il virus".
 
Sull'indagine, l'epidemiologo afferma che "possiamo almeno fare qualche semplice riflessione" ovvero che "in Italia i casi di infezione sono stati in tutto 1,5 milioni. Questo vuol dire che il sistema di sorveglianza (i famigerati tamponi) hanno individuato un caso su 6. Per un sistema di sorveglianza del genere, cioè basato su conferma di laboratorio, è un'ottima performance", che "la letalità stimata sul totale delle infezioni è del 2,3%, lo spauracchio degli asintomatici che appestano il mondo deve essere un po’ rivisto, si mette la parola fine su un'altra querelle: il coronavirus non si trasmette per aerosol, altrimenti avremmo avuto dati di prevalenza a due cifre. Il virus ha ancora praterie di suscettibili da infettare, come direbbe Raffaella Carrà, da Trieste in giù", conclude.

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