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Emergenza Covid e anziani: a rischio più di 80 mila persone

I numeri del Garante nazionale aiutano a dare l’idea di quanto accaduto nelle Rsa. Nella Relazione annuale presentata un focus anche sulle strutture che ospitano persone con disabilità

30 giugno 2020

ROMA - Emergenza Covid e residenze sanitarie per anziani: la Relazione annuale al Parlamento presentata dal Garante nazionale, Mauro Palma, fa parlare i numeri per dare l’idea della gravità di quanto accaduto durante la pandemia. Da una ricerca epidemiologica condotta su un campione rappresentativo di Rsa, realizzata dall’Istituto superiore di sanità in collaborazione con il Garante nazionale “i decessi causati dal Covid-19 sono stati 6.773, dato rilevato sulle 1.082 strutture che hanno risposto all’indagine nel periodo tra il 25 marzo e il 14 aprile. Mentre il 1° febbraio le persone ricoverate erano 80.131, con una media di 74 per struttura”. “Per restituire l’ordine di grandezza della fascia di popolazione fragile esposta al rischio di contagio e di conseguenza alla trasformazione della propria residenzialità in una forma di fatto di segregazione – spiega la Relazione -, si deve considerare che il totale delle Rsa presenti nel nostro Paese, tra quelle pubbliche e private o convenzionate, è di 4.629”. La Relazione prende in considerazione solo quelle pubbliche o convenzionate (complessivamente 2.603 strutture) con un numero di posti letto disponibili pari a 88.571. Numero che supera quello degli abitanti della provincia di Isernia, la più piccola d’Italia, con circa 85.00 abitanti”.
 
L’emergenza sanitaria, secondo il garante, ha limitato profondamente, attraverso provvedimenti legislativi, le libertà fondamentali dei cittadini e, in alcuni casi “comportato persino situazioni di privazione de facto della libertà personale”, come per le Rsa. “Non essere vecchio – sottolinea la Relazione - è criterio di selezione del personale della politica e dei luoghi decisionali, di riconoscimento di valore agli impianti normativi e istituzionali. Fino a rischiare di essere criterio di selezione nell’accesso alle cure. Per la persona ospite di strutture residenziali, l’età avanzata e le condizioni di vulnerabilità fisica e mentale finiscono a volte per diventare una chiave interpretativa di comportamenti che possono determinare emarginazione o addirittura denigrazione”.
 
Le Rsa sono molto diffuse soprattutto nelle regioni del Nord e ospitano per lo più anziani che hanno difficoltà a condurre una vita autonoma, spesso con diverse patologie, anche se non in fase acuta, e scarse possibilità di recuperare l’indipendenza.  “Alcuni di essi – spiega il Garante - non possono essere assistiti a domicilio per l’inadeguata presenza dei servizi territoriali appartenenti alla sfera del sistema sanitario nazionale”. Sistema che, secondo la Relazione, in alcune regioni si è strutturato in modo da prediligere il ricovero e la residenzialità ospedaliera rispetto all’assistenza domiciliare con servizi specialistici, diffusa sul territorio.


“In alcuni casi – prosegue la Relazione -, le informazioni raccolte e la raccapricciante cronaca di questi ultimi mesi raccontano del rischio che, proprio a causa delle insufficienti risposte territoriali, queste persone anziane possano essere state abbandonate in modo discriminatorio alla ‘non cura’ del Covid-19. Da qui, anche per la necessaria chiusura alle visite delle figure di supporto non sanitario, l’ulteriore rischio di una privazione della libertà personale. Le notizie emerse da interviste e inchieste giornalistiche hanno riferito anche del mancato invio da parte delle Aziende sanitarie locali di figure mediche o specialistiche per la gestione del contagio all’interno di queste strutture, a volte di un maggiore ricorso alla contenzione e, più nefastamente, di decessi senza cure adeguate. Certamente, l’attribuzione agli Enti gestori, secondo un’ottica errata di sussidiarietà da parte di alcune autorità regionali e delle loro Aziende sanitarie, della responsabilità nel rifornimento di dispositivi di protezione personale ha prodotto rallentamenti negli interventi”. E mentre le Procure indagano su quanto avvenuto, il Garante nazionale ha inserito nello schema di indagine predisposto dall’Istituto superiore di sanità alcuni quesiti relativi proprio agli effetti della chiusura sulla vita quotidiana delle persone ospitate.

Covid e disabilità.
“Non sappiamo ancora nulla di quanto possa essere accaduto all’interno di altre strutture simili alle Rsa – sottolinea la Relazione – come le Residenze sanitarie per disabili (Rsd) o le Comunità socio-sanitarie (Css). Le informazioni a disposizione sono frammentarie e discordanti: da un lato rivelerebbero che gli interventi messi in atto dagli Enti gestori siano stati sufficienti a evitare gravi conseguenze, dall’altro, indicano la mancanza di un giusto sostegno da parte del sistema sanitario regionale. Un fatto certo è che il Garante nazionale ha ricevuto segnalazioni da parte di alcune Associazioni che riferivano di ‘persone con disabilità contagiate, ammalate e purtroppo anche decedute’. Questa riflessione – prosegue la Relazione - è importante per capire che il lavoro di monitoraggio sulla diffusione del Covid-19 nelle strutture socio-sanitarie assistenziali non è ancora concluso e che il rischio di nuovi focolai al loro interno è tuttora reale. Molte di queste strutture infatti sono rimaste non presidiate dal sistema sanitario regionale che dovrebbe, invece, prevedere strategie politiche e piani di lavoro capaci di tutelare la salute delle persone con disabilità al pari di quella degli altri cittadini. Così evitando forme di discriminazione in ordine all’età della persona o al grado di disabilità, nonché forme di segregazione”. “Non vorremmo – conclude la Relazione - assistere all’esasperazione di modalità di esclusione, segregazione o discriminazione già preesistenti all’emergenza Covid-19, già lette nel passato dal Garante nazionale e già considerate inaccettabili”.

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