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Torino. Tutelare la salute dei senza dimora, anche nella pandemia

Meno posti nei dormitori, servizi sospesi, difficoltà di rispettare le regole di prevenzione. L'emergenza sanitaria ha aggravato la situazione dei senza dimora. Con il progetto “Io R-Esisto in strada”, Ccm e World Friends provano a ridurne gli effetti

15 maggio 2020

TORINO – Tutelare la salute delle persone che vivono in strada, anche durante la pandemia. È l'obiettivo del progetto “Io R-Esisto in strada” messo a punto da Comitato Collaborazione Medica(Ccm) e World Friendse finanziato dal bando “Insieme andrà tutto bene” della Compagnia di San Paolo. Attive da molti anni in Africa, le due ong erano già partner in un progetto di orientamento sanitario nelle strutture di via Saccarelli e via Nizza, chiuse a causa dell'emergenza sanitaria. “Si tratta di due strutture piccole, gestite da suore, in cui eravamo presenti con medici in pensione e volontari per indicazioni sanitarie, orientamento ai servizi e distribuzione farmaci da banco, ma non eravamo attrezzati per affrontare l'emergenza”, spiega Sabina Tangerini di Comitato Collaborazione Medica.

A Torino ci sono circa 2 mila persone in strada, 700 i posti nei dormitori. Con l'emergenza sanitaria però sono stati ridotti per rispettare le misure di distanziamento. Inoltre, sono state bloccate le liste di accesso: chi era in dormitorio all'inizio dell'isolamento ci è rimasto e gli altri sono stati esclusi dalla presa in carico.

Alcuni servizi sono stati ridotti o sospesi. A fine marzo si sono registrati alcuni casi di covid-19 nelle strutture notturne ed è stato necessario riorganizzare i servizi per monitorare le persone entrate in contatto con i positivi. La conseguenza? “Un aumento delle persone in strada, oltre a quelle che non hanno avuto accesso ai dormitori, quelle che non vogliono andarci per paura del virus e quelle che hanno perso lavoro e casa. E poi un cambiamento della mappa dei servizi con ambulatori sociali a singhiozzo, distribuzione vestiti sospesi, pasti da asporto alle mense, parchi chiusi con una ricaduta negativa sulla capacità delle persone di rispettare le forme di prevenzione, come igiene e distanziamento sociale – risponde Tangerini – La situazione è preoccupante e non è solo una questione di diritti ma anche di salute pubblica”. È nata così l'idea di valorizzare l'esperienza di outreach sanitaria maturata in tanti anni di attività in Africa, organizzando un'equipe socio-sanitaria sul territorio per incontrare le persone senza dimora e fare informazione sanitaria, spiegare come riconoscere i sintomi del covid-19, distribuire kit igienici e farmaci da banco. In un mese sono state incontrate 200 persone, un centinaio di kit sanitari distribuiti.
 
Un progetto. Due iniziative. Partito nei primi giorni di aprile, “Io R-Esisto in strada” prevede due azioni: una piccola unità di strada con infermiere, mediatore culturale dell'Associazione multietnica mediatori interculturali (Ammi) ed educatore. “Abbiamo affittato un'auto e siamo presenti nei luoghi di aggregazione come i dormitori, le mense, i bagni pubblici o in strada – afferma Tangerini – Avviciniamo le persone, diamo loro informazioni sanitarie, li orientiamo ai servizi, spieghiamo come riconoscere un sintomo e, se necessario, diamo loro farmaci da banco e kit igienici con mascherine e gel per le mani. Distribuiamo anche indumenti intimi puliti perché l'igiene è diventata un problema, i bagni pubblici sono pochi e bar e luoghi di ristoro sono chiusi”. La seconda azione è l'attivazione di un numero di telefono gestito da medici volontari e operatori sanitari che dà la possibilità a chi lavora nei centri di accoglienza diurni e notturni o in altri servizi, ad esempio le mense e i bagni pubblici, di parlare con un medico per avere un quadro di riferimento sanitario sia in merito al covid-19 sia ad altri bisogni delle persone, “i medici al telefono non fanno diagnosi, ma aiutano l'operatore a gestire la situazione, con una consulenza sanitaria e orientamento ai servizi”. Il numero è 351 9118804 ed è attivo tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 tutti i giorni.
Ccm e World Friends si stanno coordinando sul territorio con Rainbow4Africa, presente con una equipe di medici, ed è in costante contatto con il Comune di Torino, in particolare il Servizio Adulti in difficoltà.
 
Ripensare i servizi. Il progetto di emergenza “Io R-Esisto in strada” terminerà alla fine di giugno nella modalità in cui è stato attivato. “Speriamo per quel periodo di poter riaprire le attività che gestivano prima della crisi, anche se sarà difficile capire quando potremo ripartire con lo sportello – conclude Tangerini – Certo è che sarà necessario ripensare la salute comunitaria, con al centro il territorio e non l'ospedale, coinvolgendo in maniera diversa medici e associazioni. Credo dovremo ripartire da un welfare di comunità che sappia dare risposte molteplici a molteplici bisogni, a diversi livelli”.

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