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Il 10% delle Rsa lombarde ha ospiti con sintomi da Covid-19

L'allarme di Uneba: "L'unica soluzione è poter fare tamponi a tutti gli ospiti e al personale". La situazione è ormai esplosa, ma si possono ancora salvare vite. I sindacati denunciano: medici, infermieri e operatori socio sanitari sono ancora senza mascherine e guanti ma la Regione "scarica sui lavoratori le responsabilità penali"

25 marzo 2020

MILANO - Rimangono ancora pochi giorni per salvare gli anziani nelle case di riposo della Lombardia. Uneba stima che circa il 10-15 per cento delle strutture abbia ospiti con sintomi da covid-19, ma in province come quelle di Cremona, Brescia e Bergamo la situazione è più grave. "È assolutamente necessario che Regione e Protezione civile mettano le Rsa nelle condizioni di fare i tamponi sia al personale che agli ospiti -afferma Luca Degani, presidente di Uneba Lombardia, associazione alla quale aderiscono circa 400 Rsa-. Solo così sarà possibile separare chi è malato o contagioso da chi non lo è. Inoltre, è passato un mese dall'inizio dell'emergenza in Lombardia, ma il personale in molte strutture non ha ancora mascherine e guanti. Come Uneba siamo riusciti ad acquistare dalla Cina 300mila dispositivi di protezione individuale e altri 100mila sono in arrivo. Ma dalla Regione e dalla Protezione civile non abbiamo ottenuto quasi nulla. Anzi, alcune strutture erano riuscite a procurarseli ma sono stati intercettati e sequestrati dalla Protezione civile".

Proprio ieri la Fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone ha lanciato l'allarme. "Mancano mascherine e presidi e non possiamo fare tamponi. Se il virus sfonda nelle Rsa, sarà una caporetto" sostiene il direttore generale Paolo Pigni. "Regione e Protezione Civile hanno concentrato tutti gli sforzi sugli ospedali -aggiunge Luca Degani- e non si è tenuto conto che era parimenti necessario, nonostante i nostri appelli, proteggere i soggetti più vulnerabili, ossia gli anziani e in particolare chi è nelle Rsa". L'unica misura presa fin dai primi giorni dell'emergenza è stata quella di vietare le visite dei parenti. Ma poi le Rsa non sono state messe in grado di fare i tamponi agli ospiti che presentassero sintomi né tanto meno sul personale, privo di protezioni. "Una volta che il virus entra in una Rsa gli anziani muoiono come mosche", afferma Degani.

A tutto questo va aggiunto che in una delibera dell'8 marzo, la Regione ha individuato le Rsa come strutture idonee nelle quali trasferire pazienti non positivi oppure, in reparti separati, positivi Covid-19, demandando alle Ats il compito di individuare le strutture adatte. "È stata una scelta sbagliata. Perché anche per quanto riguarda i pazienti non positivi non si è previsto che fossero certificati con un tampone". Per Degani la situazione è ormai esplosa, ma si può ancora salvare vite: "L'unica cosa da fare ora è il tamponi a tutti, personale e ospiti. Così da poter isolare e curare meglio chi è colpito da Covid-19 e proteggere chi finora ne è stato risparmiato".

Anche Cgil, Cisl e Uil sono fortemente critici verso la Regione. "Mentre noi continuiamo a denunciare che alle operatrici e agli operatori della sanità e del socio sanitario assistenziale, ai medici di medicina generale e delle cure primarie, a tutto il personale che, in prima fila, sta fronteggiando il Covid-19, mancano i dispositivi di protezione individuale, Regione Lombardia cosa fa? Scarica su di loro, con tanto di delibera, le responsabilità! Attraverso l’ultima delibera regionale si chiede a lavoratrici e lavoratori di autocertificare la propria  temperatura basale e il proprio stato di salute e così stanno procedendo le Asst sul territorio, scaricando su chi lavora e rischia il contagio (ma ormai siamo oltre il rischio, come riporta anche la stampa, con i dati drammatici dei morti e il numero crescente di personale contagiato) le responsabilità penali. Si metta subito fine a questa vergogna, che scredita come non mai l’istituzione lombarda. Medici, infermieri, tecnici, operatori socio sanitari e ogni altro lavoratore e lavoratrice delle strutture ospedaliere pubbliche e private, ASP, RSA, inclusi i dipendenti delle cooperative sociali, in quanto particolarmente esposti al contagio vanno protetti e monitorati attraverso i tamponi. Lo ribadiamo: va adottata una profilassi specifica".

Che la situazione nelle Rsa sia molto tesa lo dimostra anche il comunicato stampa della Fondazione Don Gnocchi in cui replica, per il tramite degli avvocati dello studio legale associato Martinez e Novebaci di cui riporta addirittura la carta intestata, alla notizia diffusa da un'agenzia di stampa (non si tratta di Redattore Sociale, ndr), secondo la quale alcuni dipendenti avrebbero presentato una denuncia-querela nei confronti della dirigenza dell'Istituto Palazzolo “per i reati di diffusione colposa dell'epidemia e altri reati in materia di sicurezza del lavoro”. Secondo gli avvocati fin dal 24 febbraio sono stati adottati nei reparti tutti i protocolli di prevenzione previsti dall'Istituto superiore di sanità e dell'Oms e non è vero che sia stato "impedito agli operatori sanitari l’utilizzo delle mascherine 'per non spaventare l’utenza'". (dp)

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