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Salute, sette progetti di ricerca biomedica per migliorare la vita delle persone

Applicazioni salvavita, soluzioni terapeutiche innovative, procedure di intervento per nuove dipendenze e analisi genetiche diacroniche. Sono i progetti di ricerca scientifica e tecnologica presentati a Bologna il 22 febbraio

27 febbraio 2020

BOLOGNA - Applicazioni salvavita, soluzioni terapeutiche innovative, procedure di intervento per nuove dipendenze e analisi genetiche diacroniche. Sono sette i progetti nel campo della salute e della ricerca scientifica finanziati dalla Fondazione del Monte che sono stati presentati nell’incontro “Finanziare la ricerca per la salute 2020”, lo scorso 22 febbraio, a Bologna. “Sostiamo la ricerca scientifica e tecnologica attraverso il cofinanziamento di progetti realizzati da team multidisciplinari di diversi laboratori nel settore biomedico - dichiara Giusella Finocchiaro, presidente della Fondazione del Monte –. Nel 2019 la Fondazione ha messo a disposizione 462 mila euro per i progetti di ricerca, a cui si aggiungono ora lo stanziamento di oltre un milione di euro a favore del grande progetto strategico promosso dall’Università di Bologna, la Torre Biomedica al Policlinico Sant’Orsola, e il finanziamento di un milione e mezzo per il corso di laurea in Medicina a Ravenna”.

I sette progetti finanziati hanno obiettivi diversi e lavorano su settori differenti: una app che permette un intervento più tempestivo in caso di arresto cardiaco, uno studio sulle varianti generiche correlate alle malattie cardiovascolari dal X secolo a oggi, l’analisi del dna tumorale attraverso nuove tecnologie, un ambulatorio per il trattamento di dipendenze in assenza di sostanza, lo sviluppo di nuovi farmaci per contrastare la leishmaniosi, la suddivisione dei pazienti con mieloma multiplo su base genomica e infine un modo più efficace di effettuare la terapia con l’ormone della crescita Gh.

Ma andiamo con ordine. Il gruppo guidato da Giovanni Gordini dell’Ausl di Bologna ha sviluppato un’applicazione per smartphone con l’obiettivo di aumentare il numero di persone potenzialmente disponibili a intervenire in caso di arresto cardiaco, riducendo i tempi di primo intervento. La app consente a ciascun cittadino di agire come first responder prima dell’arrivo dei mezzi di soccorso, portando sul luogo uno dei defibrillatori automatici censiti e mappati dalla stessa applicazione.

Il progetto del team coordinato da Claudio Borghi (del Dipartimento di scienze mediche e chirurgiche dell’Università di Bologna) è il primo caso di studio diacronico di varianti genetiche correlate alle malattie cardiovascolari e all’acido urico. La ricerca è stata condotta su un campione antico del X secolo rinvenuto a Brisighella. È emerso come sia fondamentale considerare negli studi biomedici la diversità genetica di popolazione e la variante genetica relativa al periodo storico preso in esame.

Il progetto di Andrea Ardizzoni (del policlinico S. Orsola Malpighi) ha aumentato l’offerta di test molecolari per la caratterizzazione tumorale, effettuando un sequenziamento completo del dna tumorale attraverso nuove tecnologie ad alto rendimento, il cosiddetto Ngs (Next Generation Sequencing). Questo ha permesso di ottimizzare l’uso del materiale biologico senza sottoporre i pazienti a ulteriori prelievi invasivi, e di introdurre nella pratica clinica il test Ngs per i pazienti con tumori polmonari avanzati.

Marco Domenicali (del Dipartimento di scienze mediche e chirurgiche dell’Università di Bologna) ha sviluppato invece l’idea di un ambulatorio ospedaliero per il trattamento di dipendenze in assenza della sostanza d’abuso, come il gioco d’azzardo patologico, facilitando l’accesso alle strutture specialistiche dedicate ed eliminando lo stigma legato al contesto di cura psichiatrico. I pazienti coinvolti hanno partecipato a dodici incontri di skills training, seguendo un percorso di tre mesi che si è dimostrato efficace per la sospensione delle condotte di gioco e per il miglioramento di numerosi indicatori psicopatologici associati.

Il team multidisciplinare di Stefania Varani (del Dipartimento di medicina specialistica e sperimentale dell’Università di Bologna) ha lavorato per lo sviluppo di nuovi farmaci per contrastare la leishmaniosi, una malattia infettiva causata da parassiti e trasmessa all’uomo da piccoli insetti, i pappataci, che negli ultimi anni ha causato una vera e propria epidemia in Emilia-Romagna, in particolare nella provincia di Bologna. I ricercatori hanno portato avanti una ricerca per lo sviluppo di nuovi metodi molecolari per l’identificazione della malattia e la sintesi di nuovi composti chimici ad attività anti-leishmania.

Lo studio di Carolina Terragna (Dipartimento di medicina specialistica e sperimentale dell’Università di Bologna) aveva l’obiettivo di identificare e suddividere i pazienti con mieloma multiplo in categorie di rischio su base genomica. Questi pazienti rispondono infatti in modo diverso alle terapie, riflettendo una sostanziale eterogeneità genomica: l’utilizzo di tecnologie ad alta risoluzione ha permesso di definire sottogruppi di pazienti con profilo genomico simile e correlare ogni profilo genomico con il decorso clinico, aprendo la strada allo sviluppo di terapie a intensità variabile modulata sul rischio del paziente.

Infine, il progetto di ricerca del team guidato da Sabrina Angelini (Dipartimento di farmacia e biotecnologie dell’Università di Bologna) nasce dalla necessità di rendere più efficace e sicuro il trattamento con l’ormone della crescita Gh in bambini con un deficit di tale ormone. Poiché la risposta di crescita nei pazienti in terapia con Gh è estremamente variabile, la ricerca è volta a identificare marcatori di risposta a questa terapia, come ad esempio piccole molecole di RNA (miRNA).

di Alice Facchini

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