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Budget di salute e presa in carico comunitaria sulla salute mentale

In che modo oggi in Sicilia le persone con problemi di natura psichiatrica possono usufruire dei progetti terapeutici individualizzati di presa in carico comunitaria in riferimento al budget di salute "Passare dal paziente alla persona" è la chiave

26 gennaio 2020

PALERMO - In che modo oggi in Sicilia le persone con problemi di natura psichiatrica possono usufruire dei Progetti Terapeutici Individualizzati (PTI) di presa in carico comunitaria in riferimento al budget di salute? E' stata questa la domanda al centro del convegno, avvenuto di recente all'ex Noviziato dei Crociferi su "Budget di salute. Presa in carico comunitaria delle persone con disagio psichico" promosso del Forum Terzo Settore siciliano, Legacoopsociali Sicilia, Confcooperative e Cgil, Cilsl e Uil. La legge regionale del 16 ottobre 2019 prevede, infatti, che ogni ASP destini almeno lo 0,2% delle “somme poste in entrata nel proprio bilancio annuale, al finanziamento di Progetti Terapeutici Individualizzati (PTI) di presa in carico comunitaria. La stessa legge fa riferimento anche ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
 
Anche la normativa nazionale insieme a quella regionale, già da diverso tempo, ha recepito il principio fondamentale che “il settore sanitario da solo non può fornire tutti i servizi necessari e non può rispondere a tutti i bisogni per la promozione della salute mentale e la prevenzione dei disturbi psichici” sancito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
 
Pertanto, il Progetto Terapeutico Individualizzato, sostenuto da budget di salute, che la Regione Sicilia ha assunto quale strumento terapeutico per la presa in carico di persone con disagio psichico in carico ai Dipartimenti di Salute Mentale, si configura dunque come un dispositivo comunitario di progettazione terapeutica per pazienti gravi che necessitano di interventi programmati finalizzati all’inclusione sociale, lavorativa, abitativa e di vita indipendente. Con il Budget di Salute, si apre, quindi, una nuova fase dell’assistenza psichiatrica oggi in forte crisi per la carenza di personale, di strutture territoriali e per la difficoltà degli enti locali di reperire risorse specifiche per le persone con disagio psichico.
 
"Sicuramente il budget di salute significa reintrodurre - ha sottolineato Pierpaolo Sileri, vice-ministro della Salute - dei soggetti con patologie psichiatriche o disturbi mentali importanti all'interno della società attraverso un sistema che non prevede l'ospedalizzazione. Significa che, al di là delle cure farmacologiche, si inserisce la persona nel tessuto sociale coinvolgendo altri attori sociali. Per fare questo occorre naturalmente coinvolgere anche il privato sociale e le famiglie. Quello che serve in questo momento sono delle linee guida che devono venire dal governo centrale utilizzando dei modelli già esistenti. Ricordiamo che il budget di salute è una realtà che conosciamo da circa 20 anni. Esistono delle regioni dove viene applicato bene con dei risultati molto positivi. Occorre quindi promuoverlo a tutti i livelli, stanziando delle risorse perché possa essere applicato in tutto il territorio italiano. E' stato fatto, per esempio, un accordo del Ministero con l'Emilia Romagna per fare un censimento e per vedere quali sono le realtà che funzionano in modo da riproporre queste esperienze in altre parti d'Italia. Se questi percorsi di efficienza vengono adeguatamente presi a modello per molte regioni viene fatto già una buona parte del lavoro. Noi come governo centrale faremo su questo tema specifico da pungolo e da traino per affiancarci, guidare, monitorare, aiutare e fornire gli strumenti affinchè le regioni si attivino".
 
A fare il punto della situazione sull'integrazione Socio-Sanitaria nell'ambito del Budget di Salute è stato, tra gli altri, Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze Patologiche AUSL Modena, presidente della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatria e, Componente Consiglio Superiore di Sanità. "Il passaggio fondamentale da cui partire oggi è quello 'dal paziente alla persona' - afferma nella sua relazione Fabrizio Starace -. Si è capito, insomma che occorre puntare sugli aspetti delle mutualità e solidarietà cioè su quella capacità relazionale dello stare assieme se vogliamo aiutare realmente la persona con il disagio mentale. Dobbiamo pure passare dal paternalismo all'autonomia soltanto coinvolgendo ad ampio raggio familiari e associazioni in termini di sussidiarietà orizzontale. Anche la Sicilia deve essere in grado di utilizzare nel migliore dei modo il budget di salute avvalendosi dei buoni modelli già esistenti in Italia. Il budget di salute non prevede esternalizzazione e de-responsabilizzazione ma collaborazione in partnerschip con associazioni e privato sociale. Per realizzare i progetti occorre, però, soprattutto una programmazione adeguata che si avvalga di competenze tecniche di tipo sanitario che orientino in maniera concreta la spesa sanitaria".
 
Del ruolo dell'associazionismo dei familiari nell’attuale congiuntura sociale e politica ha parlato, invece, Gisella Trincas, presidente UNASAM. "Solo attraverso la valorizzazione delle microrealtà come le piccole comunità socio-residenziali o i condomini solidali si possono raggiungere dei buoni risultati - dice in un suo passaggio Gisella Trincas -. Bisogna pure, naturalmente, lavorare con i comuni, promuovere protocolli d'intesa con le autorità giudiziarie e trovare accordi per la presa in carico delle persone con la doppia diagnosi coinvolgendo i familiari sempre di più. La nostra società oggi ha necessità forte di rispondere ai bisogni di chi ha un disagio psichico però coinvolgendo tutte le parti sociali per incontrasi, confrontarsi, prevenire e realizzare insieme con coraggio e determinazione qualcosa che oltre ad andare a beneficio della persona e per il bene di tutti noi".
 
"La sanità non può operare senza 'umanità' - ha proseguito nel suo intervento Vincenzo Sanflippo, sociologo del Dipartimento Salute dell'Asp di Palermo -. Partiamo dalla consapevolezza che lo Stato ha capito che da solo non riesce a rispondere a tutti i bisogni relazionali e sociali della persona che ha problemi di salute mentale. Non possono essere solo i servizi quindi a farsi carico pienamente del problema senza interpellare le famiglie, la cooperazione sociale e le associazioni di volontariato. La qualità della vita di una persona con disagio psichico è arrivata a volte a livelli di insostenibilità tali da richiedere altri tipi di interventi. Solo allora coinvolgendo più parti si possono aprire altre strade che portano ad aiutare più concretamente la persona nel raggiungimento di risultati significativi in termini di flessibilità e umanità. Ricordo con piacere Giuseppe che è uscito dall'ospedale psichiatrico giudiziario e oggi fa servizio dentro una falegnameria. La sua persona grazie, all'aiuto di tante realtà, è oggi diversa. Gli altri volti che devono spingerci ancora, però, a proseguire sulla stessa strada sono pure quelli di alcuni genitori che oggi sono ad ascoltarci che, nonostante abbiano perso i loro figli, oggi continuano la lottare per cambiare il sistema".

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