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Scafato (Iss): “Più controlli. Far passare la cultura alcol zero alla guida”

Il commento di Emanuele Scafato, direttore dell'Osservatorio nazionale alcol dell'Istituto superiore di sanità sui recenti fatti di cronaca. In aumento l’incidentalità tra i giovani fino ai 29 anni, ma i controlli sono insufficienti. “In Italia circa 1,2 milioni di controlli l’anno. In Francia ne fanno 2,5 milioni”

10 gennaio 2020

ROMA - “Nonostante l'Italia aderisca alla strategia europea che chiedeva di dimezzare entro il 2020, ora entro il 2025, la mortalità per incidentalità stradale, dove l’alcol è la prima causa di morte, noi questo obiettivo non l’abbiamo raggiunto e siamo fanalino di coda in tutta Europa per questo indicatore”. Così Emanuele Scafato, direttore dell'Osservatorio nazionale alcol dell'Istituto superiore di sanità commenta la lunga scia di sangue che ha interessato le strade italiane negli ultimi giorni. Dopo il caso di Roma, l’incidente avvenuto in Valle Aurina, in provincia di Bolzano, costato la vita a sette giovani, ha riaperto il dibattito sul consumo di alcolici tra chi si mette alla guida di un mezzo. Un fenomeno che vede una maggiore concentrazione di casi proprio nei periodi festivi, spiega Scafato. “Sappiamo perfettamente che nel corso delle festività sia natalizie che estive la mortalità aumenta proprio perché aumentano i consumi alcolici - spiega Scafato parlando di incidenti stradali -. Sono periodi in cui nei locali e non solo si verifica un’impennata nei consumi”. 
 
Tuttavia, secondo Scafato, i dati parlano di un incremento di casi di incidenti tra i giovani che non può più soltanto essere collegato al periodo festivo. “Quando vediamo un incremento nel corso dell’ultimo semestre dell’incidentalità tra i ragazzi fino ai 29 anni di età, e quindi non solo nel corso delle festività, c’è qualcosa di più - aggiunge Scafato -. Probabilmente c’è una mancanza di impatto di tutti gli interventi che normalmente vengono adottati a livello locale, regionale e nazionale che fanno crescere una consapevolezza che oggi non c’è”. Eppure, secondo Scafato, stiamo parlando della “prima causa di morte tra i giovani in Italia tra i 19 e i 29 anni” e di un fenomeno che ha una “lunga onda - spiega Scafato -: ormai 10 anni circa”. 
 
In Italia, spiega Scafato, ci sono "8,6 milioni di consumatori a rischio", cioè persone che abitualmente consumano quantità di alcol superiori a quelle che sono considerate a basso rischio per la salute. “Tra gli 11 e i 25 anni sono 1,5 milioni - continua Scafato -, tra i minori ce ne sono 850 mila. Se andiamo a vedere i dati dei pronto soccorso, inoltre, nei 38 mila ricoveri e accessi per intossicazione alcolica, circa il 17% è a carico di ragazzi al sotto dei 14 anni d’età, ragazzi che non dovrebbero proprio pensare all’alcol”. I dati degli ultimi anni, inoltre, mostrano un incremento tra i giovani di fascia intermedia. “A partire dai 12 anni in su c’è stato un aumento dei consumatori a rischio”, continua Scafato. 
 
Con questi numeri, quelli dei controlli sulle strade appaiono subito insufficienti. “In Francia ne fanno 2,5 milioni l’anno, da noi circa 1,2 milioni - continua il direttore dell’Osservatorio -. Per non parlare degli etilometri, quando funzionano”. E il confronto con l’Europa mostra ancora altre lacune per il nostro paese. “La Gran Bretagna ha un impatto in termini di mortalità e incidentalità minore perché c’è una maggiore applicazione delle norme, un maggiore rigore e una maggiore certezza nelle sanzioni - continua Scafato -. È un paese dove si è lavorato soprattutto su una cultura che fa innalzare il livello di disapprovazione sociale. Noi non abbiamo questa disapprovazione. Rimaniamo colpiti da questi incidenti, ma ne discutiamo davanti ad un bicchiere, non capendo che è proprio quel bicchiere la causa di tutto ciò che stiamo criticando”. 
 
Un numero maggiore di controlli potrebbe di sicuro portare qualche risultato, ma non basta. Per Scafato serve una presa di coscienza più ampia. “Bisogna aumentare il numero dei controlli per garantire una deterrenza, non solo sull’alcol, ma anche sulle sostanze in genere e sull’uso del cellulare - spiega Scafato -. Poi bisogna far passare una cultura della sicurezza che stigmatizzi l’uso dell’alcol alla guida. Chi guida non deve bere. Alcol zero al di sotto dei 21 anni ha ridotto la mortalità per quella fascia d’età, ma non per le altre. Dobbiamo far passare la cultura dell’alcol zero alla guida, incrementando la consapevolezza che chi guida in condizioni di ubriachezza è un criminale, un potenziale killer che si rende responsabile fin dall’inizio della sua mancata vigilanza e controllo, cioè sa perfettamente di potersi esporre ad un rischio personale, ma soprattutto sa di poter fare del male agli altri. Il danno ai terzi è qualcosa che indigna l’opinione pubblica, però poi non c’è nessun decisore politico che dica che questa strage debba finire”.

di Giovanni Augello

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