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Inquinamento in India, “emergenza di salute pubblica”

La megalopoli indiana, che conta più di 25 milioni di abitanti, è stretta spesso dalla morsa dell’inquinamento in questo periodo dell’anno e la situazione è critica

14 dicembre 2019

ROMA - La situazione ambientale di Nuova Delhi e dintorni è critica. A inizio novembre le autorità della capitale indiana hanno dichiarato una “emergenza di salute pubblica”, mentre gli indici locali che misurano la qualità dell’aria indicavano “grave +”. Tanto che su particolato e sostanze tossiche si sono raggiunti i risultati peggiori degli ultimi due anni.
 
Le cause. La megalopoli indiana, che conta più di 25 milioni di abitanti, è stretta spesso dalla morsa dell’inquinamento in questo periodo dell’anno. E i motivi sono tanti. A partire, naturalmente, dalle fabbriche e dalle auto e dai camion in circolazione. Ma anche le polveri sollevate dai lavori in corso in moltissime zone della metropoli e le centrali a carbone fanno la loro parte. Mentre si stima che poco meno del 10% dell’inquinamento sia legato alla stoppia che brucia negli stati agricoli confinanti. Un insieme di cause che in questa stagione, caratterizzata da nebbia, poco vento e freddo, non permette allo smog di andarsene dalla pianura gangetica. Una situazione che pesa sulla vita delle persone: in India si registrano circa 1,2 milioni di morti l’anno per malattie respiratorie.

La classifica. Nella lista diffusa qualche mese fa da AirVisual e Greenpeace, che hanno analizzato 3 mila città, colpisce l’onnipresenza del subcontinente indiano: tra le trenta città più inquinate, ventidue sono indiane. E Delhi, pur piazzandosi 11esima, è la capitale messa peggio al mondo. Inoltre, considerando la Regione della Capitale Nazionale (Ncr), ossia la regione intorno alla capitale in cui vivono 46 milioni di persone, il primato della zona più inquinata al mondo spetta senz’altro a quest’area.

Le responsabilità. Una sentenza emessa il 25 novembre dalla Corte suprema del paese ha stabilito che i governi statali sono colpevoli per i danni provocati dall’inquinamento. In particolare, i magistrati riconoscono come un diritto costituzionale quello di avere aria pulita e ha dato sei settimane agli enti per difendersi dall’accusa di aver messo in pericolo i cittadini e di aver “fallito nell’esercizio delle proprie funzioni”. Del resto non è la prima volta che l’organo spinge i governi a prendere provvedimenti, ma finora a pagarne le conseguenze sono stati spesso gli agricoltori più poveri, che vengono multati quando danno fuoco alle terre invece di usare macchinari.
L’articolo integrale di Maria Tavernini, "India: l’aria di Nuova Delhi è diventata irrespirabile", può essere letto su Osservatorio Diritti.

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