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Psichiatria, una buona alimentazione limita gli effetti collaterali dei farmaci

È questa la novità nata da un'ampia sperimentazione triennale condotta a Bologna da un gruppo di associazioni di familiari legate alla salute mentale, assieme con il dipartimento di Salute Mentale dell'Ausl

8 dicembre 2019

BOLOGNA- Grazie ad un'alimentazione controllata è possibile limitare gli effetti collaterali arrecati dall'uso dei farmaci, ma anche ridurre l'assunzione degli psicofarmaci perché una corretta nutrizione porta enormi miglioramenti per quanto riguarda il sonno, la depressione, l'irrequietezza, il sovrappeso e una quantità di altri disturbi. È questa la novità nata da un'ampia sperimentazione triennale condotta a Bologna da un gruppo di associazioni di familiari legate alla salute mentale, assieme con il dipartimento di Salute Mentale dell'Ausl. Questa ricerca, che ha visto coinvolte più di 300 persone in convegni, attività di formazione e di pratica, hanno ispirato il libro 'Alimentazione e salute mentale. Sperimentazioni, insegnamenti e nuove evidenze per integrare le terapie oggi disponibili', scritto da Marie-Francoise Delatour, presidente dell'associazione 'Cercare Oltre - sinergie per la Salute Mentale' e del Cufo (Comitato Utenti, Familiari ed Operatori) del Dipartimento di Salute Mentale dell'Ausl di Bologna, che raggruppa 34 associazioni bolognesi.
 
"Era evidente a tutti noi- spiega Delatour- utenti, familiari e operatori, che le persone affette da problemi di salute mentale soffrissero frequentemente anche di disturbi fisici legati all'alimentazione e all'utilizzo di psicofarmaci: intossicazioni, obesità, diabete, problemi vascolari e altri. Capita ancora, troppo spesso, che questi disturbi fisici vengano quasi considerati come 'secondari', come inevitabili, mentre in realtà contribuiscono a rafforzare la depressione, il senso di impotenza, la mancanza di autostima e la perdita di speranza".
 
Attraverso i suggerimenti forniti dell'autrice e l'aiuto di un pratico ricettario, si può quindi accrescere la qualità di vita dei pazienti che vivono in famiglia o nelle strutture, invogliandoli a riappropriarsi della cura di se stessi e del loro aspetto (spesso causa di stigma e autostigma), nella speranza che acquisire una maggiore serenità migliori il rapporto con i propri cari e la prospettiva torni a essere quella dell'integrazione nella società.
 
Il direttore del Dipartimento di Salute Mentale/Dipendenze Patologiche della Ausl di Bologna, Angelo Fioritti, scrive nella prefazione del libro: "'Alimentazione e Salute Mentale' dal 2016 ha promosso corsi di formazione, sperimentazione con utenti che vivono in famiglia, seminari di approfondimento e sperimentazioni presso le residenze socio-sanitarie. Il contenuto di questo libro è fondamentalmente basato sul sapere accumulato in questo percorso che ha coinvolto centinaia di utenti, familiari e operatori. Esiste un bisogno di riunificare la cura della salute mentale con quella della salute fisica, di ricollegare mente e corpo- conclude- di recuperare una visione unitaria dell'essere umano e di non frammentarlo tra decine di specialisti in disarmonia tra di loro".

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