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Alzheimer, un assegno per la ricerca. “Collaborare per eliminare lo stigma”

Fondo Alzheimer 360° e Fondazione Iret insieme per prevenire la comparsa dei sintomi cognitivi della malattia. Laura Calzà (direttore scientifico Fondazione Iret): “Sforzo corale per affrontare una malattia che coinvolge non solo l’ammalato ma anche i famigliari”

26 novembre 2019

CESENATICO (Forlì-Cesena) – Un assegno di 25 mila euro consegnato, puntualmente, oggi. (l’appuntamento è al Museo della Marineria di Cesenatico, ndr): emittente, il Fondo Alzheimer 360°, beneficiario, la Fondazione Iret di Ozzano, il Tecnopolo della Regione Emilia-Romagna. Il merito è soprattutto dei runner solidali che il 12 settembre hanno partecipato all’ottava edizione della Maratona Alzheimer, organizzata come ogni anno dall’associazione Amici di Casa Insieme di Mercato Saraceno. E proprio grazie alle risorse provenienti dalla Maratona – runners, associazioni, aziende sponsor e singoli donatori –, il Fondo Alzheimer 360° ha già potuto mettere a disposizione 92.500 euro.
 
Nell’ambito di questo sodalizio con l’ente di ricerca scientifica in campo biomedico, è già stato già donato un Termociclatore, attrezzatura di altissima tecnologia in grado di sequenziare il Dna. In un secondo momento si è adottato un progetto di ricerca triennale. Fondo e progetto di ricerca hanno il Patrocinio della Regione: in Emilia­Romagna sono 80 mila le persone con diagnosi di demenza Alzheimer e dove per la maggioranza delle circa 12 mila nuove diagnosi all’anno si tratta di malattia Alzheimer. “Tra gli scopi comuni di Iret e Fondazione, lo studio della fase preclinica della malattia, ovvero prima che compaiano i sintomi cognitivi, aspetti questi ancora poco esplorati e che potrebbero avere un ruolo causale nella progressione della malattia – spiega Laura Calzà, direttore scientifico della Fondazione Iret –. Questo naturalmente non significa prevenire l’insorgenza, ma ritardare il più possibile la comparsa dei sintomi. Gli studi preclinici indicano che alterazioni cellulari e molecolari compaiono nel cervello ben prima che i segni conclamati della malattia siano manifesti”.
 
Nel 4 per cento dei casi di Alzheimer si riconoscono cause genetiche, ma per il restante 96 per cento la malattia si sviluppa senza cause conosciute. Gli studi epidemiologici hanno indicato una serie di fattori, legati a comorbilità (diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari) e stile di vita (alimentazione, movimento fisico, socializzazione, training cognitivo) che modificano la malattia. A queste evidenze però mancano i due elementi chiave per poterle utilizzare in strategie cliniche: conoscere i meccanismi molecolari e cellulari su cui interviene la malattia e conoscere la finestra temporale per eventuali interventi terapeutici, farmacologici e non solo.
 
“Sono necessari uno sforzo corale, una condivisione di obiettivi e una metodologia di lavoro efficace per affrontare una malattia che coinvolge non solo l’ammalato, ma trascina spesso nella disperazione anche i caregiver, che spesso sono i famigliari – aggiunge Calzà –. È indispensabile collaborare per eliminare lo stigma che ancora accompagna la persona con Alzheimer: serve parlarne, impegnarsi con le associazioni, capire insieme i tempi della ricerca e, insieme, chiedere i fondi per affrontare questa malattia”.

di Ambra Notari

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