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Scompenso cardiaco, Inrc: urge nuovo approccio diagnostico-terapeutico

Le lacune che ancora caratterizzano la gestione del paziente colpito da scompenso cardiaco e la necessità di strategie innovative per risposte sanitarie più efficienti e sostenibili saranno al centro del Convegno “Lo Scompenso Cardiaco - il Cancro per il Cuore”, che si terrà a Roma il 20 novembre

17 novembre 2019

ROMA - Lo scompenso cardiaco è un problema sanitario ancora non risolto e non adeguatamente affrontato perché ancora caratterizzato da troppe lacune conoscitive. Una delle principali conseguenze è l'altissima incidenza delle riospedalizzazioni che interessano il 40/50 % dei casi nei primi tre mesi dal manifestarsi del fenomeno e che, da sole, determinano un costo per il Servizio Sanitario Nazionale di circa 650 milioni di euro all'anno. Un quadro preoccupante quello dello scompenso cardiaco che colpisce ancora di più se rapportato ai brillanti risultati terapeutici che invece caratterizzano il comparto cardiovascolare per quanto riguarda l'infarto miocardico, le valvulopatie e le miocardiopatie, mentre la sindrome dell'insufficienza cardiaca ha un tasso di mortalità altissimo, superiore a quello del cancro.
 
"L'approccio allo scompenso cardiaco, dobbiamo ammetterlo, dovrebbe essere diverso - sottolinea con convinzione e preoccupazione Francesco Fedele, Ordinario di Cardiologia all'Università di Roma "La Sapienza" e presidente dell'Istituto nazionale per le ricerche cardiovascolari - ancora oggi le linee guida in materia prevedono parametri troppo semplicistici rispetto alla complessità della malattia: non è pensabile che un paziente passi da una terapia ad un'altra più complessa solo sulla base dei sintomi".
 
Le lacune che ancora caratterizzano la gestione del paziente affetto da scompenso cardiaco e la necessità di strategie innovative per risposte sanitarie più efficienti e sostenibili saranno al centro del Convegno Lo Scompenso Cardiaco - il Cancro per il Cuore, che si terrà a Roma il 20 novembre prossimo alle ore 10,00, presso il Palazzo del Seminario della Camera dei Deputati, Sala del Refettorio, Via del Seminario, 76. Un evento che vedrà confrontarsi i massimi esponenti della cardiologia nazionale e internazionale con i rappresentanti delle istituzioni e della politica.
 
Nel corso dei lavori, anche in considerazione della gravità della patologia, saranno sottolineati alcuni parallelismi concettuali con l'oncologia, di qui il titolo del convegno. Se per la lotta ai tumori, infatti, è essenziale procedere all'esame istologico dei tessuti per acquisire elementi fondamentali per la gestione di un determinato caso, così è fondamentale, per lo scompenso cardiaco, disporre di informazioni precise circa la stadiazione della malattia, cioè della fase evolutiva in cui questa si trova, valutando correttamente la compromissione del cuore e degli altri organi, in primis rene, fegato, cervello e sangue.
 
“Disporre di elementi precisi circa l'evoluzione dello scompenso cardiaco è fondamentale - aggiunge il Prof. Fedele che del convegno è anche il coordinatore scientifico - e il ricorso all'ausilio della risonanza dovrebbe essere molto più frequente di quanto non accada oggi. Da un quadro conoscitivo più accurato deriva non solo maggior appropriatezza terapeutica e un più efficace uso delle nuove tecnologie per rallentarne l'evoluzione ma anche un contributo alla sostenibilità della spesa sanitaria, perché le terapie più costose possono essere limitate ai soli casi di effettiva necessità".

Lo scompenso cardiaco è un insieme di sintomi e manifestazioni fisiche causato dall'incapacità del cuore di assolvere alla normale funzione contrattile di pompa e di assicurare il corretto apporto di sangue a tutti gli organi; si caratterizza anche per la sua capacità di evolvere e progredire. Pur essendo un importante problema di salute pubblica è una condizione ancor oggi fortemente sottovalutata. Colpisce l'1/2% della popolazione italiana, cioè quasi un milione di persone con almeno 190 mila ricoveri l'anno che generano una spesa complessiva che si avvicina ad 1 miliardo l'anno. È la prima causa di morte tra le patologie cardiovascolari in Italia. La mortalità a cinque anni dopo un ricovero per scompenso cardiaco è del 40-50 %, un paziente su 4 muore entro un anno dalla diagnosi.

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