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Riforma, il terzo settore del Friuli preoccupato sulla salute mentale

Un settore, quello dei Centri di salute mentale, in progressivo deperimento, con blocco di turn-over, pensionamenti non sostituiti, riduzione delle risorse finanziarie

8 novembre 2019

TRIESTE - Un settore, quello dei Centri di salute mentale (Csm), in progressivo deperimento, con blocco di turn-over, pensionamenti non sostituiti, riduzione delle risorse finanziarie. Con la nuova riforma, in cui si aggiunge il passaggio sotto i Distretti sanitari, di fatto viene toccato un settore frutto della riforma basagliana, da 40 anni alternativa agli ospedali psichiatrici. Queste sono le preoccupazioni espresse dalle associazioni del Terzo settore regionale, audite nel pomeriggio sulla riforma del Servizio sanitario regionale in commissione Salute del Consiglio regionale Friuli Venezia Giulia. A esprimere preoccupazione soprattutto le realtà aderenti all'Unione nazionale delle associazioni per le salute mentale (Unasam) che ha elencato numerose criticità nei Csm del pordenonese, goriziano e Trieste, riconducibili soprattutto a una contrazione del personale, e incertezza sull'assetto futuro del servizio, che ricadono sulle famiglie.
 
"Se tutto funzionasse non ci sarebbe bisogno della riforma- replica il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi-. Nel nuovo assetto abbiamo messo al centro i Distretti, più vicini ai cittadini, e dentro questi ultimi i Csm devono fornire risposte. Possiamo ragionare su quanto indipendenti devono essere i Csm- conclude-, ma va compreso che la salute mentale oggi non è quella di 40 anni fa".
 
In generale il Terzo settore del Friuli Venezia Giulia -che comprende impresa sociale, volontariato e società civile organizzata- approva il quadro incentrato sui Distretti sanitari, perché permetterà una presa in carico integrata del paziente. Lega cooperative sociali e Confcooperative tuttavia esprimono il timore che un progetto così "ambizioso" produca una contrazione delle risorse finanziarie e umane. La riforma non sta in piedi, sottolineano, se è solo una questione di razionalizzazione della spesa sanitaria.
 
Tutte le associazioni hanno concordano nel chiedere di essere coinvolte nella fase di "coprogrammazione e coprogettazione" sanitaria, e sulla necessità di un osservatorio epidemiologico regionale che mantenga una mappatura reale delle necessità di salute dei territori.

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