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Carcere e psichiatria, al femminile di Bologna manca il tecnico per la riabilitazione

La denuncia arriva dal Sinappe, il sindacato autonomo di Polizia penitenziaria. La Marca: “Da quando la sezione ne è sprovvista, il personale femminile ha riferito grosse difficoltà di gestione, con pesanti ricadute sul loro carico di lavoro”

18 ottobre 2019

BOLOGNA - È Anna La Marca, vice segretario regionale del Sinappe, il sindacato autonomo di Polizia penitenziaria, a farsi carico della denuncia: nella casa circondariale di Bologna manca la figura sanitaria per la riabilitazione psichiatrica (il TeRP, acronimo per tecnico della riabilitazione psichiatrica), disposta presso la sezione detentiva del femminile, comunemente indicata come Girasole.
 
“Da quando la sezione ne è sprovvista, il personale femminile della Polizia penitenziaria ci ha riferito che sono aumentate le difficoltà di gestione, con pesanti ricadute sul loro carico di lavoro”, spiega La Marca. Il tecnico della riabilitazione psichiatrica è un professionista sanitario presente nelle strutture riabilitative. La sua figura è stata istituita nel 2001 con il decreto ministeriale 29. Deve essere in possesso del diploma universitario abilitante e, nell'ambito di un progetto terapeutico elaborato da un’equipe multidisciplinare, svolge interventi riabilitativi ed educativi sui soggetti con una disabilità psichica.
 
“Il diritto alla salute è un concetto che esprime la garanzia di pluralità di situazioni soggettive differenziate, come ha stabilito la Corte Costituzionale – scrive La Marca in una lettera indirizzata a Claudia Clementi, direttore della casa circondariale Rocco D’Amato –. Non solo: la tutela della salute della persona reclusa assume, inoltre, una valenza positiva in relazione all’art.27 della Costituzione. Questo articolo, infatti, secondo il principio dell’umanizzazione e della funzione rieducativa della sanzione penale, impone una concezione della pena non meramente retributiva e preventiva, ma attenta ai bisogni umani della persona detenuta in vista del suo possibile reinserimento sociale”. L’invito del Sinappe è chiaro: si provveda, con la massima sollecitudine, al ripristino del servizio svolto “da questa imprescindibile figura professionale”.

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