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Tafida è a Genova, "ce ne prendiamo cura prima di curarla"

La bimba inglese di cinque anni in gravi condizioni dopo un aneurisma è stata trasferita all'ospedale pediatrico Gaslini. La mamma ai medici: "L'affido a voi, mi date speranza"

17 ottobre 2019

GENOVA - "Più che curare, ci stiamo prendendo cura di Tafida. La bimba non ha grandissimi margini di recupero. Era sanissima, poi è stata colpita da un aneurisma: il danno neurologico è importante, con lesioni al tronco encefalico e danni anche a livello corticale. Non abbiamo idea se abbia livelli minimi di coscienza". E’ il neurologo del Gaslini, Lino Nobili, a tracciare con più chiarezza il quadro sanitario di Tafida Raqeeb, la bimba inglese di cinque anni ricoverata da febbraio al Royal London Hospital di Londra, in gravi condizioni dopo un intervento al cervello. Ieri, a bordo di un'aero-ambulanza di Avionord, è atterrata all'aeroporto di Genova per essere trasferita all'ospedale pediatrico Gaslini, dopo la sentenza dell'Alta Corte inglese che ha accolto il ricorso dei genitori contro la decisione dei medici londinesi di staccarle la ventilazione per l'impossibilità di guarire. Durante il trasporto, seguito da tre medici e un'infermiera, la bimba è rimasta molto stabile.
 
"Adesso è nelle vostre mani - ripete come un mantra Shelina, la mamma di Tafida, con il volto solcato da qualche lacrima- siamo venuti al Gaslini su suggerimento di un amico di famiglia. Questa squadra crede in Tafida, mi ha dato una grande speranza. In Inghilterra, invece, fin dal primo momento mi continuavano a dire che Tafida non ce l'avrebbe fatta". Speranza che i genitori della piccola non hanno mai perso.
 
"È da luglio che stiamo combattendo questa battaglia dolorosa per venire a Genova. Siamo eternamente grati per la vittoria. Il trasferimento è andato tutto bene. Tafida non è nata così, è un qualcosa che è successo all'improvviso. Speriamo che ogni giorno faccia dei miglioramenti e che, col tempo, questa cosa possa essere risolta". La diagnosi degli specialisti genovesi, però, non si discosta molto da quella dei colleghi londinesi. "Il livello delle cure inglesi è stato molto alto e non c’è stata contraddizione sulla valutazione dello stato di salute della bambina- conferma Andrea Moscatelli, direttore del reparto di terapia intensiva- cambia la modalità con cui la assistiamo. In attesa del pronunciamento dell'Alta corte, a nostro avviso, i medici inglesi non hanno messo in pratica alcune azioni che possono rendere più confortevoli certi trattamenti intensivi".
 
Per il medico, "è molto difficile poter prevedere quello che sarà. Il nostro compito, ora, è quello di supportare le funzioni vitali, con l'obiettivo di rendere possibile la cura a casa, la ventilazione meccanica e la nutrizione a domicilio. Una volta rianalizzato il caso, valuteremo le condizioni per passare a cure a intensità inferiore". La prospettiva migliore è quella di "un trasferimento in un reparto in cui possa essere seguita in maniera più diretta anche dalla famiglia, che così imparerà a gestire la bambina anche a casa, per il futuro. Il Gaslini ha anche un servizio di cure domiciliari: sono casi estremamente delicati, in cui ogni passo dovrà seguire l'andamento della bambina".
 
Attorno al gruppo di lavoro multidisciplinare, c’è tutto l'ospedale che si prende cura di Tafida e dell'ospitalità della famiglia, come spiega il direttore generale, Paolo Petralia: "È un grande momento di solidarietà e di umanità. Curare è un dovere, prendersi cura è una precondizione perché moltiplica gli effetti delle cure. L'ospedale Gaslini curerà e si prenderà cura di Tafida. Dobbiamo dare valore al tempo: tutto il tempo che abbiamo a disposizione deve essere degno e denso di valore". I genitori di Tafida sono stati accompagnati nella battaglia legale dall'associazione "Giuristi per la vita" e supportati economicamente dal gruppo ultraconservatore di "Citizen Go". E, poi, c’è tutta una comunità che ha mostrato vicinanza alla famiglia non appena è stato espresso il desiderio di trasferirsi a Genova.
 
"Molti si sono fatti avanti offrendo il proprio aiuto- spiega Petralia- ad esempio, una dirigente della Questura di Genova ci ha messo a disposizione due volanti per assicurare il trasferimento dall'aeroporto all'ospedale. Quando siamo arrivati davanti all'ingresso, una poliziotta è scesa di corsa dall'auto, mi ha fatto tirare giù il finestrino e mi ha dato una rosa: 'È per Tafida’, mi ha detto con le lacrime agli occhi. Questa è l'umanità che cerchiamo di far emergere tutti i giorni, nel nostro lavoro". Ogni anno, da 80 anni, al Gaslini arrivano tra 1.500 e 2.000 bambini di 70 nazionalità, religioni e culture diverse, in cerca di speranza.

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