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Malattie neurodegenerative, il teatro per "uscire dall'isolamento"

“Il teatro e il benessere”: persone con Alzheimer, Parkinson, demenza senile, caregivers, operatori e giovani studenti universitari sul palco insieme per sviluppare relazioni e competenze artistiche. Traitis: “I benefici sono tanti. Ma l’aspetto più bello è che si è creata una rete che va oltre l’attività teatrale"

7 ottobre 2019

FERRARA – Un laboratorio teatrale per persone con malattie neurodegenerative, i loro familiari, operatori del settore socio-assistenziale, studenti dell’Università di Ferrara. Un’avventura che mette insieme persone dai 20 ai 92 anni e che, una volta scesi dal palco, si trasforma in amicizia. È pronta a partire la quinta edizione del progetto “Il teatro e il benessere”, promosso da Asp Ferrara, le tre sigle sindacali e il Centro teatro universitario di Ferrara e condotto da Michalis Traitsis, regista e pedagogo teatrale di Balamòs Teatro, che oltre all’attività di produzione di spettacoli teatrali e progetti pedagogici specifici in ambito teatrale, conduce da anni laboratori negli istituti penitenziari, nelle scuole di tutti i gradi, nelle strutture di disagio fisico e psichico, nei quartieri degradati, in collaborazione con Patrizia Ninu, educatrice professionale.
 
Ogni edizione un tema
“All’inizio del percorso non avevamo le idee molto chiare – ricorda Traitis –. Non sapevamo se rivolgerci solo alle persone malate, solo ai familiari, solo agli operatori. Alla fine abbiamo pensato che la cosa migliore fosse quella di lavorare tutti insieme”. Ogni edizione del laboratorio segue un tema diverso: il primo anno la memoria; il secondo i sogni nel cassetto; il terzo l’altrove; il quarto l’amore. Ogni percorso si conclude con uno spettacolo. E il tema di quest’anno? “Non lo sappiamo mai prima di cominciare. Dipende dalle caratteristiche, dalle sensibilità, dalle qualità del gruppo. In pratica è il gruppo che decide, a sua insaputa, su cosa si andrà a lavorare. Non si è mai fatto riferimento a terapie, riabilitazioni, problemi ma si è partiti dal teatro come ‘arte della partecipazione e della relazione’, per costruire un gruppo in crescita sia da un punto di vista umano sia artistico”.
 

Il gruppo di lavoro

Ogni anno il gruppo si rinnova un po’: l’anno scorso, per esempio, ha partecipato anche una donna detenuta dal laboratorio teatrale “Passi Sospesi” alla Casa di Reclusione Femminile di Giudecca (Venezia), sempre seguito da Traitis. “Ci piacerebbe ripetere l’esperienza, ma tutto dipende dai permessi della magistratura. Sicuramente la donna dell’anno scorso non ci sarà: è prossima alla libertà ed ha avuto un bambino”. L’impegno richiesto è serio: all’approssimarsi del debutto sul palcoscenico, Traitis organizza giornate full immersion. “Due giorni insieme, dove si prova, si pranza, ci si rilassa insieme. È un ottimo strumento per arrivare all’appuntamento belli carichi”.
 

Il ruolo dei caregiver

Aspetto peculiare del laboratorio, la presenza di persone anche molto anziane: le malattie più diffuse sono l’Alzheimer, il Parkinson e la demenza senile, “le cosiddette malattie del presente, ma soprattutto del futuro, difficilmente comunicabili. Una gran parte del disagio che provocano è quello ammortizzato dai familiari e dai caregivers in generale. Questo è un aspetto a cui teniamo molto”. Dal 2015, infatti, si svolge anche la giornata “Caregiver day”, un momento di confronto tra familiari, medici, operatori socio-assistenziali e sanitari, figure istituzionali, rappresentanti del Terzo Settore, responsabili di progetti di cura, docenti universitari, operatori teatrali. L’obiettivo di questa giornata è quello di dare indicazioni, sviluppare competenze, favorire il confronto con specialisti e altri caregivers, fornire supporto materiale ed emotivo e, non da ultimo, condividere con la cittadinanza i video di Marco Valentini realizzati ogni anno per documentare le attività del laboratorio e le relative mostre fotografiche di Andrea Casari.
 

La rete e le relazioni

Traitis sottolinea la qualità degli spettacoli, che va di pari passo con la qualità delle relazioni nate e cresciute tra i partecipanti al laboratorio: “Si è creata una comunità che si stringe e si muove intorno a un obiettivo, che è quello dello spettacolo. Ma l’esperienza non si esaurisce lì: le malattie neurodegenerative sono malattie che ti immobilizzano. Immobilizzano il malato e i suoi familiari. Il teatro, invece, ti obbliga a muoverti, a uscire di casa per andare alle lezioni, a frequentare altre persone, a uscire dalla solitudine. Dal punto di vista clinico, i benefici sono tanti. Ma l’aspetto più bello è che si è creata una rete che va oltre l’attività teatrale: molti ragazzi universitari, infatti, si mettono a disposizione delle persone più anziane per offrire loro un supporto concreto – qualche commissione, per esempio –, ma anche morale, tenendo loro compagnia”.

di Ambra Notari

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