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Sanità e comunicazioni, il garante: “Al Centro di Ponte Galeria situazione insostenibile”

Seconda visita per il garante del Lazio Anastasìa che scrive a prefetta e Direttore generale della Asl chiedendo di intervenire. “Le persone trattenute non hanno la possibilità di comunicare con l’esterno e di accedere a visite specialistiche”

13 agosto 2019

ROMA – Sanità e comunicazioni con l’esterno al Centro di permanenza per il rimpatrio di Roma-Ponte Galeria: per il garante di Lazio e Umbria, Stefano Anastasìa, “la situazione non può reggere, c’è bisogno di intervenire subito”. Seconda visita nella struttura per il garante che traccia un bilancio degli interventi più urgenti. “Erano 157 gli ospiti del Centro di permanenza per il rimpatrio di Roma-Ponte Galeria, ieri mattina – racconta Stefano Anastasìa -, 106 uomini e 51 donne. Sempre molto difficili le condizioni di detenzione, aggravate dalla situazione climatica di questi giorni”. “Particolarmente critica”, secondo il garante, la situazione nel reparto maschile “recentemente riaperto e subito riempito, in gran parte da ex-detenuti che vi si sono trasferiti alla fine della pena. Suddiviso in otto sezioni chiuse e separate tra loro da grate e cancellate alte circa otto metri, gli stranieri trattenuti lamentano una scarsa quantità, qualità e varietà del cibo, l’impossibilità di utilizzare telefoni personali (generalmente disponibili nelle altre strutture, seppure senza videocamere) e la carente assistenza sanitaria, a cui si aggiunge quella di uomini e mezzi dell’ente gestore che deve far fronte con soli otto operatori per turno alle necessità dei due reparti, in uno dei quali, essendo chiuso, gli ospiti hanno necessità di essere assistiti per qualsiasi movimento”.
 
Della situazione è stata informata la prefettura di Roma alla quale il garante ha rappresentato il problema della comunicazione con l’esterno “che non può essere garantita dall’uso di telefoni fissi a scheda, troppo dispendiosi economicamente per i trattenuti”. Mentre per il problema dell’assistenza sanitaria è stato coinvolto il Direttore generale della Asl Rm3, competente per territorio, “affinché sia al più presto riattivato il protocollo che fino a ottobre dello scorso anno ha garantito la presenza quotidiana a Ponte Galeria di medici Asl, sia a fini certificatori che per la prenotazione di accertamenti diagnostici e visite specialistiche negli ambulatori del territorio”.
 
“La situazione è molto difficile – spiega Anastasìa -. Nei primi giorni di giugno è stato riaperto il settore maschile dopo una rivolta che nel 2015 l’aveva reso inagibile, ed il centro è diventato ‘eccessivamente controllato’. Nel senso che è costituito da otto settori chiusi tra di loro, sbarrati fino al cielo, con letti e suppellettili inchiodati a terra, con il divieto dell’uso di telefoni cellulari per comunicare all’esterno. Di norma, in questi centri sono consentiti i cellulari senza videocamera perché non è tanto importante chiamare, quanto essere raggiunti dall’esterno. A Roma invece le persone trattenute possono usare solo telefoni messi a disposizione dalla struttura e che sono a scheda, quindi con un utilizzo che va molto oltre le loro possibilità economiche, considerando che hanno a disposizione 2,50 euro al giorno per tutto. Molti di loro non riescono a parlare con nessuno. Se a questo aggiungiamo il fatto che la gran parte di queste 106 persone che sono arrivate nel giro di un mese provengono dal carcere, e quindi sono abituate a poter comunicare con l’esterno, fare la telefonata settimanale ecc., è facilmente intuibile quanto il clima si sia fatto pesante”.
 
Il problema è stato segnalato alla prefetta. “Il sistema non può funzionare – sottolinea il garante -: se non intendono dare il cellulare alle persone trattenute, devono comunque garantire la comunicazione. Quindi o permettono le telefonate libere o rendono quei telefoni riceventi dall’esterno. Perché non è possibile che non ci sia la possibilità di comunicare”.
 
Altro problema, ancora più pressante, quello dell’assistenza sanitaria. “Ieri ho scritto anche al direttore generale della Asl – prosegue Anastasìa - perché si rinnovi al più presto la convenzione che permette l’accesso alle visite specialistiche. L’assistenza sanitaria di base nei centri deve essere garantita dall’ente gestore che provvede alla prima visita. Ma se c’è bisogno di un intervento specialistico, di una visita ulteriore o della somministrazione di farmaci particolari, bisogna andare sui servizi territoriali. Fino a ottobre scorso c’era una convenzione che garantiva questo passaggio ma con l’arrivo del nuovo gestore non è stata ancora rinnovata. Come mi hanno spiegato al centro, tra quelli che provengono dal carcere molti hanno problemi di dipendenza e se hanno bisogno di un trattamento farmacologico dal Serd devono essere accompagnati al Serd: quindi uno alla volta, quando c’è la disponibilità della scorta. Ed è chiaramente una situazione che non può reggere. E’ necessario riattivare in tempi rapidi una forma di assistenza sanitaria più complessa. Tutto questo, è ovvio, richiede un impegno della Asl che non è scritto da nessuna parte ma che credo sia nella responsabilità del servizio sanitario pubblico”.

di Teresa Valiani

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