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Diabete, Ibdo: può accorciare la vita fino a 6-7 anni

Presentati i dati del dodicesimo rapporto Italian Diabetes Barometer Forum. Si stima che in media una diagnosi di diabete all'età di 40 anni riduca l'aspettativa di vita di circa 6 anni negli uomini e di circa 7 anni nelle donne

10 luglio 2019

ROMA - Si stima che in media una diagnosi di diabete all'età di 40 anni riduca l'aspettativa di vita di circa 6 anni negli uomini e di circa 7 anni nelle donne e che la metà di questa riduzione sia imputabile alle malattie cardiovascolari. Questi sono alcuni dei dati presentati nel Rapporto del 12th Italian Diabetes Barometer Forum in svolgimento oggi a Roma, organizzato da Italian Barometer Diabetes Observatory (Ibdo) Foundation, Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Health City Institute, I-Com Istituto per la competitività, Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni italiane e Intergruppo Parlamentare "Qualità di vita nelle città".
 
Nel mondo, secondo i dati dell'iniziativa "Global Burden of Disease" della World Health Organization (Who), nel 2017, l'iperglicemia è stata responsabile di 6,53 milioni di decessi, passando, tra le cause di morte, dal sesto posto di dieci anni fa al terzo posto fra gli uomini e al secondo fra le donne, con un aumento di circa il 27% dei casi. Questa tendenza negativa è evidente anche per quanto riguarda gli anni di vita persi ponderati per disabilità, che sono aumentati del 25,5% rispetto al 2007, superando così i 170 milioni. Inoltre, la prima causa di morte a livello mondiale, per entrambi i sessi, è l'ipertensione arteriosa e la quarta fra gli uomini e terza fra le donne l'eccesso ponderale, due condizioni spesso presenti nella maggioranza delle persone con diabete. Il 53% dei decessi associati a iperglicemia è dovuto a cause cardio-cerebrovascolari, in particolare 2,27 milioni di morti per malattie cardiache ischemiche e 1,19 milioni per ictus; si stima che ogni minuto nel mondo muoiano 6-7 persone per malattie cardiovascolari legate al diabete.
 
In Italia, secondo i dati Istat del 2017, a fronte di una prevalenza media di malattie cardiologiche tra gli over 45 del 7,5%, quella tra persone con diabete è pari a circa il 17,1%, ben oltre il doppio di quella rilevata per i non diabetici: 6,4%. "Si tratta di un problema che interessa soprattutto gli anziani, quindi destinato a crescere in termini assoluti con l'invecchiamento della popolazione. Ad esempio, tra le persone con diabete di 45-64 anni la prevalenza di malattie cardiache è pari al 10,6% contro una prevalenza del 19,4% tra i 65-74enni con diabete, che arriva fino al 27,1% se si prende in considerazione solo la categoria dei maschi con diabete di questa fascia di età", sottolinea Roberta Crialesi, Dirigente del Servizio Sistema integrato salute, assistenza, previdenza e giustizia di Istat. "Anche altri aspetti legati alle diverse realtà territoriali, al grado di istruzione e più in generale alla connotazione sociale della popolazione, influenzano la prevalenza di diabete e malattie cardiache. Le regioni del Mezzogiorno sono quelle più svantaggiate, come Calabria, Molise e Umbria e il problema è maggiormente diffuso tra le persone con basso livello di istruzione rispetto ai più istruiti. Queste analisi restituiscono un'immagine nitida dei legami tra invecchiamento della popolazione, condizioni sociali e condizioni di salute e ribadiscono la necessità di interventi urgenti e diffusi", aggiunge.
 
Da una recente indagine promossa dall'International Diabetes Federation in partnership con Novo Nordisk, che ha coinvolto oltre 12mila persone con diabete di tipo 2 in 130 Paesi, è emerso che, per quanto riguarda la conoscenza dei fattori di rischio, un paziente su quattro non era consapevole del ruolo svolto dall'ipertensione e dal sovrappeso, uno su tre ignorava che iperglicemia, ipercolesterolemia, fumo ed inattività fisica aumentano il rischio cardiovascolare e circa uno su due non conosceva l'importanza, quali fattori di rischio, di elevati livelli di stress, del diabete di lunga durata e di un'età oltre i 65 anni.
 
Nel nostro Paese, la conoscenza dei fattori di rischio cardiovascolare sembra essere migliore rispetto al dato internazionale; tra i partecipanti, il 90% riconosce il ruolo del sovrappeso/obesità, l'89% dell'ipertensione, l'88% dell'ipercolesterolemia e dell'iperglicemia. Tuttavia, percentuali importanti di pazienti ignorano il rischio associato all'inattività fisica, al fumo, a una dieta ricca in grassi e alla familiarità e circa la metà dei partecipanti non ha identificato come fattori di rischio cardiovascolare avere il diabete da più di 5 anni o avere oltre 65 anni di età.
 
"La percezione da parte delle persone con diabete del proprio rischio cardiovascolare sembra essere migliore in Italia rispetto al campione complessivo, dove il 46% dei partecipanti si considera a rischio moderato/alto, contro il 36% a livello globale. Tuttavia, la percezione del proprio rischio non sembra essere commisurata alla effettiva presenza di fattori di rischio, che è risultata estremamente più elevata- spiega Antonio Nicolucci, Direttore Coresearch- per esempio, il 73% dei partecipanti riferisce livelli elevati di glicemia, il 58% una durata del diabete di oltre 5 anni, il 56% dichiara di essere fisicamente inattivo, il 56% di essere in sovrappeso o obeso. Questi dati suggeriscono che le persone con diabete non conoscono appieno i fattori di rischio e tendono a sottostimare la propria suscettibilità ad andare incontro a complicanze cardiovascolari. A questo riguardo risulta fondamentale inserire l'educazione sui fattori di rischio cardiovascolari come parte integrante dell'assistenza alle persone con diabete", conclude. La parità di accesso all'informazione, alla prevenzione e all'educazione terapeutica, insieme al trattamento del diabete e alla diagnosi e cura delle complicanze, sono alcuni dei temi al centro de "Il Manifesto dei diritti e dei doveri della persona con diabete" che ha compiuto quest'anno dieci anni, anniversario celebrato nel corso del Forum di Roma.
 
Il documento, promosso da Diabete Italia, Comitato per i diritti della persona con diabete e Italian Barometer Diabetes Observatory (Ibdo) Foundation e firmato dalle associazioni di persone con diabete Agd Italia, Aid, Aniad, Ardi, Diabete Forum, Fand, Fdg, SOStegno70, dall'associazione degli operatori sanitari di diabetologia, Osdi, e da Cittadinanzattiva è stato realizzato, con l'assistenza tecnica di MediPragma e il sostegno non condizionato di Novo Nordisk, nel 2009 e quindi aggiornato nel 2015, nella convinzione che solo il dialogo fra le Istituzioni, le società scientifiche, le Associazioni dei pazienti e la Cittadinanza possa contribuire a "cambiare il diabete". "I diritti di coloro che hanno il diabete sono gli stessi diritti umani e sociali delle persone senza diabete. Il sistema sanitario deve garantire alla persona con diabete l'accesso a metodi diagnostici e terapeutici appropriati, in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, e il diritto delle persone con diabete a vivere una vita sociale, educativa, lavorativa al pari delle persone senza diabete deve essere considerato un obiettivo delle azioni di governo" afferma Paola Pisanti, Presidente Commissione Nazionale Diabete e Coordinatrice Commissione sul Piano delle cronicità presso il Ministero della Salute.
 
"Il Manifesto dei Diritti e Doveri della persona con diabete è uno strumento di dialogo imprescindibile con le Istituzioni, per orientare le loro azioni e per stabilire delle priorità di un dialogo con le Associazioni Pazienti, quali portatori di questi diritti. È importante ricordare i 10 anni di questo fondamentale documento che rappresenta la prima carta, concepita in Italia, a tutela dei diritti ed i doveri delle persone con una malattia cronica estremamente diffusa", conclude Massimo Massi Benedetti, Presidente Hub Internazionale per la Ricerca Sanitaria.

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