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Salute, spesi 204 miliardi in Italia nel 2017

I dati del quarto rapporto della Fondazione Gimbe sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale: "Per un servizio equo è necessario un investimento di 230 miliardi nel 2025"

12 giugno 2019

ROMA- Secondo le analisi effettuate, la spesa per la salute in Italia nel 2017 ammonta complessivamente a 204.034 milioni di euro. È quanto emerge dal quarto rapporto della Fondazione Gimbe sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, presentato oggi al Senato. In particolare, per la spesa sanitaria: 154.920 milioni di euro di cui 113.131 milioni di spesa sanitaria pubblica e 41.789 milioni di spesa sanitaria privata. Di questa 35.989 milioni a carico delle famiglie e 5.800 milioni intermediati da fondi sanitari/polizze collettive (3.912 milioni), polizze individuali (711 milioni) e da altri enti (1.177 milioni). E poi, per la spesa sociale di interesse sanitario: 41.888,5 milioni di cui 32.779,5 milioni di spesa pubblica, in larga misura relative alle provvidenze in denaro erogate dall'Inps, e 9.109 milioni stimati di spesa delle famiglie. E infine, per la spesa fiscale: 7.225,5 milioni per deduzioni e detrazioni di imposta dal reddito delle persone fisiche per spese sanitarie (3.864,3 milioni) e 3.361,2 milioni per contributi versati a fondi sanitari integrativi, cifra ampiamente sottostimata per l'indisponibilità dei dati relativi al welfare aziendale e alle agevolazioni fiscali a favore delle imprese).
 
Il Rapporto aggiorna anche le stime sull'impatto degli sprechi sulla spesa sanitaria pubblica 2017: 21,49 miliardi erosi da sovra-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie inefficaci o inappropriate (6,48 mld), frodi e abusi (4,75 mld), acquisti a costi eccessivi (2,16 mld), sotto-utilizzo di servizi e prestazioni efficaci e appropriate (3,24 mld), inefficienze amministrative (2,37 mld) e inadeguato coordinamento dell'assistenza (€ 2,59 mld). Ruolo e potenzialità dei fondi sanitari integrativi sono "compromessi da una normativa frammentata e incompleta- si legge nel Rapporto- che da un lato ha permesso loro di diventare prevalentemente sostitutivi, con la garanzia di cospicue agevolazioni fiscali, dall'altro consente all'intermediazione assicurativa di gestire i fondi invadendo il mercato della salute con 'pacchetti' di prestazioni superflue che alimentano il consumismo sanitario e possono danneggiare la salute".
 
Due 'fattori ambientali', infine, peggiorano ulteriormente lo stato di salute del Ssn: la "non sempre leale collaborazione tra Governo e Regioni, oggi ulteriormente perturbata dalle istanze di regionalismo differenziato- si legge ancora nel Rapporto-e le irrealistiche aspettative di cittadini e pazienti che da un lato condizionano la domanda di servizi e prestazioni, anche se inutili, dall'altro non accennano a cambiare stili di vita inadeguati che aumentano il rischio di numerose malattie". Con questa diagnosi, la prognosi per il Ssn al 2025 non può che essere infausta: secondo le stime del Rapporto Gimbe, per riallineare il Ssn a standard degli altri Paesi europei e offrire ai cittadini italiani un servizio sanitario di qualità, equo e universalistico "sarà necessaria nel 2025 una spesa sanitaria di 230 miliardi", conclude il Rapporto.

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