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Italia primo paese europeo con un piano cronicità

Come riferisce il ministero, l'Italia è il primo paese europeo ad aver scritto un Piano nazionale della cronicità (Pnc), recepito in Conferenza Stato-Regioni il 15 settembre 2016. Dodici Regioni lo hanno poi recepito formalmente con ulteriori atti e procedure regionali

11 giugno 2019

ROMA - "L'Italia è il primo paese europeo ad aver scritto un Piano nazionale della cronicità (Pnc), recepito in Conferenza Stato-Regioni il 15 settembre 2016. Dodici Regioni lo hanno poi recepito formalmente con ulteriori atti e procedure regionali". Lo fa sapere Paola Pisanti, esperta delle malattie croniche del Ministero della Salute, intervenendo alla giornata sulla cronicità del Consiglio nazionale dell'Ordine degli Psicologi in corso a Roma.

Formazione, interdisciplinarietà e crescita culturale sono al centro del Pnc. "La persona con la malattia è il fulcro di questo progetto che ridisegna l'organizzazione sanitaria tracciata dalla legge 833. Tra gli obiettivi- rimarca Pisanti- quello di demedicalizzare la cura per la persona che convive con la patologia cronica, per permetterle di confrontarsi negli ambienti familiare, lavorativo, scolastico (se è nella fascia 0-18) e sociale, senza sentirsi discriminata dalla sua condizione". Un percorso esistenziale, oltre che assistenziale, quello costruito insieme da Ministero della Salute, Agenas, società scientifiche e associazioni di pazienti. "Siamo entrati nell'intimo delle loro vite- ricorda l'esponente del ministero- abbiamo disegnato un progetto integrato e di vita per quanti si trovano a confrontarsi quotidianamente con una malattia che non guarisce".

Il Pnc è partito da sette aree di patologia dell'età adulta e dell'età evolutiva, con un ritardo nella diagnosi rispetto alle linee guida e un peso forte sulla persona, sulla famiglia e sul servizio sanitario. "Tra queste ritroviamo il Parkinson, le malattie renali croniche e l'insufficienza renale, le malattie gastrointestinali, l'artrite reumatoide e tutta la parte endocrinologica e respiratoria. Ci siamo, inoltre, concentrati sulla fascia 0-18- continua Pisanti- per le malattie endocrinologiche, reumatiche e renali perché abbiamo considerato la Pediatria una parte particolare dell'impegno che il Sistema sanitario nazionale deve avere".

"Nella diagnosi di patologia- aggiunge Pisanti- bisogna accompagnare la famiglia, quale attore principale nel seguire il ragazzo. Qui è molto forte tutta la componente esistenziale che riguarda la comunicazione alla diagnosi e il supporto alla famiglia. Sono presenti tutti gli aspetti legati alla quotidianità e, in particolare, l'inserimento dei bambini con malattia cronica a scuola. Lì- precisa il medico- vogliamo creare quella demedicalizzazione che non faccia sentire il bambino discriminato, ma uguale a tutti gli altri". Ecco che ritorna la centralità del supporto psicologico alla persona, alla famiglia e agli operatori sanitari. "È un elemento forte per accompagnare il paziente- aggiunge Pisanti- un accompagnamento che presenta una trasversalità dell'intervento, strutturandosi in cinque fasi: stratificazione della popolazione; promozione, prevenzione e diagnosi precoce; presa in carico, gestione e interventi personalizzati; follow-up; valutazione".

Attualmente il Pnc è in fase di osservazione da parte del ministero. "È stata attivata una cabina di regia che dovrà monitorarlo. Ci siamo addentrati in tre survey su tre argomenti principali- specifica l'esperta- la stratificazione della popolazione, l'integrazione ospedale-territorio e i Ptda (Percorso diagnostico terapeutico assistenziale). Non basta un Ptda, ci vuole un Piano assistenziale individualizzato (Pai), che oltre alla malattia tenga conto delle determinanti socioambientali. La diagnosi avviene nella maggior parte dei casi 7 anni dopo i primi sintomi spia della patologia- denuncia il medico- occorre più tempestività e formazione. È previsto anche un ruolo più incisivo dei farmacisti, che entrano nel percorso per favorire l'aderenza e la persistenza alla terapia. È un novità- ricorda Pisanti- ieri è stato stilato un protocollo". Il Pnc punta, inoltre, a favorire la domiciliarizzazione della cura e l'associazionismo. "È, infine, il primo documento che si occupa degli operatori sociosanitari perché una cattiva vita degli operatori si riflette sulla qualità e la bontà degli interventi- conclude Pisanti-che vanno dai servizi pediatrici a quelli dell'adulto".

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