SuperAbile






In Salute e ricerca

Notizie


Tumori, Sipo: il 53% dei pazienti metastatici inconsapevole della sua condizione

In ambito psiconcologico sono due i temi che si affrontano con maggior frequenza: la paura della morte e il tradimento del corpo, spiega Anna Costantini, past president della società italiana di psico-oncologia

22 maggio 2019

ROMA - In psicologia sono tante le emozioni, i sentimenti e le paure da affrontare. In ambito psiconcologico, invece, sono due i temi che si affrontano con maggior frequenza: la paura della morte e il tradimento del corpo. La paura della morte è "il cuore del nostro lavoro", spiega Anna Costantini, past president della società italiana di psico-oncologia e direttrice dell'Unità operativa dipartimentale di Psiconcologia dell'Ospedale Sant'Andrea di Roma, all'agenzia Dire. "È la base della sofferenza, perché una diagnosi di cancro, anche nel caso prognosticamente più favorevole, in realtà porta con sè la paura della morte", spiega la psicologa. Diventa sempre più complesso parlarne quando "il paziente passa da una malattia locale o localizzata ad una malattia metastatica, in cui la guarigione è difficile da tenere in conto". Una delle grandi difficoltà che fa spalla alla paura della morte è la comunicazione e l'informazione che viene data al paziente. Secondo uno studio, condotto dalla stessa dottoressa Costantini in 4 grandi centri oncologici italiani, "solo il 47% dei pazienti con malattia metastatica, era consapevole della gravità della propria condizione". L'informazione, ricorda Costantini, "ha un ruolo importantissimo ed è un atto medico al 100%, gli psicologi possono soltanto affiancare il medico quando l'informazione viene data". Per questa ragione "lavoriamo molto con i medici- aggiunge la dottoressa- dai primi anni 2000 realizziamo dei corsi di comunicazione per migliorare le abilità comunicative, perché le università non li preparano alla comunicazione medico-paziente sulle notizie più difficili da dare".
 
Come disincentivare la paura della morte? La dottoressa risponde che questa "può essere de-catastrofizzata attraverso interventi che siano centrati sulla dignità della persona fino all'ultimo istante. Pensiamo che si possa vivere pienamente anche quando un paziente è a letto, perché- continua Costantini- è ancora in grado di amare, di godere di molte cose, di sentire la sua vita come significativa". Se si aiutano i pazienti a comprendere "la causa del loro dolore e come lo si può alleviare, si possono implementare terapie che gli rendano chiaro quanto sia importante la qualità della vita, anche fino all'ultimo giorno".
 
Una diagnosi tumorale, infatti, dà l'impressione che "il corpo abbia tradito, di questo si perde il controllo, l'onnipotenza e la credenza di poter vivere per sempre". Questa condizione è tipica anche "dei pazienti che, una volta guariti o in via di guarigione, hanno tratti ossessivi con attenzione a qualunque piccolo segno. Un raffreddore, come un dolore lombare, possono diventare campanelli di allarme. Bisogna percio'- conclude la docente di Psiconcologia e Psicologia dei Gruppi presso l'Università La Sapienza di Roma- aiutare i pazienti a stare con i piedi per terra, ricordargli qual è la loro condizione per com'è in quel momento, evitando che comincino a fare indagini e visite in eccedenza, spesso inutili".

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati