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Tumori, +340 mila casi l'anno: crescono in età evolutiva

“Nel 2000 i giovani affetti erano 1 su 900 e oggi si stima siano 1 su 450" dice Anna Costantini, past president della società italiana di psico-oncologia e direttrice dell'Unità operativa dipartimentale di Psiconcologia dell'Ospedale Sant'Andrea di Roma

21 maggio 2019

ROMA - Sono "due milioni e 250mila le persone che negli anni hanno avuto una diagnosi di tumore. 340mila i nuovi casi ogni anno, con un'incidenza del 56% negli uomini e 44% nelle donne". In termini di prevalenza, invece, "sono le donne le più colpite, soprattutto perché il tumore alla mammella è uno dei più frequenti". Queste le parole di Anna Costantini, past president della società italiana di psico-oncologia (Sipo) e direttrice dell'Unità operativa dipartimentale di Psiconcologia dell'Ospedale Sant'Andrea di Roma. Per dare una misura del fenomeno, "al primo posto abbiamo il colon retto, segue la mammella, il polmone e poi la prostata". "Se pensiamo che nel 2000 i giovani affetti erano 1 su 900 e oggi si stima siano 1 su 450", possiamo affermare che in età evolutiva i tumori sembrano in crescita. Di più, dunque, le nuove diagnosi, con "1.400 nuovi casi ogni anno per i bambini dai 0 ai 14 anni e 800, invece, negli adolescenti dai 15 ai 18". La grande differenza, spiega Costantini, è che "in età evolutiva le probabilità di guarigione sono molto più alte, in circa l'80% dei casi".
 
Riguardo la sofferenza dei pazienti oncologici, distress e depressione sono i termini preferiti. Distress, parola coniata dal National Comprehensive Council Network, comprende "una sofferenza che non è necessariamente psicopatologica. può essere una sofferenza normale o di caratteristica sotto-soglia, come per esempio la depressione. Per questo- continua Costantini- il termine distress rende bene l'idea, perché comprende tutte le aree di sofferenza: spirituale, esistenziale, sociale e psicologica in senso stretto". A questo proposito, la Sipo ha portato avanti una survey in circa 34 centri italiani, coinvolgendo oltre 1.200 pazienti. "Dai dati- ha spiegato la psico-oncologa- il 38% dei pazienti oncologici ha una condizione di distress, cioè una sofferenza emozionale rilevante".
 
La depressione è riscontrata invece, secondo uno studio clinico pubblicato sull'Anset, nei 2/3 dei malati oncologici, "non solo tra quelli in terapia palliativa ma anche nei pazienti in trattamento per una malattia avanzata ma non metastatica". È un fattore di rischio importante, sottolinea la docente di Psiconcologia e Psicologia dei Gruppi presso l'Università La Sapienza di Roma,"che può comportare minor sopravvivenza anche se ovviamente non possiamo stabilire un rapporto di causalità diretta. può influenzare tanto il sistema immunitario, quanto il comportamento- conclude Costantini- un paziente depresso è infatti meno portato ad alimentarsi bene e a riferire al medico, sintomi e stato di salute".

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